Alice In Chains


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Facelift , 6.5/10
Dirt , 7/10
Jar Of Flies , 6/10
Alice In Chains , 6/10
Mad Season: Above , 6/10
Music Bank , 6/10
Jerry Cantrell: Boggy Depot , 5/10
Black Gives Way To Blue (2009), 4.5/10
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La seconda generazione di Seattle, quella emersa dopo il boom, trovo` negli Alice In Chains i suoi profeti. Il gruppo del chitarrista Jerry Cantrell e del cantante Layne Staley fu infatti il piu` rapido nello sfruttare la moda, sposando le sonorita` grunge (quelle piu` maschie dei Mother Love Bone) a strutture melodiche di facile digestione. Gli Alice In Chains avevano il dono di saper rendere interessante qualsiasi spunto armonico, e vantavano un cantante fra i piu` intelligenti e passionali della sua generazione; ma, come in altri casi a Seattle, il loro fini` spesso per essere un sound di "produttore" (nel caso specifico: Dave Jerden), piu` che di "autore".

L'album d'esordio, Facelift (Columbia, 1990), ricopia gli stereotipi del genere senza sbavature: canto psicotico (Layne Staley), distorsioni roventi di chitarra (Cantrell), cadenze truculente e marziali (Sean Kinney alla batteria e Michael Starr al basso), ritornelli lenti e feroci. We Die Young e` l'hit dell'anno, un grunge scurissimo con un incedere da panzer infarcito di fratture vocali alla Robert Plant (i riff stentorei di Jimmy Page ispirano invece Real Thing). It Ain't Like That e` il suo alter ego piu` psichedelico e "metallico" (riff pesante ed ipnotico, nenia eterea). Ma la vera "maniera" del gruppo e` quella dei brani in cui costruiscono atmosfere morbose (Bleed The Freak, con un tocco pervertito e demoniaco alla Stooges), o in cui indulgono in lunghe, atroci agonie (la vibrante e melodica Sea Of Sorrow e la lunga, lenta, complessa Love Hate Love, al punto da ricordare i primi Genesis), o in cui alternano hardrock, psichedelia e folkrock (Sunshine, I Know Somethin'); culminando nel pathos alla Guns And Roses di Man In The Box (urlo disperato su ritmica funky-boogie).
Tutti i brani sono abbastanza densi e solenni da indurre in tentazione e colmi di angoscia da acuire il disagio dei kid piu` frustrati. L'album e` abilissimo nel giostrare con i gusti prediletti dal pubblico in quell'epoca, orfano dei Jane's Addiction e appena sedotto dai Soundgarden.

Dopo un EP prevalentemente acustico, Sap (Columbia, 1991), che specula sull'improvvisa notorieta` del gruppo con ballate come Brother e piece psichedeliche come Am I Inside, e dopo aver contribuito con l'eccellente Would alla colonna sonora di un film, nel 1992 esce il secondo album, Dirt, una sorta di concept sulla tossicodipendenza, ma ancora una volta pilotato da un singolo di successo, Them Bones. Il resto della raccolta ripete lo stesso rosario di litanie ossessivamente cupe di Facelift, ma adottando sonorita` ancor piu` forti e metalliche, come si conviene a uno dei principali gruppi da classifica del grunge: Dirt (che fa la parte di Sunshine) s'impenna in un ipnotico raga; Angry Chair si immerge in un blues lisergico copiato dai Led Zeppelin; Rain When I Die accentua le velleita` psichedeliche; Rooster rinnova i fasti delle loro ballate drammatiche; la demenziale e blasfema God Smack da` libero sfogo alla loro disperazione; Sickman sperimenta con tempi, vocalizzi e riff anomali; l'epico corale di Would chiude l'opera in maniera toccante e malinconica.

Il grunge "progressivo" degli Alice In Chains, aperto a riforme armoniche di qualsiasi natura, si erge sempre piu` come uno dei riferimenti fondamentali della scuola. Ancora una volta la musica letale di questo disco, edificata accordo dopo accordo su citazioni della scuola hardrock, e` paranoicamente dedicata al tema della tossicodipendenza.

A quel bagno di sangue gli Alice in Chains rimediano nel 1994 con il mini-album Jar Of Flies, una raccolta di ballate per lo piu` acustiche e sempre dimesse che potrebbero stare sul Nebraska di Springsteen (Rotten Apple). Il gruppo si prende delle liberta` nello strumentale Whale And Wasp, nella jazzata Swing On This e nella sezione d'archi di I Stay Away.

Dirt sorpassa i tre milioni di copie vendute e Jar Of Flies esordisce al primo posto delle classifiche di vendita. Gli Alice In Chains sono a quel punto il gruppo piu` spudoratamente commerciale del grunge di Seattle.

Il 1995 porta invece il pomposo e funereo hard-rock di Alice In Chains (Columbia), all'insegna di un atteggiamento truce e torvo, di un sound denso, plumbeo e martellante, di liriche fosche e fataliste. Il disco oscilla pericolosamente fra la collezione di banalita` grossolane (l'andamento ottusamente Black Sabbath di Sludge Factory) e l'incubo infernale reso in maniera ipnotica (Brush Away), trovando l'hit di turno con la melensa litania di Grind. Le uniche eccezioni al rosario sono il blues acustico di Heaven Beside You, in linea con l'Ep precedente, e la ballad ubriaca di Nothin' Song. E` un po' l'analogo del Tonight's The Night di Neil Young, ma Layne Staley, probabilmente "cotto" dalle droghe e tenuto artificialmente in vita (artistica), si e` trasformato in uno dei cantanti piu` monotoni della storia del grunge, e la totale mancanza di sense of humour comincia a pesare su questa musica leggera pesante. Le profezie di morte imminente sembrano confermate dall'abulia di quest'opera.

Alice In Chains perfected a form of gloomy pop-metal and of power-ballad with Facelift (1990) and especially the stark melodrama of Dirt (1992). Layne Staley's psychotic vocals and Jerry Cantrell's sharp riffs transformed their songs into bloodsheds.
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Staley forma poi i Mad Season con il chitarrista Mike McCready dei Pearl Jam, il batterista Barrett Martin degli Screaming Trees e il bassista John Baker Saunders. Above (Columbia, 1995) sembra un tributo all'heavy metal e al blues-rock da grande stadio degli anni '70. Ma il disco e` soprattutto un pretesto per allungare l'agonia di Staley e dei suoi ascoltatori. Qui il cantante raggiunge forse l'apice del suo melodramma autobiografico, che talvolta suona soltanto come una forma di culto della personalita`, ma talaltra porta (finalmente) ad atti sinceri di autoflagellazione (come River of Deceit). Almeno Wake Up e Long Gone Day vanno aggiunti al repertorio maggiore di Staley.

Alice In Chain's singer Layne Staley formed Mad Season with Pearl Jam's guitarist Mike McCready, Screaming Trees' drummer Barrett Martin and bassist John Baker Saunders. Above (Columbia, 1995) sounds like a tribute to heavy metal and blues-rock for large arena of the 1970s. But the record is mainly a pretext to prolong the agony of Staley and of his fans. Here the singer reaches perhaps the apex of his autobiographical melodrama, that sometimes turns merely into a form of personality cult and sometimes leads (finally) to sincere acts of self-flagellation (such as River of Deceit).
At least the slow-burning, seven-minute soul dirge Wake Up, worthy of Van Morrison and Traffic (and vaguely reminiscent of Deep Purple's Child In Time), the laid-back, swinging murmur of Long Gone Day (romantic saxophone, acoustic guitar strumming and exotic xylophone), and the somnambulant blues of Artificial Red (with echoes of Deep Purple's Strange Kind Of Woman and Led Zeppelin's Dazed And Confused) belong to Staley's main repertory. Hats off to Staley's (verbose) honesty, but the music is a chaotic assembly of stereotypes (also Black Sabbath riffs in Lifeless Dead). McCready's tour de force, the instrumental November Hotel, is a burning bolero of distorted guitar, but hardly in sync with the rest of the album.
As a concept album on Staley's tormented psyche, Above's appeal is increased by the closing All Alone, sort of a spaced-out, psychedelic chant over Tibetan ritual music.

Music Bank (Columbia, 1999) is a four CD career retrospective.

Jerry Cantrell's Boggy Depot (Columbia, 1998) is mainly evidence of how important Layne Staley was.

Layne Staley died of an overdose in April 2002.

Black Gives Way To Blue (Virgin, 2009), the first album in more than 14 years, was a serviceable case of dejavu, while being a competent, professional survey from the aggressive Check My Brain to the senile ballad When the Sun Rose Again.

(Translation by/ Tradotto da Grungy Izius)

Music Bank (Columbia, 1999) è un cofanetto (tre CD musicali e uno di extra multimediali) retrospettivo dell’intera carriera, con l’aggiunta di materiale inedito.

Boggy Depot (Columbia, 1998) di Jerry Cantrell mostra più che altro quanto fosse importante Layne Staley, morto poi di overdose il 5 aprile 2002.

Black Gives Way To Blue (Virgin/EMI, 2009), il primo album dopo 14 anni, è un utile déjà vu, un quadro generale competente e professionale, dall’aggressiva Check My Brain alla ballata senile When The Sun Rose Again.

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