Theatre of Hate
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Il cantante Kirk Brandon e` un tardo hipster che tentava invano di fare il punk nell'era del punk-rock. Con i Pack Of Lies (formati nel 1978) registro` un paio di singoli brutali, Brave New Soldiers e King Of Kings, che pero` avevano poco in comune con Sex Pistols e Clash. I Theatre of Hate vissero una breve stagione all'insegna di un dark-punk piu` arrangiato e pedante della media. I singoli Original Sin (1980), Rebel Without A Brain (1981), con il sax di John Lennard, Nero (1981), lungo e ipnotico, e Do You Believe In Westworld, 1982), apice del melodramma sguaiato di Brandon, rimangono i loro capolavori. Gli album He Who Dares Wins (SS, 1981), una specie di bootleg ufficiale registrato dal vivo, e Westworld (Burning Rome, 1982), con Judgement Hymn, Love Is A Ghost e Conquistador, sono poco piu` che tediosi. Dopo altri due terribili singoli, Hop e Eastworld, il gruppo si sciolse. Love Is A Ghost (Receiver, 1999) e` un live dell'epoca, e probabilmente il miglior riassunto della loro poco onorevole carriera.

Brandon formo` poi gli Spear Of Destiny, un gruppo se possibile ancor piu` monotono. Dopo Grapes Of Wrath (Burning Rome, 1983), che peraltro contiene una solenne Grapes Of Wrath (meglio sarebbe stato farne soltanto un singolo invece che un album), usci` One Eyed Jacks (Bruning Rome, 1984), con una formazione rinnovata e un sound piu` tribale, alla Adam Ant (Rainmaker, Prisoner Of Love). World Service (Burning Rome, 1985) inizia un periodo alla disperata ricerca del successo commerciale. Outland (Virgin, 1987) contiene Never Take Me Alive e The Price You Pay (Virgin, 1988) contiene So In Love With You, due brani che la dicono lunga sul talento musicale (pressoche' inesistente) del gruppo. Dopo Law (Line, 1992) del gruppo si persero le tracce.

Brandon torno` a galla con l'album solista Stone In The Rain (Anagram, 1995), un lavoro duro e percussivo, con l'album Retribution (Dojo, 1996) accreditato ai Theatre Of Hate, che contiene il precedente, e infine ricostitui` gli Spear of Destiny per Religion (EastWorld, 1997), un altro colossale sbadiglio che (salvo l'iniziale Rainy Day) ricopia fedelmente i temi del passato.

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