Dance Hall Crashers
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Lockjaw, 7/10
Honey I'm Homely
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Da una costola dei Rancid quando si chiavamano ancora Operation Ivy (anzi da due costole, Tim Armstrong e Matt Freeman) nacquero nel 1989 a Berkeley i Dance Hall Crashers, presto diventati primattori della scena ska-punk. Dopo una serie di rimaneggiamenti che videro la partenza dei due fondatori, la formazione si stabilizzo` attorno a due chitarristi (Jason Hammon e Scott Goodell) e due cantanti femminili (Elyse Rogers e Karina Denike`), e il sound prese le sembianze del rock piu` spigliato e ottimista, impostato su trascinanti cadenze ska, briose armonie vocali e ritornelli orecchiabili.

Il primo album, poi riedito con inediti come 1989-1992 (Moon, 1992), passo` inosservato, nonostante My Problem e Old And Grey, ma il secondo, Lockjaw (510, 1995), li proietto` nel firmamento del punk-pop californiano. Shelley apre il disco all'insegna di un pop spensierato e vorticoso che accoppia la verve dei girl-group e l'elettricita` dello ska. Go innesta in quello schema la potenza del power-pop. Don't Wanna Behave lo trasforma in un inno adolescenziale. Queen For A Day si lancia in un pazzo country and western, Good For Nothin recupera l'autentico spirito caraibico via i Blondie e Flyin si concentra nostalgicamente sul frenetico singhiozzo ska. Soltanto Enough prova a riflettere sul genere. Sticky e We Owe sono gli unici tributi allo sferragliare dell'hardcore.
Fondendo B52's, Bananarama, Go-go's, Madness, Rancid, Fastback e Green Day, i DHC hanno coniato l'idioma perfetto per il divertimento adolescenziale degli anni Novanta.

Honey I'm Homely (1997) continuo` il progetto con verve intatta. Il piglio spavaldo e un po' androgino di Elyse Rogers, il controcanto etereo di Karina Denike`, le loro armonie vocali (reminescenti tanto dei girl-group quanto dei gruppi vocali femminili degli anni '40) costituiscono combustibile prezioso. Gli strumenti devono soltanto scandire il tempo in levare. Anche i riff di chitarra hanno una funzione prevalentemente ritmica. La combinazione di melodie accattivanti e di cadenze trascinanti promuove subito Lost Again fra i classici del genere. Questa volta, pero`, le melodie sono meno memorabili, e talvolta le chitarre tentano di compensare la carenza con assoli squillanti che non sono molto appropriati. D'altronde sarebbe difficile per chiunque ripetere Lockjaw. Il gruppo preferisce cosi` concentrarsi sulla varieta`: la filastrocca spedita di Salted alternata al jump blues da saloon di Next To You, il country galoppante di Whisky And Gin alternato al power-pop di Mr Blue. Allontanandosi sempre piu` dallo ska delle origini, il gruppo perviene al poderoso ritmo saltellante di The Truth About Me, un brano da antologia, ma da non da antologia di ska-punk. Ai nostalgici basteranno invece le grottesche fanfare reggae di Cold Shower.

The six-song EP Blue Plate Special (MCA, 1998) collects two tracks that appeared on soundtracks, She's Trying and Lady Luck.

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