Ralph Carney
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Swollen Monkeys: After Birth Of The Cool (1981), 7/10
Happiness Finally Comes To Them (1987), 7/10
Black Power, 5/10
Ralph Sounds , 5/10
I Like You , 5/10
This is (2003), 7/10
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Multi-instrumentalist Ralph Carney was a member of legendary Ohio new wavers Tin Huey.
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Il polistrumentista Ralph Carney venne alla luce nei Tin Huey, gruppo leggendario della new wave dell'Ohio. Finita quell'esperienza, Carney si uni` al giovane Kramer e a Mars Williams (futuro Psychedelic Furs) per registrare il disco accreditato agli Swollen Monkeys, After Birth Of The Cool (Cachalot, 1981), una delle opere piu` bislacche della new wave, discendente degli esperimenti sulla voce di Robert Wyatt, ma con lo spirito irriverente dei tempi.

Carney e Kramer assoldarono poi Daved Hild (ex batterista dei Girls) per Happiness Finally Comes To Them (Shimmy, 1987), a cui collaborarono anche Michael Cudahy (chitarra), Garo Yellin (violoncello), Pete Plumbly (chitarra), Suzanna Lee (vox) e David Licht (batteria).
Il sound (un folk demenziale, suonato e cantato in maniera approssimativa e rigurgitante di trovate di studio) e lo humour (sarcastico e goliardico) sono pero` quelli dei Fugs. Gli arrangiamenti paradossali di Hands (un tribalismo africano della batteria, un cantante che strilla come un ossesso l'unico verso del testo, un coro da esorcisti, fiati che emettono versi da animali della jungla), o le mutazioni grottesche di Clown (un hardrock con tanto di basso rombante in un bailamme di chitarra stonata, che, quando la batteria accelera nella solita maniera tribale, degenera in un voodoobilly e in un canto licantropo), o il sabba allucinato di Bank (con il cantante che imita il vagito di un neonato, un crescendo di cacofonie metalliche, distorsioni di chitarra che fluttuano nell'aria e linee funky in primo piano che non c'entrano assolutamente nulla), o la psichedelia free-form di Larry (che ricorda le code "lisergiche" alla Day In The Life) o lo sketch surreale e brechtiano di Lotto (un mix affollato di eventi, con clarinetto arabo, tripudio di rumori, spezzoni di conversazione, quasi un seguito di America Drinks And Goes Home di Zappa) sono degni della Virgin Forest dei Fugs.
Ad animarli e` lo stesso principio del collage, anche se i mezzi dello studio moderno consentono a Kramer di stratificare gli effetti in verticale invece che incollarli in orizzontale.

Il progetto ebbe un seguito sette anni dopo: Black Power (Shimmy, 1994). Il disco delude un po', rispetto a quell'operetta intrisa di umorismo da collegiali e nobilitata da arrangiamente eccentrici e geniali che fu Happiness Finally Comes To Them (Shimmy, 1987). Il trio si affida alle cantilene (Speaker Of The House) al folk demenziale (The Ballad Of Soap, The Ballad Of Jim Jones), al musichall (la parodia di Dangerous Cult Following, per orchestrina degli anni Trenta): tutti i numeri sono gradevoli, ma di poco spessore. Nei pochi casi in cui i tre tentano anche di "suonare", non riescono ad eguagliare i miracoli armonici del loro esordio: un'onesta imitazione del progressive-rock magniloquente dei Van Der Graaf Generator (Sweetheart) e poco altro. L'unico brano che mi sentirei di aggiungere a Happiness e' Tears Come Down, in cui il pianoforte e' mescolato nelle percussioni e sulla ritmica insistente fluttuano figure melodiche di sassofono e violini. Troppo poco. Happiness e' compreso nel CD, per cui non e' difficile fare i confronti.

Nel frattempo Carney si era costruito una reputazione accompagnando Tom Waits da Frank's Wild Years a The Black Rider.

Since 1990 Carney has relocated to San Francisco and has become a ubiquitous presence in the avantgarde circuit (particularly in the improvisational group Pluto).

Krelm (Birdman, 1996) is cryptic free-jazz for small chamber orchestra. This single was the prelude to Carney's first solo album, Ralph Sounds (Birdman, 1997). The album is marred by several improvisations for solo instruments but it occasionally displays Carney's knack for eccentric harmony (Dirge, March of The Puppets).

An even broader palette of instruments, an even more eclectic range of styles, and a goofy, childish posture marred I Like You (Birdman, 1999). Carney is part Residents (the haphazard dynamics of his ditties) and part Thomas (the surreal, naif soliloquies), but doesn't seem capable of taking his own music seriously. Not a coincidence that Carney covers so many oldies. The notable is Death Don't Come Easy, again a free-jazz jam.

This is (BlackBeauty, 2003) is a demented stew of ethnic jazz-folk fusion, played (all by Carnes himself) like in a vaudeville or in a circus, and still sounding absolutely cohesive. Carney's unbridled imagination runs the gamut from the New Orleans marching-band jazz of Jud Gland Music to the space free-jazz of Marshall Allen Plan, from the free-form collage of Get Yur Bargain to the psychedelic fantasia of Pele Mele all the way to the 13-minute psychdelic chamber music of April 15 2002. Carney plays all the instruments: plays clarinet, panpipes, Jews harp, keyboards, guitar, percussion, etc.

Carney's Seriously (Smog Veil, 2011) is devoted to covers of jazz classics.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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