Tracy Chapman
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Tracy Chapman , 7/10
Crossroads , 6/10
Matters Of The Heart , 4/10
New Beginning, 4/10
Telling Stories, 5/10
Like It Rain (2002), 5.5/10
Where You Live (2005), 5/10
Our Bright Future (2008), 4.5/10
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Tracy Chapman e` il caso piu` emblematico di quella generazione di cantautrici intellettuali venute alla ribalta alla fine degli anni '80: dopo un album acclamato come la panacea a tutti i mali portati dal punkrock, non e` piu` riuscita a scrivere una sola canzone decente.

Chapman, ragazza nera del ghetto di Cleveland cresciuta a Boston, e` dotata di un soprano aristocratico e modulato. Questo registro e la sua predilezione per la ballata intimista semi-acustica la avvicinano a Joni Mitchell.

Il suo repertorio annovera canzoni introverse e impegnate che toccano tanto l'universo amoroso (Fast Car, tipico esemplare del "moody melancholy pop" in voga nel 1987, il soul strappalacrime Baby Can I Hold You del 1982, il country-rock epico For My Lover del 1983) quanto quello politico (il "dito puntato" di Talking About A Revolution, 1982; il reggae She's Got Her Ticket, 1986; la classicheggiante Across The Lines, 1985). Il suo contralto solenne e addolorato ha cadenze ataviche, dilaniato da forti pulsioni di ribellione, da struggenti visioni di speranza e da profonde depressioni di solitudine.
Tracy Chapman (Elektra, 1988) raccoglie le migliori ballate composte in sette anni di anonimato dilettantistico sulle piazze di Boston.

Crossroads (Elektra, 1989) accentua la somiglianza con Joni Mitchell, sia musicalmente (arrangiamenti piu` sofisticati e intellettuali) sia liricamente (testi ancor piu` orgogliosi e intimi). La filastrocca caraibica di Crossroads, la ballad jazz di Born To Fight, la dimessa cantilena blues di All That You Have sottendono storie tormentate di rapporti amorosi, quasi sempre chiuse da una morale dura e amara, quasi sempre avvolte in ancestrali conflitti con il macho nero e piu` vaste crisi esistenziali.
Al suo lato "pubblico" si ascrivono invece il colto spiritual-rock di Material World e la visione funebre e marziale di Subcity. In questo registro "politico" Chapman riesce a coniare uno stile piu` personale: l'incalzante danza della liberta` di Freedom Now, con banjo, congas, tamburelli, e` qualcosa di intermedio fra i canti di strada di David Peel, le rievocazioni folkloristiche di Taj Mahal, il folk-funky-soul da camera di Van Morrison e i poemi biblici di Dylan.

Secoli di canti di dolore e di speranza contribuiscono a forgiare il registro vocale di Chapman, che nelle disperate crisi del suo tempo trova nuova linfa vitale. Secoli di proverbi e sortilegi popolari contribuiscono a definire il suo linguaggio, fatto di slogan e di adagi.

Su Matters Of The Heart (Elektra, 1992) arringhe come Bang Bang Bang risultano tanto profonde quanto quelle della casalinga media che legge le notizie sul giornale e le racconta alla vicina di casa. Le sue noiose e scontate prese di posizione (la quintessenza del fondamentalismo "liberal"), le sue stucchevoli confessioni amorose (la logorroica title-track) ne fanno una delle cantautrici piu` sopravvalutate dell'intera storia della musica. Tipica intellettuale nera che viene completamente ignorata dalle masse nere e adulata dall'elite bianca, rappresenta forse quanto di piu` deleterio esista nel campo dei cantautori impegnati.

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Her verbose and pretentious lyrics marred even the most accomplished songs on New Beginning (Elektra, 1995). Chapman sounds like an unbearably annoying cross between a tv preacher, an environmentalist pundit and a new age guru in Heaven's Here On Earth and The Rape of The World.

Telling Stories (Elektra, 1999) shows a bit of improvement, although the best songs (Unsung Psalm, Wedding Song) sound like a cerebral and over-produced version of Woody Guthrie's folk.

Like It Rain (Elektra, 2002) is one of her most sincere albums. The humbler setting benefits the song cycle, although no song stands out.

Where You Live (2005) presents a woman who is mature, eloquent, sensitive and intelligent. But that doesn't necessarily mean that the music is also interesting. After Change, it is all downhill. Like it or not, Chapman's idea of music is a living-room conversation with friends about the topics that bother her.

Our Bright Future (2008) is the monologue of a well-respected intellectual who has a lot to say but is just not good to say it in music.

(Translation by/ Tradotto da Federico Morganti)

In New Beginning (Elektra, 1995) i suoi testi ridondanti e pretenziosi rovinano perfino le canzoni più riuscite. In Heaven’s Here On Earth e The Rape of The World Chapman sembra un incrocio, insopportabilmente noioso, tra una predicatrice televisiva, un’ambientalista sapientona e una guru new age.

Telling Stories (Elektra, 1999) mostra un lieve miglioramento, sebbene le canzone migliori (Unsung Psalm, Wedding Song) suonino come una versione cerebrale e sovra-prodotta del folk di Woody Guthrie.

Like It Rain (Elektra, 2002) è uno dei suoi album più sinceri. Sebbene nessuna spicchi particolarmente, le canzoni beneficiano di un’ambientazione più onesta.

Where You Live (2005) presenta una donna matura, eloquente, sensibile e intelligente. Ma ciò non significa necessariamente che la musica sia anche interessante. Dopo Change, è solo discesa. Che piaccia o meno, l’idea di musica di Chapman è quella di una conversazione da salotto tra amici sulle questioni che la preoccupano.

Our Bright Future (2008) è il monologo di un’intellettuale rispettabile che ha molto da dire ma non è in grado di farlo in musica.

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