Voice Farm
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Per dieci anni i Voice Farm (sostanzialmente Charly Brown e Myke Reilly) hanno continuato a "battere" testardamente i club di San Francisco con la loro musica da ballo punk per synth, percussioni e voce. Le loro armonie sono eteree e rilassate, tutto il contrario della new wave apocalittica dei primi anni Ottanta.

L'album World We Live In (Optional, 1982), e` a posteriori un esempio magistrale di musica strumentale per la cyber-era: le nevrosi urbane di A.m. City, culminano nella musica industriale delicatissima di Davy's Big Battle, costellata di contrappunti melodici. Tanto in questi poemi sinfonici quanto nelle ballate asettiche di Beatnik (con frenesie e sincopi mutuati da Talking Heads e Television) e di Double Garage (all'insegna dello stesso rassegnato spleen, dello stesso meccanico languore) i Voice Farm dipingono umili bozzetti di alienazione industriale, riuscendo a costruire atmosfere inquietanti e inebrianti senza bisogno di ricorrere a muri di dissonanze e intensita` wagneriane. Il loro e` un gotico tutto interiore, filtrato attraverso deliri e incubi di anime solitarie.

L'album omonimo di cinque anni dopo (per la Ralph) documenta la maturita` compositiva e lirica del duo, che adesso propende per canzoni al tempo stesso piu` "cantate" e piu` arrangiate. Questa discomusic intellettuale (Johnny Belinda) non ha pero` lo stesso fascino (e la stessa preveggenza) dell'opera precedente.

Approfittando del rinnovato interesse per la loro musica, i Voice Farm sono tornati nel 1991 con Bigger Cooler Weirder (Morgan Creek) e con un sound aggiornato ai tempi del cyberpunk, ovvero un sound che e` un derivato di un derivato del genere che avevano contribuito a coniare dieci anni prima.

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