Joe Satriani
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Not Of This Earth (1986), 6.5/10
Surfing With The Alien (1987), 7/10
Flying In A Blue Dream (1989), 6/10
The Extremist (Combat, 1992), 4/10
Joe Satriani (Relativity, 1995), 4/10
Crystal Planet (Epic, 1998), 4/10
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Joe Satriani, italo-americano nato e cresciuto a New York, era un umile insegnante di Berkeley, da cui presero lezioni future star della Bay Area come Kirk Hammett, Steve Vai e Larry Lalonde.

Gia` titolare di un EP omonimo (Rubina, 1985), auto-prodotto a casa sua a Berkeley, che verra` riedito nell'antologia Time Machine (Combat, 1993), Satriani trovo` improvvisamente la notorieta` con Not Of This Earth (Relativity, 1986).

Allievo del pianista jazz Lennie Tristano, e maestro a sua volta di Steve Vai e tanti altri chitarristi rock, Satriani esegue brani strumentali alla testa di un atipico power-trio (due batterie e una chitarra, sovrapposta piu` volte).
Per lo piu` si tratta di semplici temi cantabili come Not Of This Earth, Memories, eseguiti da un virtuoso delle sfumature; ma tour de force stilistici come The Snake e The Enigmatic, in cui su una base ballabile la chitarra compie un numero pressoche' infinito di evoluzioni timbriche, dall'atonale al soul, si spingono oltre l'assunto, lambendo una forma di minimalismo.
Le ultime emozioni sono riservate ai brani impressionisti, quelli che tentano di rendere sonoramente emozioni e immagini: in Driving At Night il ritmo rende il senso del movimento, un soffio di synth crea l'atmosfera notturna e la chitarra da` la sensazione degli oggetti che scorrono rapidamente davanti agli occhi; Hordes Of Locusts porta questa "maniera" a vertici quasi barocchi, simulando nel riff principale l'incedere degli stormi minacciosi e nel fraseggio inferiore una melodia arabeggiante. Con grande nonchalance Satriani re-inventa di fatto il rock strumentale, lasciando alla prima chitarra l'incarico di "cantare" le sue canzoni.

E' comunque il successivo Surfing With The Alien (Relativity, 1987) a farne il "guitar hero" della sua generazione. In generale le sonorita` si sono fatte piu` hardrock (Ice 9, Lords Of Karma), abbandonando in un certo senso il raffinato "picking" del passato a favore di uno stile piu` spettacolare. Il tema del disco, destinato a diventare la sigla di Satriani, e` un poderoso riff di heavymetal lanciato a velocita` supersonica e contrappuntato da un altrettanto fragoroso riff di basso. La "cantabilita`" non e` venuta meno (soprattutto nelle lunghe Crushing Day e Echo, le piu` vicine all'opera d'esordio), ma le armonie si sono certamente irrobustite, i tempi sono generalmente piu` veloci, le parti di basso sono spesso in primo piano. In questa nuova ottica non sorprende il supersonico Satch Boogie alla ZZ Top, uno dei cardini della sua carriera.
Le sue stravaganti progressioni di accordi sono ora messe al servizio di un rock da arena, non soltanto di un salotto di critici. Il suo chitarrismo non e` piu` un'elucubrazione sulle possibilita` espressive dello strumento: e` una dimostrazione delle possibilita` espressive dello strumento.

Dopo il mini-album dal vivo Dreaming No. 11 (Combat, 1988), con The Crush Of Love, ancora nel suo stile romanticamente "cantabile", il terzo album, Flying In A Blue Dream (Relativity, 1989), riserva una paio di sorprese: Satriani canta (in particolare nella ballata I Believe) e rende omaggio ai generi della musica popolare (il blues di The Phone Call, il funk di Strange); relegando in fondo al disco i suoi celeberrimi assoli melodici (The Forgotten e The Bells Of Lal). I risultati sono pero` mediocri. Le notizie migliori vengono dal fronte "duro": Satriani si immerge anima e corpo nel boogie degli ZZ Top per Big Bad Moon e nella breve (ma non meno stupefacente) Headless; e sfodera gli artigli jazzrock nel vertiginoso assolo di Back To Shalla Bal. A dimostrazione che il talento non e` per nulla appassito, il suo arpeggio iper-virtuoso permea The Mystical Potato Head Groove Thing, mentre il suo modo di suonare "legato" catapulta One Big Rush negli stessi firmamenti di Surfing With The Alien. Disco non del tutto riuscito, che oscilla fra genio e banalita`, Flying rivela un artista che sostanzialmente non crede nel proprio talento e va a cercare ispirazione negli altri.

The Extremist (Combat, 1992) conserva gli elementi peggiori di quel lavoro, ignorando quelli positivi. Il risultato e` una serie di sterili esercizi di egomania (Friends, Summer Song), una sonata soul (Crying) e un'imitazione di Paco DeLucia (Tears In The Rain).

Joe Satriani (Relativity, 1995) e` un ritorno alla grande tradizione strumentale del rock and roll, ma in molti brani si avverte che Satriani ha perso il brio (non certo la destrezza) della gioventu` (Cool #9, Down, Down, Down).

Crystal Planet (Epic, 1998) trasuda una spiritualita` quasi new age, ed e` curioso sentire riff di hard-rock invece che tastiere celestiali accompagnare le sue serenate (Raspberry Jam Delta-V Ceremony e` la sfrenata danza di turno.

Meno innovatore di Belew e Skopelitis, Satriani e` figlio della tradizione classica di Jeff Beck, Billy Gibbons e (tutt'al piu`) Robert Fripp.

Engines of Creation (2000) contains Devil's Slide, Flavor Crystal 7, Borg Sex, Until We Say Goodbye, Clouds Race Across The Sky.

Chickenfoot I (2009) marked the debut of a supergroup with Sammy Hagar on vocals, Michael Anthony on bass and Red Hot Chili Peppers' drummer Chad Smith.

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