Cheater Slicks
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
On Your Knees , 7/10
Destination Lonely , 6/10
Whiskey , 6/10
Don't Like You , 5.5/10
Forgive Thee , 6.5/10
Refried Dreams , 5/10
Yer Last Record , 6/10
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(Scheda di Giuseppe Pitarresi)

Piu` di dieci anni di carriera vissuta ai margini del sistema, nella sua accezione piu` ampia, per questo terzetto nato dalle parti di Boston (Massachussetts) ed attualmente sopravvivente in qualche angolo dell'Ohio. I tizi in questione rispondono al nome di Tom Shannon (chitarra e voce), suo fratello Dave Shannon (chitarra, voce noncha` pittura, sono suoi infatti i disegni riportati nelle copertine dei loro album, alquanto piu` significativi della loro musica piu` di qualsiasi orpello critico letterario) ed infine Dana Hatch (batteria, voce ed occhiaie paurose).

I Cheater Slicks sono a tutti gli effetti da considerare un gruppo manifesto, con la loro piu` che decennale carriera hanno esplorato con spirito da pionieri certi territori della piu` tipica tradizione rock & roll americana riuscendo a rinnovarla con una ricetta tanto semplice quanto pericolosa, di cui sembrano custodire perfettamente tempi e modi di cottura; per capirne i sapori basta citarne qualche ingrediente: trattasi fondamentalmente di punk-blues, suonato con attitudine garage, anfetaminizzata da una buona dose di ubriacante psichedelia; niente paura per gli accostamenti forti, in mano loro non fanno mai indigestione.

Il discorso portato avanti dai Cheater Sliks appare tanto piu` valido quanto appunto coerente con un ben preciso e piu` vasto progetto di ristrutturazione, in chiave anni novanta, del buon vecchio rock & roll, che ha coinvolto nella sua crescita altre bands dalla caratura indiscutibile quali Oblivians, Bassholes, Revelators e scrive i suoi capitoli piu` sommersi ma quanto mai vivi e lancinanti nel lavoro di etichette culto quali Crypt, In The Red, Estrus, Sympathy, ed altre ancora piu` invisibili, se possibile.

In tutto cio` i Cheater Sliks raccolgono per quest'ultimo decennio del secolo lo stesso ruolo guida che gia` nei settanta fu di bands quali Stooges e successivamente Cramps.

Il gruppo nasce nel 1987, e le prime registrazioni vengono eseguite con l'ex bassista dei Real Kids Allen "Alpo" Paulino per un primo album che comunque non vedra` mai la luce (le famigerate "Alpo" sessions compariranno comunque una decina abbondante di anni dopo, presenti nell'ultimo lavoro antologico, Skidmarks, e sono una booomba !).

A seguire, nel 1989, uscira` il primo album ufficiale, On Your Knees, ed il seguito nel 1991, Destination Lonely, e da subito i Cheater sembrano avere quadrato il cerchio, proponendo una sorta di trash-a-billy caotico e dall'appeal ipnotizzante. Il sottofondo ideale per un girone dantesco, dove dal noise disorientante del muro di chitarre si levano di contraltare liriche urlanti gravi di sarcasmo declamatorio.

Arriva cosi` il primo album edito con l'etichetta di culto In The Red: Whiskey, mentre i nostri iniziano a girare in tour per l'Europa ed in America con compagni di viaggio come Boss Hog, 68 Comeback, Fireworks, Red Aunts. Ai loro concerti arriva poca gente, buona parte fugge terrorizzata dopo poche decine di minuti, chi rimane sino alla fine ha gia` deciso che non li abbandonera` mai piu`.

Che i nostri si siano creati un certo seguito e stima incondizionata negli ambienti garage lo-fi lo testimonia ampiamente il secondo album per la In The Red, Don't Like You, prodotto da Mr. Jon Spencer, che peraltro conoscono dai tempi dei Pussy Galore, e che senza dubbio nel frattempo ha racimolato maggiori fortune di loro. Jon Spencer canta anche in un brano, "Sensitive Side", e l'intero album risente della sua produzione offrendo un suono piu` dissonante, sincopato e ancor piu` urticante di quanto non fosse gia` in precedenza. Nonostante sia senz'altro l'album piu` ostico, riesce comunque a vendere molto piu` di Whiskey, grazie anche alla dura gavetta on the road che li ha ormai portati a diventare una band di culto.

Forgive Thee, ancora per la In The Red, e` un ibrido perfettamente equilibrato tra composizioni in parte fedeli alle vecchie produzioni ed in parte ancora influenzate dall'eco della produzione spenceriana. Piu` di 90 minuti di musica per un totale di 21 pezzi distribuiti in due CD. Questa volta tra le collaborazioni compaiono Mick Collins, ex Gories ed autentico guru della scena lo-fi degli ultimi dieci anni, e il duo dei Bassholes, Don Howland e Bim Thomas. Looser per vocazione, i Cheater Slicks grattano sino alla radice delle loro anime, mettendosi completamente in gioco, ed inscenando un rito anarchico e ubriaco, nel tentativo disperatamente poetico di esorcizzare chissa` quali angosce emergenti dal fondo del bicchiere appena svuotato.

Il seguito del monumentale Forgive Thee, e` un album antologico, Skidmarks, edito questa volta da un'altra etichetta culto, la Crypt di Tim Warren, che quasi in contemporanea fa uscire il lavoro d'esordio di un altro validissimo gruppo dall'attitudine molto simile, i Revelators, a testimonianza di quanto la scena sia consolidata ed attiva. Skidmarks e` un lavoro prezioso ed imperdibile, che raccoglie in poco piu` di 75 minuti vario materiale d'archivio, registrato tra il 1987 e il 1994: oltre alle "Alpo" sessions, come gia` detto, l'album contiene ben nove degli undici pezzi dell'LP di debutto, On Your Knees, una manciata di brani dal secondo LP, Destination Lonely, un inedito contenuto in un vecchio demo del 1994, ed alcune registrazioni tratte da sessions radiofoniche del 1992 (preziosa testimonianza della resa dal vivo del gruppo).

Formed in Boston in 1987, the Cheater Slicks (vocalist and guitarist Tom Shannon, guitarist Dave Shannon, drummer Dana Hatch) are practitioners of loud and noisy garage-rock inspired by MC5 and Stooges. The early recordings will surface several years later on the anthology Skidmarks (Crypt, 1998) and show a band still searching for a personal way to the spastic proto-blues of the Gibson Brothers.

On Your Knees (Gawdawful, 1989) displays the guitarists' wall of noise and a tendency towards hellish punk-a-billy.

Destination Lonely (Dog Meat, 1991) and Whiskey (In The Red, 1993) increased the dose of pain.

Whiskey (In The Red, 1993) is a strange beast: an unfaithful recreation of the scorching rave-ups of the 1960s, heavy on the rhythm, played with sub-amateurish skills, but not as cacophonous as it threatens to be. Possession crosses the Velvet Underground with the Rolling Stones, Leave My House is modeled after the Cramps' frantic voodoo-dances, Can It Be is a wall of sound of MC5-grade intensity; etc. Indefinite Inhibition is the best number in the vintage style of the Sixties, except that the sardonic melody, the backing vocals and the "epic" riff are completely twisted.

Don't Like You (In The Red, 1995), produced by Jon Spencer introduced a more discordant sound, that focused less on the melody and more on the instrumental interplay (Feel Free).

The 21-track tour de force Forgive Thee (In The Red, 1997) is a little redundant: the initial My Friends gets repeated ad libitum, while only the ambitious instrumental Everybody Knows One offers a significant update of the band's sound.

The band still has a lot to say on Refried Dreams (In The Red, 2000), but the style has settled between the crazed roots-rock of the Holy Modal Rounders (Deep Beneath The Sand) and the fashionable lo-fi pop of the Guided By Voices (In This Town).

As far as originality goes, Yer Last Record (In The Red, 2003) is one of their worst albums. However, as far as energy and sincerity goes, this is yet another garage-rock masterpiece for one of the greatest purveyors of the genre (Momentary Muse, Stop Breathing).

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