Frank Black
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Frank Black, 7/10
Teenager Of The Year, 6.5/10
The Cult Of Ray, 6/10
Catholics, 6/10
Pistolero, 6/10
Dog In The Sand , 6/10
Black Letter Days , 5/10
Devil's Workshop , 5/10
Show Me Your Tears (2003), 5/10
Honeycomb (2005), 6/10
Fast Man Raider Man (2006), 5/10
Bluefinger (2007), 6/10
Golem (2010), 5/10
Non Stop Erotik (2010), 6/10
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Frank Black, the new alias of former Pixies' vocalist Charles "Black Francis" Thompson, now relocated to Los Angeles, indulged in his trademark "scream of consciousness" on his solo albums Frank Black (1993) and Teenager Of The Year (1994), still characterized by erratic structures and reckless melodies.
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Kim Deal e Black Francis, i due geni dei Pixies, si separarono dopo Trompe Le Monde (Elektra, 1991), ultimo di una serie di splendidi album che avevano cambiato per sempre la faccia della musica rock. Se ai tempi Charles Thompson (vero nome di Black Francis), inventore dello "scream of consciousness" (una variante del "flusso di coscienza" per seguaci di Iggy Stooge) e degno erede dell'esistenzialismo criptico di Michael Stipe. sembro` essere il protagonista di quell'avventura, le loro carriere parallele lasciano dubbi su chi di due abbia avuto le idee migliori.

Ribatezzatosi Frank Black e trasferitosi a Los Angeles (sua citta` natale, ma che aveva lasciato adolescente per Boston), Thompson pubblico` l'album Frank Black (Elektra, 1993), con il quale trovo` un nuovo (e forse definitivo) equilibrio nei panni di tardo rocker decadente alla Lou Reed o Iggy Pop. Quantomeno Black e` al culmine la sua abilita` di arrangiatore: dopo aver decollato con un hardrock di maniera, Los Angeles sfodera un inserto orchestrale, cambia improvvisamente tempo e libra una melodia soffice da baritono country, e infine al ritmo di una marcetta funebre si lascia sommergere da un mellotron alla Moody Blues. Il ritornello folk alla Richman (introdotto con gran pompa dalle chitarre) di I Heard Ramona Sing si avvale di un accompagnamento da musica leggera orchestrale finche' il pianoforte non intona una figura solenne, in modo che Black possa cambiare ottava e farsi il controcanto. Il synth-pop di Hang On To Your Ego poggia su una cadenza da cabaret e da discoteca, una forte distorsione e soprattutto un ritornello orecchiabile, il piu` contagioso del disco. Per quanto condotte nel caratteristico tono da ubriaco, sono composizioni ardite, in cui trionfa la sua arte di collage di eccentricita`, l'andamento sempre imprevedibile. Non a caso al fianco di Black c'e` Erid Drew Feldman, che ha militato nella band di Captain Beefheart e nei Pere Ubu, due delle esperienze piu` importanti della storia del rock.
Black sfoggia persino un piglio da narratore atmosferico, alla Stan Ridgway, in ballate country adattate ai ritmi ballabili come Fu Manchu (degna di Jeff Lynne) e Adda Lee; ma sempre con sovratoni comici. Poco alla volta, pero`, le canzoni si assestano su dei canoni piu` prevedibili e monocolori: l'organetto surf e il passo ska di Two Spaces, la cadenza voodoo di Ten Percenter, e cosi` via. Innocui e insignificanti, i trucchi da vecchio mestierante che infarciscono questi brani e lo strumentale Tossed, hanno perso del tutto la verve di un tempo, ma conservano i caratteri (le metamorfosi continue, la stratificazione di effetti, il senso di auto-parodia) del suo istrionico dadaismo.
Si ha la sensazione che il cantante, come quasi tutti i rocker quando invecchiano, stia cercando di usare la sua forma per esprimere contenuti piu` profondi e universali; e nel tentativo riveli pero` un limite fondamentale della sua musica.

Teenager Of The Year (Elektra, 1994) continua in questo programma di canzoni dalle costruzioni astruse e convolute, ma che riescono sempre a far emergere una melodia spericolata. Abstract Plain e Two Reelers costituiscono le naturali eredita` dei Pixies. Cio` che cambia rispetto ai Pixies e` ancora una volta il tono, non piu` leggero e stranito, ma pensoso e preoccupato. Dal punto di vista del melodismo Black e` anzi progredito, pervenendo a Headache (una delle sue canzoni piu` orecchiabili di sempre) e Whatever Happened To Pong, anche se ancora lontano dalla felice serenita` dei Breeders. Un ammiccamento a Lou Reed (Ole Muholland) e uno a Dylan (Superabound) fanno capire che, pur con tutte le sue eccentricita`, questo sound nasce da una conoscenza enciclopedica delle radici. Il disco, anche se inferiore al primo, e` felicemente compatto e coesivo, come forse non gli accadeva da anni.

Causa l'assenza di Feldman, The Cult Of Ray (American, 1996) risulta arrangiato in maniera piu` spartana, e in particolare privo di tastiere. The Marsist ruba il riff di chitarra dalla Pretty Woman di Roy Orbison, Men In Black sferra un riff martellante di power-pop, Punk Rock City riechieggia il boogie perverso di Stooges e Lou Reed, Jesus Was Right gongola nel rock and roll trascinante dei New York Dolls, e You Ain't Me combina un lamento sconsolato e un riff epico di chitarra come piacerebbe a Tom Petty. Naturalmente Thompson infioretta tutto dei suoi capricci dissonanti e primitivisti. I due brani migliori, anzi, potrebbero essere i due strumentali: Mosh Don't Pass The Guy, una scorribanda al limite dell'heavymetal con tinte country-punk alla Gun Club, e The Adventure and the Resolution, bislacca fuga stonata a meta` strada fra Bach e Hendrix. Se musicalmente l'album lascia a desiderare, filosoficamente e` una rivelazione. Da un lato e` un'opera che, fitta di riferimenti a generi e miti, riflette intensamente sull'arte stessa della canzone rock. Dall'altro e` un'opera autobiografica fino alla paranoia, anche quando ricorre alle sua preferite metafore, tratte dalla fantascienza e dai fumetti. Black sputa veleno e attacca il suo mondo, un mondo che non riesce piu` a controllare come quando era alla testa dei Pixies.

Mentre l'ex compagna Kim Deal continua a inanellare hit con i suoi progetti, Black e` sempre piu` emarginato. Alla testa dei Catholics (Spinart, 1998), un gruppo di veterani comprendenti Rich Gilbert (ex Human Sexual Response e Concussion Ensemble) e David MacCaffrey (Miracle Legion) Black continua a rinsanire, a discapito dell'eccentricita`. Quello di All My Ghosts e` power-pop per chitarra virulenta e foga punk, tipico dei vecchi Pixies ma che adesso sembra copiato dai Green Day. Do You Feel Bad About It e` una generica canzone melodica alla Marshall Crenshaw o Jules Shear. L'inno rock and roll di Suffering suona pertanto un po' ipocrita, privo della rabbia di cui avrebbe bisogno. I momenti migliori sono, tutto sommato, i piu` anomali: Dog Gone, una ballata con accenti un po` Neil Young e un po' Billy Joel, e I Gotta Move, uno splendido spunto di garage-rock con un ritornello degno degli Heartbreakers e un frentico ritmo di chitarra alla Venus. Si tratta pero` di un altro uomo. Il ribelle scapestrato dei primi Pixies non esiste piu`. Esiste un animo tormentato che continua a muguginare sulle proprie vicende private con la testardaggine e il fatalismo di tanto blue-collar rock.

Pistolero (Play It Again Sam, 1999) prosegue nell'idea di registrare in studio dal vivo in tutta umilta`, questa volta con maggior convinzione e forse maggior affiatamento dei Catholics. I Love Your Brain, Bad Harmony, So Hard To Make Things Out e I Want Rock And Roll sono brani ruvidi e intricati che benedicono l'eterna eccentricita` del leader.
Ma il cuore del disco batte in Western Star e You're Such A Wire, due brani in cui Thompson sfoga le sue solite nevrosi in maniera ancor piu` criptica del solito.

Black rimane il massimo erede del rock d'avanguardia inaugurato dai Pere Ubu, un genere che mescola i toni leggeri del surrealismo e quelli cupi dell'espressionismo in un sapido alternarsi di umori e suoni. Black ha la statura dell'autore di prima grandezza, anche se, dopo il primo album solista, non ha piu` saputo esprimersi a livelli eccelsi. A nuocergli e` soprattutto l'insicurezza psicologica, una sottile nevrosi che nei Pixies, amministrata dai soci, diventava arte sublime, ma che nei suoi dischi solisti dilaga semplicemente come un virus.

On Dog In The Sand (What Are, 2000) the Catholics keep growing, both in quality and quantity (thanks to Eric Drew Feldman's superb piano playing, to Frank Black's stubborn live-to-tape recording method, and to a general "Rolling Stones-ian" feeling). It is the composer that lags behind. By now, Black has left behing the "weird" element of Pixies' music and has concentrated on a humbler, simpler musical style (although he has not dispensed with vitriolic lyrics). While well-executed songs like Blast Off and Robert Onion paint a fairly accurate picture of the artist's past, they do not show any sign of innovation. The band scores with the anthemic Hermaphroditos Is My Name and the rousing I've Seen Your Pictures, but this has little to do with the singer. Not as well-crafted as the first Catholics album and not as "diverse" (i.e., confused) as their second album, Dog is the work of an aging artist who has rediscovered his roots in classic rock'n'roll, as proven by the poppy If It Takes All Night (his most shameless bid for the charts yet) and folkish, rootsy ballads like St Francis Dam Disaster and The Swimmer, songs that hardly relate to the Pixies anymore.

Black Letter Days (Spinart, 2002) and Devil's Workshop (Spinart, 2002) were released separately but on the same day. Both collections are erratic and amateurish.

Show Me Your Tears (Spin Art, 2003), another confusing misstep of Black's career, is a stylistic hodgepodge that occasionally rediscovers his songwriting talent (especially when he sticks to the traditional country-pop style, as in Everything is New and My Favorite Kiss) and occasionally evokes the goofy punk-pop of the Pixies (Nadine, Massif Centrale), but generally wanders aimlessly across a broad territory.

The double-album Frank Black Francis (SpinArt, 2004) collects solo demos from the sessions for the Pixies' album Come On Pilgrim (1987) and a disc of solo re-recording of Pixies' standards. I guess this is his idea of a "remix".

Honeycomb (Back Porch, 2005), without the Catholics, sounds like Black's soul and country album (recorded in Nashville with even Steve Cropper on guitar, Spooner Oldham on organ and production by soul producer Jon Tiven). A couple of Black originals stand out (Selkie Bride, Another Velvet Nightmare), but the rest is either middle-age man's filler or (three) tedious covers. Nonetheless, Black may have found his true voice in these melancholy ballads. Having reneged his alt-rock past, he may he finally able to play and sing what he likes, rather than what he is expected to sing and play. Whether by coincidence or not, he has never sounded so humane and even bashful.

(Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

Su Dog In The Sand (2000) i Catholics crescono sia in qualità che in quantità (grazie alla superba tecnica pianistica di Eric Drew Feldman, all’ostinato metodo di registrazione live su nastro di Black, e ad un generale feeling "Rolling Stonesiano"). E’ il compositore che resta indietro. A partire da questo disco, Black si lascia alle spalle l’elemento "magico" della musica dei Pixies, e si concentra su uno stile più semplice e umile (anche se non lesina testi al vetriolo). Se canzoni ben eseguite come Blast Off e Robert Onion sono un sincero ritratto del passato dell’artista, esse non mostrano nessun segno di rinnovamento. La band ottiene buoni risultati con l’inneggiante Hermaphroditos Is My Name e l’entusiasmante I've Seen Your Pictures, ma in tutto ciò il cantante c’entra poco. Non così "abile" come il loro primo album, e non abbastanza "diverso"(leggi: confuso) come il loro secondo, Dog è l’album di un artista che sta invecchiando, e che riscopre le sue radici nel rock’n’roll classico, come si vede in If It Takes All Night (la sua più insipida svendita alle hit parade, finora) e in ballate folk come like St Francis Dam Disaster e The Swimmer, canzoni che ormai non hanno più molto a che fare coi Pixies.

Black Letter Days (2002) e Devil's Workshop (Spinart, 2002) furono pubblicati separatamente ma nello stesso giorno. Entrambi sono incostanti e dilettanteschi.

Show Me Your Tears (2003), altro confuso passo falso nella carriera di Black, è un’accozzaglia stilistica che a tratti rimette in luce il suo talento di cantautore (specie quando si attiene allo stile country-pop tradizionale, come in Everything is New e My Favorite Kiss) e occasionalmente evoca il bizzarro punk-pop dei Pixies (Nadine, Massif Centrale), ma in generale vaga senza meta in lande sperdute.

Il doppio Frank Black Francis (2004) raccoglie demo dalle session per l’album dei Pixies Come On Pilgrim (1987) e un disco di ri-registrazioni di alcuni pezzi della band. Una sorta di "remix".

The 27-song monolith Fast Man Raider Man (Back Porch, 2006), featuring rock veterans such as Steve Cropper, Levon Helm, Al Kooper and Ian McLagan, is the quintessential Frank Black album: verbose, pretentious, overextended and full of filler; but also captivating (The End of the Summer, Johnny Barleycorn), galvanizing (Elijah, Where the Wind Is Going) and awe-inspiring (In The Time Of My Ruin, Dog Sleep) when it clicks. If you think that the Beatles' White Album is a masterpiece, perhaps this double-disc is for you. If not, this will be the ultimate folk-pop torture. Frank Black still has not realized that his artistic soul is closer to Bruce Springsteen (the energetic rocker) than to Gram Parsons (the decadent balladeer). (Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

Honeycomb (2005), senza i Catholics, si può definire l’album soul e country di Black (registrato a Nashville con Steve Cropper alla chitarra, Spooner Oldham all’organo e prodotto dal produttore soul Jon Tiven). Svettano un paio di pezzi originali (Selkie Bride, Another Velvet Nightmare), ma il resto è riempitivo, più tre fiacche covers. Tuttavia Black sembra aver trovato la sua vera voce in queste ballate melanconiche. Avendo rinnegato il suo passato da rocker alternativo, può finalmente cantare e suonare ciò che più gli piace, anziché ciò che era solito fare. Sarà una coincidenza, ma non è mai sembrato così umano e persino timido.

Il monolite da 27 canzoni Fast Man Raider Man (2006), in collaborazione con veterani del rock come Steve Cropper, Levon Helm, Al Kooper e Ian McLagan, è la quintessenza degli album di Frank Black: verboso, pretenzioso, prolisso, pletorico; ma anche accattivante, (The End of the Summer, Johnny Barleycorn), galvanizzante (Elijah, Where the Wind Is Going) stentoreo (In The Time Of My Ruin, Dog Sleep) quando gli riesce. Un disco doppio forse adatto a chi ritiene il White Album dei Beatles un capolavoro. Per gli altri, sarà la più tremenda delle torture folk-pop. Frank Black non ha ancora capito che la sua concezione artistica è più simile a quella di Bruce Springsteen (rocker energico) che a quella di Gram Parsons ("balladeer" decadente).

Christmass (2007) collects live and rare cuts.

He returned to his original moniker of Black Francis for Bluefinger (Cooking Vinyl, 2007), which in fact was his most virulent collection since the Pixies disbanded (Threshold Apprehension).

The seven brief ditties on Sv N F Ng Rs (Cooking Vinyl, 2008), notably The Seus, are actually quite more intriguing than the more ambitious albums of the decade.

The Golem (2010) contains excerpts from a soundtrack that Black Francis composed in 2008 for a silent German movies of the 1920s.

A suddenly revitalized rocker penned Non Stop Erotik (2010) unleashed a batch of evil-sounding rave-ups such as Lake Of Sin, Dead Man's Curve, Corrina, and especially Six Legged Man.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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