Beck Hansen
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Mellow Gold, 7/10
One Foot In The Grave, 5/10
Odelay, 7.5/10
Mutations , 6.5/10
Midnite Vultures , 6/10
Sea Change (2002), 6/10
Guero (2005), 5/10
The Information (2007), 5.5/10
Modern Guilt (2008), 5/10
Morning Phase (2014), 4.5/10
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Beck Hansen turned eccentricity into stardom and changed the way singer-songwriters sounded and were perceived by the mainstream. With the carefree eclectism of Mellow Gold (1994) Beck invented folk music for the age of hip-hop and proved that stylistic confusion can appeal to the masses. A more organic approach to the fusion of folk, blues, rap, garage-rock and pop enhanced the overall sound of Odelay (1996). The fact that his lyrics were free-form associations, and only vaguely hinting to social reality, was somehow consistent with his superficial approach to musical integration (an operation that other musicians had carried out at a deeper level). Mutations (1998), reminiscent of Radiohead's subtle orchestrations, and Midnite Vultures (1999), a sort of tribute to soul music, rapidly removed the sheen from one of the decade's most over-rated artists.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Beck Hansen e` rapidamente diventato il poster-child della Generazione X, un Bob Dylan della generazione hip-hop che ripete il trucco del maestro: biascicare testi contro l'establishment affabulando secondo lo slang dei giovani e usando metafore sufficientemente criptiche in maniera che chiunque possa leggerci cio` che crede,

Beck era nato a Los Angeles, ma fece la sua gavetta nel movimento "anti-folk" di New York, suonando blues e folk nei locali del Greenwich Village. Nel 1991 torno` alla natia Los Angeles armato di beatbox e tape loop e prese a eseguirsi accompagnando le sue ballate con suoni piu` moderni. L'arguta MTV Makes Me Want To Smoke Crack, che mutuava il gergo dei quattordicenni, invento` il prototipo a cui si sarebbero ispirate tutte le altre, ma fu Loser, che fondeva le culture folk e industriale, a diventare una delle novelty preferite dei college. Steve Threw Up fece seguito sulla stessa falsariga. Alla preistoria di Beck appartengono anche la cassetta Golden Feelings on Sonic Enemy. (1993sep ), il 10" A Western Harvest Field By Moonlight (Fingerpaint, jan 1994) e la cassetta Stereopathetic Soulmanure (Flipside, 1994), che raccoglie esperimenti dei cinque anni precedenti.

Trainato da Loser, l'album Mellow Gold (DGC, mar 1994) sfondo` nelle classifiche e Beck divenne sull'istante uno degli eroi dei giovanissimi.
Cio` che stupisce di Truckdrivin' Neighbors Downstairs e Beercan e` soprattutto la metamorfosi continua a cui si sottopone il cantante, erede dell'acid-folk degli Holy Modal Rounders aggiornato all'era dei rap. Non ignaro dei classici (in Fuckin With My Head sembra di ascoltare Magic Bus degli Who suonata dagli ZZ Top) e capace di escursioni acrobatiche (il raga-blues catatonico di Blackhole), Beck e` maestro nel "decostruire" la musica rock, lasciarla fluttuare in un limbo fra folk (Pay No Mind e Nightmare Hippy Girl, che prendono esempio dal primo Dylan) e musica industriale (Sweet Sunshine e Motherfucker, due ringhi alla Nine Inch Nails), condirla di liriche indecifrabili scritte nel gergo degli adolescenti. Le sue non sono canzoni, sono pezzi di musica in decomposizione.

One Foot In The Grave (K Records, 1995 - Geffen, 2009), registrato prima che Beck diventasse una star, e` invece un'opera suonata in chiave minore con l'aiuto di pochi amici che va interpretata come un omaggio di Beck alle sue radici e come un precoce atto di catarsi. Le canzoni sono per lo piu` improvvisate in studio, strimpellate alla chitarra con il piglio dell'eccentrico solitario: il tono abulico di I Get Lonesome e` quello di Syd Barrett, anche se Asshole e` una storiella degna di Jonathan Richman (peraltro mai cosi` anemico) e Painted Eyelids intona la cadenza del Neil Young di Harvest e Hollow Log e` fa venire in mente i Pink Floyd piu` pastorali. L'eclettismo, che era stato un po' la chiave di volta del successo, riemerge soltanto nelle armonie ipnotiche di Forcefiled e nel blues distorto alla Beefheart di Ziplock Bag.

Beck Hansen si presenta al terzo appuntamento, Odelay (DGC, 1996), con uno stile piu` vario e maturo, anche per effetto della produzione dei Dust Brothers. E` questo in effetti l'album in cui il suo talento viene a galla. Gli album precedenti erano monocromatici, e probabilmente condizionati dal fatto di dover imporre una personalita` in un mercato inflazionato di cantautori. Questa volta Beck si puo` permettere di inseguire tutte le tracce, di provare tutte le corde del suo strumento creativo. Il menestrello rap di Loser riprende il suo sermone disincantato in Hotwax (e con tanto di armonica blues), e, con piu` grinta, in Novacane. Un altro menestrello, quello folk, si rilassa nella ballad Jack-Ass, nello shuffle alla Sheryl Crow di Lord Only Knows e nel lungo conclusivo sogno acustico di folk Ramshackle.
La produzione e` lucida e brillante. Le canzoni, sotto la melodia di Beck, sono eleganti collage di suoni "trovati". New Pollution scimmiotta i motivetti pop dell'era hippie, ma li trafigge con un assolo di tromba jazz, seguito a sua volta da un assolo di organo soul. Where It's All decostruisce e ricostruisce con minuzia certosina stereotipi del funk e dell'hip-hop. Ma Beck ha anche voglie di restauratore, come dimostrano l'arrangiamento da garage-rock degli anni '60 di Devil's Haircut (syncopated loud beat a` la drum'n'bass, ecstatic refrain a` la hippies, loud dissonant guitar riff a` la Breeders), o le profusioni raga alla George Harrison di Derelict, o ancora la parodia country-rock di Sissyneck. I generi originali vengono naturalmente svuotati della loro identita` e riempiti di quel divagare armonico che e` il marchio di fabbrica di Beck. E` questo il disco con cui Beck Hansen legittima il suo carisma di cantautore piu` rappresentativo degli anni '90, quando lo stile scapestrato dei rap si sposa a quello aulico della ballata folk.

Beck, dovendo pubblicare un album per ragioni contrattuali, decide di assemblare una raccolta di canzoni rimaste nel cassetto per anni. Mutations (DGC, 1998) e` pertanto un Beck di serie B, per quanto magistralmente arrangiato dal produttore Nigel Godrich (in maniera quasi orchestrale, da ricordare Van Dyke Parks). Cold Brains presenta di nuovo il Neil Young di Harvest, ma questa volta circondato da una giostra di effetti psichedelici. Beck canta la filastrocca di Lazy Flies nel tono trasognato di Syd Barrett in un tripudio di pianola, viola, violoncello, sitar, tamburelli e cosi` via. Le delicate melodie folk di We Live Again e Dead Melodies resuscitano l'era di Kinks e Donovan.
Lo stile eclettico e il piglio eterodosso sono quelli dei migliori Julian Cope e Smog, ma a salvare il disco sono gli arrangiamenti. Quando vengono a mancare quelli, restano soltanto episodi molto minori come il country-rock di Canceled Check e Bottle Of Blues, o il rhythm and blues da cocktail lounge di O Maria e Sing It Again, due pallide imitazioni di Tom Waits. E la trovata del singolo Tropicalia e` un po' miseranda.

Without the Dust Brothers, Beck Hansen is a far less creative arranger. Midnite Vultures (Geffen, 1999) is an album of old-fashioned soul music, with no samples and some orchestra. Odelay (DGC, 1996) was the quintessential 1990s, whereas Vultures is 1970s revivalism. The core of the album is soul music, and soul music that is sung with a sensual, decadent falsetto in Debra and Peaches And Cream (although both sound like parodies, the former massively enveloped in guitar, keyboards, strings and choirs, the latter played like Captain Beefheart's Magic Band would). The sense of revival gets even stronger with the upbeat rave-up of Sexx Laws, horns-heavy and misled into a country & western coda. But the album is, above all, a meeting point, a very busy intersection where one can spot the shadows and the echoes of Kraftwerk (Get Real Paid), Sly Stone and B52's (Mixed Bizness), lazy country harmonies (Beautiful Way), Merseybeat (Pressure Zone), etc. Funk and rap are only the cherries on the pie. The pie is made of a different substance, one that does not belong to this planet.
The new Beck is a galactic comet that picks up and spreads cosmic debris. The demented funk singalong Nicotine & Gravy and the spastic acid-rock ballad Broken Train, overflow with sonic effets. The outcome of Beck's metamorphosis is still amorphous, but occasionally one can get a glimpse of the future to come: Milk & Honey coins a genre of futuristic hard-rock ballad, shaken by brutal riffs and syncopated drumming, pierced by electronic noises and zombie-fied by an android mechanized beat.
Beck is an illusion, the illusion of a modern-day Todd Rundgren penning post-modern ditties with the They Might Be Giants as a backing band. The truth is that he mostly sounds like the Ween playing material written by professional songwriters of the old Brill Building, or a mediocre bourgeois songwriter with intellectual pretenses (think John Lennon), or a black crooner for the discos (think a cross between Barry White, Marvin Gaye and Prince), or an easy-listening ripoff of black music (think Steely Dan), or the Rolling Stones' Exile On Main Street played at half the speed. One could claim all of these and more. Well, this is Beck's forte: his art of appropriation is a veritable "remixing" of popular styles. And so it is possible that the least original of his albums is also his most personal.

As well executed as it is, this is nonetheless a transitional work, and an ego-boosting one.

(Translation by/ Tradotto da Luca Battistini)

Senza i Dust Brother, Beck Hansen e' un arrangiatore molto meno creativo. Midnite Vultures (Geffen, 1999) e' un album di musica soul vecchia maniera, senza sample e con un tocco orchestrale. Odelay (DGC, 1996) era la quintessenza degli anni '90, laddove Vultures e' un revival dei '70. Il cuore dell'album e' musica soul, musica soul cantata in un falsetto sensuale e decadente in Debra e Peaches And Cream (per quanto entrambe sembrino delle parodie, la prima massicciamente avvolta in chitarre, tastiere, archi e cori, la seconda suonata come avrebbe fatto la Magic Band di Captain Beefheart). Il senso di revival si rafforza con il delirio upbeat di Sexx Laws, con una tromba heavy, conclusa con una fuorviante coda country & western. Ma l'album e' soprattutto un punto di incontro, una affollata intersezione in cui si possono individuare ombre ed echi dei Kraftwerk (Get Real Paid), degli Sly Stone and B52's (Mixed Bizness), pigre armonie country (Beautiful Way), Merseybeat (Pressure Zone), ecc. Funk e rap sono solo ciliegine sulla torta, una torta fatta di un ingrediente diverso, che non appartiene a questo pianeta.
Il nuovo Beck e' una cometa galattica che raccoglie e diffonde macerie cosmiche. Il folle funk di Nicotine & Gravy e la spastica ballata acid-rock Broken Train straripano di effetti sonori. Il risultato della metamorfosi di Beck e' ancora amorfo, ma a tratti si puo' intravedere il futuro a venire: Milk & Honey conia un genere di futuristica ballata hard-rock, scossa da riff brutali e da percussioni sincopate, lacerata da rumori elettronici e zombificata da un beat da androide meccanizzato.
Beck e' una illusione, l' illusione di un Todd Rundgren dei giorni nostri dedito alla scrittura di canzoncine post-moderne, con i They Might Be Giants a far da supporto. La verita' e' che perlopiu' assomiglia a dei Ween intenti a suonare materiale scritto da songwriter professionisti del vecchio Brill Building, o ad un mediocre songwriter borghese con pretese intellettualistiche (si pensi a John Lennon), o un performer nero da discoteca (un incrocio tra Barry White, Marvin Gaye e Prince), oppure un "imbroglio" di black music easy-listening (si pensi agli Steely Dan), o Exile On Main Street dei Rolling Stones suonata alla meta' della velocita'. Si potrebbe sostenere questo ed altro. Bene, questo e' il punto forte di Beck: la sua arte dell' appropriazione e' un vero e proprio "remix" di stili popolari. Cosi' diviene possibile che il meno originale dei suoi album sia anche il piu' personale.

Ben eseguito com' e', e' ciononostante un lavoro di transizione, e uno slancio megalomane.

Sea Change (DGC, 2002) marks a new beginning for Beck, this time in the vein of West Coast's country-rock of the 1970s. After inventing folk music for the age of hip-hop, Beck had lost a sense of his mission in life. Many of these songs, like the ones on the previous two albums, are fairly predictable (End of the Day, Already Dead, Lost Cause, Guess I'm Doing Fine) but elsewhere Beck uses elegant arrangements (especially the strings arrangements by his father, David Campbell) to enhance the emotion hidden in the lyrics and to downplay the simplicity of his delivery (Lost Cause, Sunday Sun, The Golden Age, Paper Tiger, Lonesome Tears). A newly-found passion for "atmosphere" (Little One, Round the Bend, Side of the Road) completes the two-pronged attack to his own traditional style. In the end, this sounds like a return to Mutations but drained of the casual enthusiasm of youth. (Translation by/ Tradotto da Greta Caserini)

Sea Change (DGC, 2002) segna un nuovo inizio per Beck. Dopo aver inventato la musica folk per l’era del popolo hip-hop, Beck aveva perso il senso di una missione nella sua vita. Molte di queste canzoni, come quelle del precedente album, sono piuttosto prevedibili (End of the Day, Already Dead, Lost Cause, Guess I’m Doing Fine), ma in altri pezzi Beck usa arrangiamenti eleganti per far emergere le emozioni nascoste nei testi e per ovviare alla semplicità’ dei suoi brani (Lost Cause, Sunday Sun, The Golden Age, Papaer Tiger, Lonesome Tears). Una riscoperta passione per l’ “atmosfera” (Little One, Round the Bend, Side of the Road) completa questo attacco a doppio taglio al suo tradizionale stile.

After the mediocre Sea Change, Beck decided to return to his roots with Guero (Geffen, 2005), except that his fusion of folk and hip-hop music is now outdated (and rappers are doing it better than folksingers). A lot of this album is pure dejavu (Earthquake Weather, Emergency Exit, etc etc). And when it is not a mere photocopy of his former selves, it hardly works: his multiple takes on funk music in Que Onda Guero, Hell Yeah and Girl sound amateurish and indecisive, not original. The vibrant E-Pro is a welcome change of pace, as is the tribal Black Tambourine, but better songs can be found on dozens of albums that came out in the same month.

Guerolito (Interscope, 2006) is an album of remixes.

While most of The Information (2007), three years in the making, is disposable, the good moments are indeed good: Think I'm in Love and Cell Phone's Dead are pop tunes that twist and morph, and that quote all sorts of musical styles (including his own hip-hop past) while pinned to a depressing sociopolitical concept. The ten-minute three-movement suite The Horrible Fanfare/Landslide/Exoskeleton is, instead, relatively uneventful: blending and mixing random ideas does not equate with being eclectic and creative, although its self-referential nature might qualify it as a manual on how to write a Beck song. The album does not sound like the work of an inspired artist but like the routine of an experienced practitioner who has a lot of intelligent comments to make but, perhaps, has never truly been a musician. The producer, Nigel Godrich, is probably responsible for the most exciting turns of the album.

Modern Guilt (DGC, 2008) employed producer Danger Mouse to veer towards a poppier sound (Orphans, Modern Guilt). A couple of songs (Chemtrails and Replica) displayed creative combinations of sounds, but mostly this sounded like a failed artist looking for a way to survive in an ever more competitive record industry.

Tradotto da/Translation by Stefano Ignone

Dopo il mediocre Sea Change, Beck effettua un ritorno alle origini con Guero (Geffen, 2005). Oramai, però, la sua commistione di folk ed hip-hop (campo nel quale adesso eccellono i rapper) appare decisamente datata. Molte cose in questo album sembrano già sentite ( Earthquake Weather, Emergency Exit, ecc ecc), se non addirittura fotocopiate dai suoi vecchi lavori. Il tutto funziona a stento. Le varie digressioni funk in Que Onda Guero, Hell Yeah e Girl suonano amatoriali, poco convinte, per nulla originali. L'intensa E-Pro, così come la tribale Black Tambourine, sono cambi di registro decisamente ben accetti. E' comunque possibile trovare canzoni migliori in dozzine di dischi usciti lo stesso mese.

Guerolito (Interscope, 2006) è un disco di remix.

Mentre possiamo fare a meno della gran parte di The Information (2007), che ha richiesto tre anni di lavoro, alcuni pezzi buoni ci sono, e sono buoni sul serio. Think I'm in Love e Cell Phone's Dead sono motivi pop che si aggrovigliano e si trasformano, citando ogni sorta di genere musicale (incluso l'hip-hop/folk a marchio Beck), se pur incellophanati ad un concept sociopolitico deprimente. La suite da dieci minuti, resa nei tre movimenti di The Horrible Fanfare, Landslide ed Exoskeleton è, invece, piuttosto noiosetta. Mescolare le idee a casaccio non significa essere creativi o eclettici, anche se data la natura autoreferenziale della composizione queste tre tracce potrebbero rappresentare un manuale sul come si scrive una canzone à la Beck. L'album non sembra tanto il frutto del lavoro di un artista ispirato, quanto più di un mestierante stagionato con tanti bei commenti sagaci da fare ma che, forse, non è mai stato un vero musicista. Probabilmente, la maggior parte delle cose interessanti in questo disco si devono al produttore, Nigel Godrich.

After a long hiatus due to a spinal injury, Morning Phase (Capitol, 2014) mainly showed Beck's skills as a producer. The songs are worth very little: decent folk-rock revival harking back to the "West-Coast sound" (i.e., relaxed and country-ish sound) of the California singer-songwriters and bands of the 1970s, such as Eagles and latter-day Byrds. In fact, one is reminded of David Crosby (in the mildly psychedelic Morning) and Roger McGuinn (in the catchier and faster Heart Is A Drum). He has become a fan of stereotypical classics such as Simon & Garfunkel's Sound of Silence (Turn Away) and Neil Young's Harvest (Country Down). The elegant chamber arrangements do stand out, but the songs are terribly trivial, substandard, obsolete, dejavu. The one moment that stands out (that doesn't fall into ridiculous irrelevance) is the way the music manages to be simultaneously catatonic and symphonic in Wave. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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