Siouxsie Sioux


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The Scream , 6.5/10
Join Hands , 6.5/10
Kaleidoscope , 6.5/10
Ju-Ju , 6.5/10
Hyaena , 5/10
Tinderbox , 6/10
Peepshow, 4/10
Superstition , 4/10
Rapture , 4/10
Creatures: Feast (1983), 5/10
Creatures: Boomerang (1989), 5/10
Creatures: Anima Animus (1999), 6/10
Creatures: Hai (2004), 4/10
Mantaray (2007), 5/10
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I Banshees vennero nella stessa buotique di Londra gestita da Malcolm McLaren in cui erano nati pochi mesi prima i Sex Pistols. La cantante Susan Dallion, meglio nota come Siouxsie Sioux (pronunciato "Susi Su"), il bassista Steve Severin (Havoc) il bassista Steve Severin e il batterista Sid Vicious dei Sex Pistols suonarono a un festival punk del 1976. Siouxsie si presento` come una versione ossianica di Patti Smith, una strega notturna che intonava lugubri canti dei sepolcri. La musica dei Banshees aveva in comune ben poco con il punk-rock dei cugini: testi arcani, melodie ipnotiche, distorsioni snervanti, tempi marziali e atmosfere tenebrose. Il terrore dei punk trovo` nelle inflessioni epiche di Siouxsie un veicolo secondario di sfogo.

A lanciarli fu il singolo Hong Kong Garden, una filastrocca scandita a ritmo cinese. L'album The Scream (Polydor, 1978), lanciato con gran fanfara, non aveva molto altro a cui affidarsi. Il canto di Siouxsie, le distorsioni di John McKay e i ritmi di Severin e Kenny Morris rappresentavano piu` un emblema di pressapochismo che uno stile personale.

Join Hands (Polydor, 1979) fece comunque tesoro delle loro carenze tecniche. Acuita la depressione esistenziale, il pressapochismo divenne davvero uno stile, e uno stile molto influente sul contemporaneo dark-punk. Playground Twist, che intesseva un clima angoscioso con un ritornello funebre di sassofono e campane a morto immersi in un turbine di distorsioni, e la suspense dilaniante di Staircase sancirono il passaggio dal selvaggio rock and roll delle origini (ancora presente in Love In A Void) a un horror piu` psichedelico. L'album e` comunque fondamentale nella discografia di Siouxsie perche' contiene la lunga "danse macabre" di The Lord's Prayer (14 minuti), che era stata fin dall'inizio il suo cavallo di battaglia dal vivo.

Le loro sceneggiate erano dominate dal lamento glaciale di Siouxsie, una recitazione appena modulata, in un registro empio e reboante, asettico ed enfatico, che s'impenna in ritornelli-urla d'oltretomba. Il resto delle armonie sono limitate al caleidoscopio di riff abrasivi della chitarra di John McKay, a un drumming monotono e incessante, e alle tenebrose linee di basso di Steve Severin.

Grazie a una formazione rinnovata con l'ingresso del fantasioso batterista Budgie (Peter Clark) e del chitarrista John McGeogh dei Magazine, Kaleidoscope (PVC, 1980) fu un album ben piu` musicale, capace di un macabro piu` lirico che sensazionalista e di lambire lo psicodramma dei Doors. Severin conduce la musica con dosati effetti evocativi e vagiti hawaiani, che spesso echeggiano in frasi mistiche d'organo. Ipnotica e tribale Happy House, melodiosa e quasi indiana Christine, che si avvita in un ritmo incalzante e in un riff d'organo "manzarekiano" in versione liturgica. Il disco culmina nel crescendo epico di Israel, quando un coro misto e polifonico a cappella si intreccia con echi intermittenti di Doors.

Ju-Ju (Polydor, 1981) e` un disco ancor piu` maturo. Siouxsie e` forse al culmine delle sue grottesche capacita` vocali e i comprimari la accompagnano con fervore davvero satanico. Il minaccioso tribalismo di Spellbound sfocia nella melodia arcaica di Arabian Knight. La chitarra atmosferica di McGeogh compie piccole acrobazie che impreziosiscono il sound. Il disco sprofonda nell'apoteosi da Grand Guignol di Voodoo Dolly. Siouxsie deve pero` risolvere una contraddizione di fondo della sua musica: sono proprio questi eccessi a fare del gruppo un fenomeno unico nel panorama del dark-punk, visto che le loro canzoni sono infinitamente piu` convenzionali di quelle di Public Image Ltd, Joy Division o anche solo Cure. A dare un senso al gruppo e` la sua ostinata perversione. Al tempo stesso, ammiccando alle litanie orientali e al tribalismo africano, iniziati sul disco precedente e proseguiti qui, il gruppo tenta di vivacizzare un sound che e` stato troppo a lungo prigioniero dell'immagine stregonesca della leader. Cosi` facendo rischia di perdere la sua identita`. Proprio quando ha raggiunto l'apice musicale, Siouxsie e` entrata in un vicolo cieco.

A Kiss In The Dreamhouse (Polydor, 1982) segna infatti un'improvvisa caduta di tono, nonostante i singoli Slowdive e Melt.

I dischi davvero imperdibili di Siouxsie sono Once Upon A Time (Polydor, 1981), che raccoglie tutti i singoli, e il doppio live Nocturne (Geffen, 1983), che rende ragione del loro mito.

Sul disco attribuito ai Creatures, Feast (Polydor, 1983) la cantante Siouxsie e Budgie si concedono qualche divagazione exotica e sperimentale.

Nel frattempo il bassista Severin e il chitarrista Robert Smith dei Cure formano i Glove.

A partire da Hyaena (Geffen, 1984), con Smith ufficialmente al posto di McGeogh, e Siouxsie che canta davvero invece che emettere grida gutturali, il gruppo vira verso un sound molto piu` stilizzato, di cui sono esempi ancora approssimativi la sinfonica Dazzle e la pianistica Swimming Horses.

Con l'elegante Tinderbox (Geffen, 1986) Siouxsie completa la trasformazione da strega a diva, ma in realta` il brano migliore e` un singolo dell'anno prima, Cities In Dust, e il resto del disco e` un puro labirinto di specchi.

Siouxsie ricostitui` allora il complesso attorno alla fida sezione ritmica (Budgie e Steve Severin), al violoncellista Martin McCarrick e al chitarrista Jon Klein (ex Specimen). Nonostante cio`, Peepshow (Geffen, 1988) e` uno dei suoi dischi peggiori, forte soltanto della novelty da discoteca Peek-A-Boo e della romantica desolazione di The Last Beat Of My Heart.

I Creatures registrano l'anno dopo Boomerang (Polydor, 1989), il cui pessimismo cosmico (Pluto Drive) segna se non altro un nuovo punto d'arrivo, piu' vicino all'esistenzialismo del dopoguerra parigino che alla teatralita' e all'espressionismo del dark-punk.

Superstition (Geffen, 1991), il tentativo di adeguarsi alla dance-music dell'epoca, rappresenta pero` un'ennesima caduta di tono, redenta soltanto saltuariamente dai soliti rosari di depressione psichica (Kiss Them For Me e Drifter).

La raffinatezza decadente della maturita` mostra senza pieta` quante dita di cerone separino questa inquietante creatura notturna dalla dea sepolcrale Nico o dall'angoscia esistenziale di Lydia Lunch. Per qualche anno sembra che a futilita` della sua musica l'abbia consegnata al museo degli orrori del punk. Giungono soltanto sparuti segnali di vita, fra cui il singolo Interlude (Parlophone, 1994), una cover registrata con Morrisey.

Invece Siouxsie torna sulle scene con Rapture (Geffen, 1995). Siouxsie non se n'e` accorta, ma il disco e` diverso: mentre lei canticchia di vampiri e zombie, i suoi compari suonano musica pop. Il contrasto e` comico: e` come se lei predicasse l'inferno brandendo un manifesto che pubblicizza il paradiso. O Baby e` al limite degli Abba. Gli undici minuti della title-track, con tanto di quartetto d'archi, sono la prova di come il sound si sia placato e da li` potrebbe ripartire la carriera del gruppo, se non avesse Siouxsie come cantante. Not Forgotten e` l'unico brano che si ricorda del passato.

I suoni dell'epoca d'oro (quegli strati intensi di figure del basso, quelle cavalcate esotiche della batteria, quel canto soffocato nei riverberi, quelle chitarre maniacali, quella carica demonica degli arrangiamenti) erano soprattutto icone sonore, e come tali vanno giudicate. Forse Siouxsie ha provato a comporre musica soltanto due volte, con The Lord's Prayer e con Rapture, ma il suo stesso personaggio le ha impedito di trasformare quei nobili spunti in una carriera.

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Dark-punk's most overrated artist, Siouxsie has left behind very few compositions that deserve to be remembered. Most of her "music" was actually attitude, and therein lies her importance. She was an icon, and undoubtedly influenced bands worldwide. Goth-rock would not be a widespread phenomenon without her. But, unlike her model Nico, she was "only" an icon, and never a musician. Thanks to heavy promotion from major labels since the beginning of her career, she did achieve a bigger commercial success that the rest of dark-punk's emaciated ranks but at the expense of sacrifing whatever little originality her music had. If nothing else, the commercial scam helped give the genre some credibility with labels, which in turn materialized in a broader acceptance of gothic music worldwide. That is what Siouxsie will be remembered for.
After the not-so-glorious demise of the Banshees, Siouxsie and husband Budgie reformed the Creatures and cut the singles Eraser Cut and Second Floor and the album Anima Animus (Sioux, 1999). By incorporating world-music and electronics, and emphasizing Budgie's tribal drumfest (arguably the lasting heritage of the Banshees), the duo virtually reinvented themselves. While flirting with synth-pop (Prettiest Thing) and trip-hop (Another Planet, Don't Go To Sleep), the Creatures achieve new psychological heights with the sophisticated ballad Say and the eerie I Was Me, not to mention the Gregorian chant Exterminating Angel. The unique blend of technology and rhythm sets them apart from all mainstream genres (and particularly from their old goth-rock).

Banshees' bassist Steven Severin, in the meantime, had converted to electronica. Both the instrumental albums Visions (RE, 2000), Maldoror (RE, 2000) and The Woman in the Dunes (2000) are soundtracks for dramatic works. More soundtracks, especially for films, surfaced in the 2000s, notably Blood of a Poet (2010) and Vampyr (2012). The gothic EPs Codex Astra - Circles Of Silver (2010) and Codex Astra - Hours Of Gold (Erototox Decodings, 2010) were inspired by esoteric science.

The Creatures' Hai (Instinct, 2004) is a collaboration with Japanese drummer Leonard Eto.

Theoretically, Mantaray (2007) is Siouxsie's first solo album. In practice, the music was mostly contributed by producers Steve Evans and Charlie Jones, as well as veteran multi-instrumentalist Noko (Norman Fisher Jones), who opted for a larger, poppier sound that largely disposes of her legacy. If Into a Swan is still vaguely related to Siouxsie's new-wave sound (distorted guitar riffs, tribal rhythm), songs like Sea of Tranquillity and Here Comes That Day are more typical of Broadway musichalls. If It Doesn't Kill You displays real emotion instead of the old attitude.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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