Drunk Tank
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Self-titled , 7/10
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I Drunk Tank (cresciuti a Chicago, ma emigrati a New York) sono fra i migliori discepoli dei Big Black: canto lincatropo (Julian Mills), schitarrate atonali, cadenze stordenti, basso ossessivo, armonie orrendamente dense e fratturate danno luogo a un sound tenebroso e claustrofobico, ruvido e fragoroso. Heyride, un assordante delirium tremens, Mary Worth, una grandinata di urla sguaiate e di rumori martellanti, Scissors, una tortura incessante di scordature, sono i primi eccessi sonori di questi maniaci criminali del post-punk.

L'album di debutto del 1991 (per la Radial) e` un concentrato di suoni estremi, sputati come grumi di sangue nella maniera dei primi Jesus Lizard. Dalla brutale slamdance per gorilla di Hoy Ditch e End Bite ai selvaggi sabba alla MC5 di Stranger Danger e Lamb's Farm non esistono limiti alla devastazione che le loro armonie possono causare. Le dissonanze di Diesel Slug e lo strumentale Freak Of Nature completano il quadro di questa incommensurabile "wasteland".

Riprendendo il rock la` dove Steve Albini e Charles Tolnay lo avevano lasciato, e tentando di farne un'arte ancor piu` violenta, che viva soltanto di grandi emozioni, i Drunk Tank irradiano un'aura ancor piu` malvagia, una follia ancor piu` anarchica, un impulso omicida ancor piu` sfrenato dei loro maestri. Giunti ai confini estremi della musica, si entra in una landa senza sole e nel buio si viene bombardati da suoni terribili. Mostruoso e senz'anima.

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