Crust
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Crust , 6.5/10
Crusty Love , 7/10
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I Crust sono punk di Austin (Jerry Page, Richard Smith e John Hawkins) che si ispirano vagamente ai Butthole Surfers ma sostituendo l'ironia freak di questi con un'angoscia quasi gotica.

Preannunciata dal singolo Feelings e dall'EP Sacred Heart (Trance, 1990), con le sue satire pseudo-religiose (Chemical Pattie e Sacred Heart) e le sue macabre visioni (Black Tuesday e Glad Handing), la loro miscela esplosiva di alta tecnologia, ritualismo occulto, perversioni private e consumismo rampante ha trovato compiuta espressione su Crust (Trance, 1991), fra uno sketch di musichall come Diet Tray e un cerimoniale occulto come Sack Lunch bisbigliato su un sottofondo di percussioni metalliche. Iniettando l'impeto dei Chrome in Head Lice, un tribalismo animalesco in Rebong, un incedere metallurgico in Nothing i Crust affermano il primato delle emozioni forti in uno scenario di decadenza fisica e morale. L'urlo titanico di Feelings fa il paio con i temi sacrileghi a ritmi indemoniati di Dog's Prayer Day e Good Friday, l'uno riflesso degli altri. Quest'arte di metronomie industriali, voci infernali e schitarrate glaciali ha come unico referente non la fede religiosa di cui blatera ma la disperazione piu` nichilista.

Prendendo lo spunto dai conterranei Miracle Room (il rombo bassissimo, i colpi assordanti), e provando ogni sorta di di esperimento (hanno persino inventato un nuovo strumento, derivato da una molla), i Crust pervengono a pandemoni catastrofici, sia pur compressi nella misura della canzone rock, che sono equivalenti a filmati vertiginosi di immagini agghiaccianti. Ad aumentare la tensione il cantante (quasi sempre distorto) riporta alla memoria visioni di predicatori psicotici.

Crusty Love (Trance, 1994) e` una sinfonia caotica, cacofonica e claustrofobica, degna delle grandi tradizioni texane: Painsville impone le cadenze ossessive di un rituale stregonesco, che riemergono nei girotondi infernali di Dry Jack e Dealer Mike. Nelle pause il gruppo affonda in incubi di rumori post-industriali, librando le atmosfere disgregate di brani senza spartito come Desperate Cries. Culmine di tensione e di baccano e` lo psicodramma di Melissa, in cui il cantante blatera al vento, sullo sfondo si accumulano gesti musicali disordinati e un ritmo da fine del mondo travolge tutto. Su tutto troneggia Lesbian Weekend, un blues dissoluto che riesce a fondere Captain Beefheart e Throbbing Gristle in un unico shock tecno-primitivista.

Jerry Page, Richard Smith e John Hawkins hanno lasciato un'impronta duratura sulla storia del rock texano.

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