Shoes
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Un Dans Versailles, 5/10
Black Vinyl Shoes, 7/10
Present Tense , 7/10
Tongue Twister , 6/10
Boomerang , 6/10
Silhouette , 5/10
Stolen Wishes, 6/10
Propeller, 5/10
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Gli Shoes possono vantarsi di aver inventato il moderno power-pop, fungendo da cerniera fra il rock melodico degli anni '60 e il Brit-pop degli anni '90. Ignorati all'epoca, gli Shoes influenzarono decine di gruppi con il loro approccio new wave e "indipendente" alla melodia. In entrambi i sensi furono precursori della musica degli anni '90.

Formati in un paesino di provincia del Midwest (Zion, nell'Illinois) da tre cantautori polistrumentisti (i fratelli Jeff e John Murphy e Gary Klebe) che si alternavano agli strumenti e al canto, per qualche tempo gli Shoes eseguirono il loro power-pop fuori moda soltanto ai party degli amici. Isolati geograficamente e culturalmente dal resto dell'America, rinunciarono presto al sogno di trovare una casa discografica e nel 1975 decisero di stampare in privato e in sole trecento copie l'album Un Dans Versailles, che verra` riedito sul doppio CD As Is (Black Vinyl), insieme alla precedente cassetta Bazooka e a una mole enorme di inediti e rarita`. L'influenza dei Big Star in questo periodo e` fortissima.

Il gruppo aveva ormai raggiunto una notevole maturita` compositiva ed esecutiva e lo dimostro` su Black Vinyl Shoes (Black Vinyl, 1977 - PVC, 1978). Smaliziati artigiani dei coretti Merseybeat, delle cadenze surf, delle chitarre distorte, dei ritornelli in crescendo, del jingle jangle, gli Shoes trasformano la ballata amorosa in una forma d'arte sofisticata. Nessun album indipendente dell'epoca puo` vantare quella qualita` di arrangiamenti.

Sono quasi manieristici i capolavori di Present Tense (Elektra, 1979), il primo album "ufficiale": melodie romantiche (Too Late, I Don't Wanna Hear It e In My Arms Again) che si segnalano per le intricate sovrapposizioni di voci e di chitarre, talvolta sostenute da poderosi riff di hard rock (epico quello di Now And Then, avvolto in un timido raga-rock, e devastante quello di I Don't Miss You, uno dei ritornelli piu` memorabili).

Quando il power-pop californiano stava appena nascendo, e il Paisley Underground era ancora lungi dal venire, gli Shoes avevano gia` detto tutto cio` che c'era da dire sull'argomento. Tutto il revival, anche quello dei complessi miliardari da classifica, dovra` misurarsi con le loro umili armonie "casalinghe". Dopo di loro con "power-pop" si intendera` lo stile secreto dagli Shoes sfruttando il vocabolario di vent'anni di rock "duro" e melodico, da Buddy Holly ai Byrds, dagli Who a Marc Bolan.

Il gruppo inauguro` il nuovo decennio con Tongue Twister (Elektra, 1981), che era sostanzialmente un duplicato del precedente: melodie soffici come Burned Out Love, armonie psichedeliche come in She Satisfies, ballate romantiche alla Beatles come Karen, riff "duri" come quelli di Your Imagination compongono un campionario completo della loro arte, ma lambiscono l'artificiosita` del bubblegum.

Su Boomerang (Elektra, 1982), invece, l'ispirazione naif degli esordi ha ceduto il posto a un calcolato "mestiere": non e` piu` un'arte di melodie e di riff, ma un trucco di arrangiamenti e di citazioni. A trionfare sono i modi della psichedelia folkrock, quelli piu` onirici e malinconici: nascono allora ninnananne elegiache ed impressioniste come The Summer Rain, tenere tiritere adolescenziali come Too Soon, marcette beat come Double Talk, e soprattutto Curiosity (che peraltro rispolvera cadenze abusate del garage-rock con un non meno dejavu "jingle-jangle"). Il nuovo corso rivitalizzo` un sound che sull'album precedente tendeva a ripetersi (con sempre meno fantasia).

Mancando il successo commerciale, ripudiati dalla loro casa discografica, gli Shoes furono a un pelo dallo sciogliersi. Ridotti in tre (Glebe e i due Murphy), registrarono il successivo Silhouette (Demon, 1984) (Black Vinyl, 1990), che accanto a un altro gioiello del loro pop, Get My Message (armonie vocali da figli dei fiori, effetti psichedelici, ritornello orecchiabile e un sound vagamente "Spector-iano"), propone per la prima volta un sound fortemente elettronico, con poderosi poliritmi da discoteca (When Push Comes To Shove, Will You Spin For Me), secondo il gusto in voga all'epoca. Ma, nonostante quest'ultimo disperato tentativo di attirare l'attenzione del grande pubblico, il gruppo fini` per spegnersi.

Cinque anni dopo, ormai mietuti i riconoscimenti che meritavano, desto` sensazione la notizia del loro ritorno. Stolen Wishes (Black Vinyl, 1989) deluse un po' le aspettative perche' virava verso un suono quasi mainstream. Il suo ibrido di chitarrismo heavy metal, armonie vocali Merseybeat e arrangiamenti elettronici da perdere molto della spontaneita` degli esordi. Le melodie sono peraltro memorabili come sempre (Feel The Way That I Do, Love Does e Let It Go). Inside Of You, Torn In Two, Love Is Like A Bullet e She's Not The Same sembrano pallide imitazioni degli Shoes del passato.

Propeller (Black Vinyl, 1994) potrebbe essere scambiato per un album del Brit-pop che dilaga in quegli anni, per via di canzonette come Tore A Hole, se non fosse per il boogie alla ZZTop di Animal Attraction.

Gary Klebe, a cui si devono quasi tutti i capolavori del gruppo (Now And Then, I Don't Miss You, Too Soon, Curiosity, Get My Message) e` uno dei grandi maestri della melodia e dell'armonia pop, erede di una tradizione che parte da Rodgers e Hammerstein e passa per Lennon e McCartney.

The Shoes reformed after 17 years for Ignition (2012).

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