Glenn Danzig
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Initium , 7/10
November-Coming-Fire, 6/10
Final Descent, 5/10
Danzig, 7/10
Lucifuge , 6/10
How The Gods Kill , 6/10
Black Aria , 6/10
4 , 5/10
Blackaciddevil , 4/10
6:66 Satan's Child , 5/10
777 I Luciferi , 5/10
Circle of Snakes (2004), 5/10
Deth Red Sabaoth (2010), 5/10
Eerie Von: Uneasy Listening , 6/10
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Glenn Danzig, prima con i Misfits e i Samhain e poi da solo, e` stato una delle massime icone del rock gotico, capace di personificare come nessun altro quel misto di apocalisse e sciamanismo che si cela dietro ogni racconto dell'orrore. Non a caso e` stato anche uno dei massimi discepoli di Jim Morrison.

In piu` Danzig ha assorbito un pizzico di cultura Nietzsche-iana del "superuomo". Danzig non e` una figura di culto: "e`" il culto di quella figura.

I titanici "call and response" di Danzig (Samhain e Mother Of Mercy dei Samhain, Am I Demon e Mother dal primo dei Danzig, Long Way Back To Hell e Devil's Plaything dal secondo, Bodies e Sistinas dal terzo) hanno un loro posto in quella storia del gotico musicale che parte da Robert Johnson e arriva a Nick Cave.

Nella musica di Danzig il riferimento alla sottocultura horror e` esplicito: il teschio dei Misfit era tratto da un serial televisivo, "The Crimson Ghost", mentre quello dei Samhain e` lo stesso usato dalla Marvel per il fumetto Crystar; i Misfits si sciolsero la notte di Halloween del 1983; la calligrafia con cui veniva scritto il nome Misfits era la stessa dei fumetti "Eerie and Creepy" e "Famous Monsters Of Filmland"; molti titoli (da "Night Of The Living Dead" a "Die Die My Darling") sono copiati da film celebri dell'orrore; la copertina di Walk Among Us e` il poster di "Earth Vs The Spider"; la copertina del primo Misfits riporta la fotografia del ragno protagonista di un episodio intitolato "The Zanti Misfits" del serial televisivo "The Outer Limits". (Danzig, prima di diventare un musicista rock, si manteneva scrivendo recensioni di film dell'orrore...)

E` all'insegna di questa sottocultura che Danzig ha riscoperto le personalita` maledette di Jim Morrison e di Roy Orbison, entrambi condannati dal destino e dalla loro arte. Le messe nere che officia non fanno che iterare all'infinito quel rosario di disperazione che l'alienazione dei bianchi ha deformato dal blues dei neri. La sua voce potente e flessibile domina quelle sceneggiate teatrali come pochi grandi istrioni dello show business hanno saputo fare.

Sciolti i Misfits, Glenn Danzig (che nel 1981 aveva gia` pubblicato da solo il 45 giri Who Killed Marilyn) formo` un power-trio con il batterista Steve Zing e il bassista Eerie Von. A nome Samhain usci` alla fine del 1984 Initium (Plan 9). La musica era piu` o meno lo stesso hardcore "nero" dei Misfits, con appena un po' piu` di "metallo" e di "glam". I testi erano molto piu` macabri, dedicati al paganesimo. La differenza principale era costituita in realta` dall'emergere prepotente della personalita` egomaniaca di Danzig. La sigla del gruppo, Samhain, forse l'apice della sua arte "nera", la lunga e onirica Archangel, la tribale e misteriosa The Howl, e All Murder All Guts All Fun, il brano piu` prossimo all'insano divertimento dei primi Misfits, si aggiungono al repertorio dei classici del male.

L'EP Unholy Passion indulge in quell'horror ottenendo talvolta effetti ancor piu` clowneschi (ma involontari) dei Misfits. La title-track, Moribund e The Hungry End sono tanto impeccabili quanto prevedibili esibizioni di un acquisito manierismo da parte di un demone tanto malvagio quanto loquace.

L'avventura dei Samhain termina nel 1986 con il secondo album, November-Coming-Fire. Accentuati ulteriormente lo spirito gotico delle canzoni (anche se i testi affrontano adesso temi meno sanguinari), il registro tenebroso del suo ululato, la pesantezza d'oltretomba delle cadenze, Danzig padroneggia la musica istrione e sciamano. Le propensioni verso l'heavymetal, evidenti in Halloween II, non possono mascherare che nelle vene di Danzig scorre in realta` un powerpop alla Nick Lowe: In My Grip e Let The Day Begin sono i brani piu` trascinanti, quelli piu` degni dei primi Misfits. Il suo grossolano Grand Guignol prosegue nelle sceneggiate corali e sguaiate di Mother Of Mercy e November's Fire, gode un eccesso di perversione nell'ossessiva danse macabre di Human Pony Girl, e si sublima per un attimo in To Walk The Night, con arrangiamenti tanto atmosferici da far ricordare i Doors.

(Il postumo Final Descent rivelera` almeno un inedito di valore: Lords Of The Left Hand).

Il suo universo di vampiri, marziani, cannibali, licantropi, zombie, fantasmi, demoni, assassini non ha alcuno spessore intellettuale, ma riesce comunque a ben rappresentare il suo tempo. Nelle sue fantasie morbose rivivono infatti gli incubi sociali di un popolo di disadattati, esattamente come nel cinema di serie B (a cui i suoi testi sono stati spesso paragonati) si riflettono le angosce della classe media. Danzig ha dichiarato di voler demolire l'immagine del Male come opposto del Bene inculcataci dalle autorita` religiose e laiche e restituirgli la valenza piu` ambigua che ha presso le civilta` pagane. Ogni suo disco puo` in effetti essere interpretato come una morality play di un mondo in cui il confine fra Bene e Male e` stato spostato in un punto ignoto.

Approfittando di un'esplosione di interesse per i Misfits, Danzig si circondo` di una formazione da super-gruppo (Eerie Von al basso, John Christ alla chitarra e Chuck Biscuits alla batteria, l'ex D.O.A.) e lancio` ufficialmente la propria carriera solista (e una massiccia campagna pubblicitaria a favore della propria personalita` demoniaca) con l'album Danzig (Def American, 1988).
Rallentando il ritmo ad arte secondo i dettami dei maestri dell'horror-rock, i Black Sabbath, Danzig mette in risalto la qualita` ritualistica della sua musica: Am I Demon (il brano piu` "sabbathiano") e Mother (il piu` teatrale, e anche l'hit di turno) risuonano (a frequenze estremamente basse!) di un potere suggestivo che e` innanzitutto mitologico, e infatti diventeranno celebri presso i suoi fan come le parabole dei Vangeli. Talvolta le atmosfere funeree sono fini a se stesse, come in Twist Of Cain, quasi Kiss, ma, abbassandosi improvvisamente in un blues criptico, con She Rides Danzig torna a lambire, con piu` efficacia che mai, il mito dei Doors.
Diversi brani dimostrano quanto le sue composizioni (e soprattutto le sue interpretazioni) debbano alle "radici" nere del rock: per esempio in Soul On Fire dietro il trucco volgare dell'arrangiamento heavymetal si intravede la filigrana di uno spiritual; le sue eccezionali doti di crooner emergono prepotentemente nel modo in cui "porta" la melodia altisonante di Not Of This World. Fra le righe si puo` notare come le sue canzoni stiano acquistando un maggiore spessore psicologico: brani come Am I Demon e Twist Of Cain non esaltano il Male, ma al contrario dipingono personalita` lancinate dall'angoscia, trasmettendo un senso di disperata solitudine degno di un Roy Orbison (suo idolo).

Lucifuge (Def American, 1990) presenta somiglianze ancor piu` palesi con i Doors (e con il baritono di Morrison) e, forse anche come conseguenza di cio`, un feeling ancor piu` "nero": Long Way Back To Hell e` uno dei suoi vertici di cantante, un boogie in cui Danzig da` sfoggio delle sue doti di crooner e di shouter altamente drammatico; 777 e` uno spiritual stravolto ed esasperato fino a diventare ossessivo e stordente; Killer Wolf (aiutato dal chitarrismo di Christ, degno dei grandi del Delta) e` il blues piu` strascicato della sua carriera. In tal modo alla fine sembra di ascoltare piu` gli AC/DC, o al massimo gli Aerosmith, che non i Black Sabbath, benche' il power-trio stia sempre aggrappato alle cadenze ipnotiche di questi. I'm The One e` addirittura uno shuffle acustico di palude voodoo cantato con un alternarsi di sussurri e grida nel registro spettrale di Presley; e in Blood And Tears Danzig non esita neppure a sfruttare il mezzo di una ballata da balera degli anni '50.
Ma soprattutto e` il disco di un artista sempre piu` tormentato, che si aggira solo in un universo morale sempre piu` oscuro. Le immagini del Male sono ora delle paranoie e delle metafore. L'"horror-core" dei Misfits, parodia degli anni '50, si sta trasformando in un "folk-core", audio-verite` degli anni '90. Come nel caso del cinema di serie B, anche la sua arte sottoculturale ha finito per riempirsi di significati e valenze profonde e inquietanti.
Il dolore domina supremo. Anche i riff durissimi alla Sabbath, le cadenze pesantissime alla Kiss, le urla viscerali alla Aerosmith dei brani piu` convenzionali, Snakes Of Christ, Tired Of Being Alive e Girl, rivelano una disperazione spaventosa, emozioni laceranti, un horror interiore, tanto da assomigliare piu` a degli spiritual del Male suonati all'Inferno da un complesso di demoni. Sono brani di una potenza e un'intensita` terribili. I vertici drammatici coincidono con le imitazioni piu` fedeli: Devil's Plaything fa il verso a Crystal Ship di Jim Morrison; Her Black Wings rasenta le tonalita` invasate di cui e` capace soltanto un Nick Cave.

Il problema del terzo album, How The Gods Kill (Def American, 1992), e` che risuonano sempre e ancora i riff macabri e solenni dei Black Sabbath (Godless, alla Children Of The Grave) e le scariche di tensione dei Led Zeppelin (Bodies, imitazione fedele di How Many More Times). Ma Danzig, ormai istrione smaliziato, con i suoi "shout" sensazionalisti puo` comunicare una violentissima scossa emotiva anche nei contesti piu` banali, come fa nel crescendo drammatico di Anything, nei terribili fremiti blues di Heart Of The Devil e soprattutto nell'esplosiva Left Hand Black (incedere alla Born To Be Wild). Culmine del disco e` la ballata Sistinas, nella quale ancora una volta Danzig abbandona il Grand Guignol sbraitato di sua invenzione e coniuga invece le "voci" metaforiche di Cave, Morrison e Presley per un'escursione vampiresca nei recessi piu` torbidi dell'animo umano.
Quando indovina la cadenza e il registro giusti, nessuno sa attanagliare come lui. Tutto il suo sinistro universo di demoni e dannati acquista allora un valore allegorico e le canzoni diventano parabole di vita (invece che aneddoti di morte).

Mentre l'EP Thrall (1993) sfrutta l'enorme popolarita` del quartetto, ma senza aggiungere nulla di significativo (soltanto due le nuove composizioni, It's Coming Down e The Violet Fire), la prima opera veramente solista di Danzig e` una sinfonia in nove movimenti: Black Aria (Plan 9, 1992). E` un po' il suo "666" (Aphrodite's Child), un disco tutto all'insegna delle religioni nere.

4 (American, 1994) e` una grossa delusione. Sterile e floscio, il disco e` una cantilena di ripetizioni di se stesso, con l'aggravante di mascherare la stanchezza creativa con arrangiamenti piu` appariscenti. Cantspeak (tastiere, distorsioni, drum-machine) e Sadistikal (quasi una jam cosmico-psichedelica) riescono comunque a sfruttare i nuovi mezzi con intelligenza, mentre i requiem vecchia maniera sembrano terribilmente datati. Alla fine dell'anno Chuck Biscuits lascia il gruppo.

Blackaciddevil (Hollywood, 1996), sommerso da una coltre di distorsioni e infarcito di drum machine che proseguono gli esperimenti di IV, ha ancor meno da offrire: a parte 7th House, Sacrifice e Power of Darkness, le altre canzoni sono soporifere. Non spaventerebbero neppure Siouxsie.

Per inciso, Eerie Von, bassista di Samhain e Danzig, ha fatto comunella con tale Mike Morance per registrare un disco di assoluta originalita`, Uneasy Listening (Caroline, 1996) Prendendo a prestito stereotipi della musica sinfonica classica e delle colonne sonore dell'horror, il duo ha composto otto brani che spaziano dal Cinerarium Waltz un po' minimalista d'apertura al soave rondo` barocco di Into The light di chiusura, dalla marcia funebre per fanfara di fiati di Misery's Drag allo swingante tema per sassofono e pianoforte di Nightmare. Witches Lament, fra borboglii elettronici e gorgheggi d'opera, sarebbe potuta diventare una suite gotica di dimensioni colossali, ma il duo non sa osare tanto.

Danzig's satanic postures sound like self-parodies on 6:66 Satan's Child (Nuclear Blast, 1999), an album that weds the productions of heavy-metal bands and the production of dance music. The operation succeeds in Firemass and Belly Of The Beast, but fails in too many pompous tracks. On the other hand, Danzig remembers his original self in a couple of ghostly ballads: Cold Eternal and Thirteen.

Live On The Black Hand Side (Restless, 2001) is a double live album.

On 777 I Luciferi (Spitfire, 2002) Danzig is still offering top-notch heavy metal with gothic overtones (the suite The Coldest Sun), but it is hard to digest the 10th version of a dejavu riff and the 20th version of a horror story. It is unfortunate that so much talent gets wasted in such trivial reiteration of his career.

Prong's guitarist Tommy Victor helped Danzig on Circle of Snakes (Regain, 2004).

Deth Red Sabaoth (2010), the first album of new material in six years, sounded like a cartoonish reenactment of an old joke, and not a particularly funny one.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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