Zero Boys
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I Zero Boys di Indianapolis erano stati autori nel 1982 di un album leggendario, Vicious Circle (Nimrod), ma erano passati come delle meteore sulla scena dell'hardcore. Eppure quell'opera conteneva in nuce tutti gli elementi del "pop-core". I suoi anthem miniaturizzati ed iper-cinetici, leggi Amphetamine Addiction e New Generation, l'invettiva alla Sex Pistols di Civilization's Dying, il rock and roll furibondo di Livin' In The 80's e Toys In The Attic, il powerpop marziale di Trying Harder e She Said Goodbye, i gioviali rave-up di Hightime e Slam And Worm, in gran parte dovuti alla penna di Terry Howe, iniettavano melodia nel sistema nervoso malato dell'hardcore, iniettavano la spensieratezza degli anni '60 nelle nevrosi degli anni '80.

L'attacco frontale dei punk, nato per sfogare frustrazioni nei sottoscala, subiva una metamorfosi fondamentale, e diventava musica da party. I Zero Boys emancipavano l'hardcore dai suoi vincoli di amusicalita`. L'opera non ha un momento di cedimento, e` una sfilata mozzafiato di brani trascinanti, e rimarra` una pietra miliare del genere.

Mentre meta` del gruppo si univa ai Toxic Reasons, il leader Paul Mahern scompariva dalle scene per otto anni. Sarebbe tornato nel 1990 alla testa dei Datura Seeds, con un album di impeccabili canzoni pop: Who Do You Want It To Be (Toxic Shock). Mahern avrebbe poi resuscitato i Zero Boys per Make It Stop (Bitzcore), che ricicla inediti d'epoca, e Heimlich Maneuver (Skyclad), altro tentativo di "sfondare" commercialmente.

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