Flour
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Flour , 6.5/10
Luv 713 , 7/10
Machinery Hill , 5/10
Fourth & Final , 5/10
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Flour fu uno dei primi progetti "lo-fi". Il nome nasconde in realta` un uomo solo, l'ex bassista dei Rifle Sport e dei Breaking Circus, Peter Conway.

Flour (Touch & Go, 1988), con Rey Washam alla batteria (che supplementa la rhythm-box del leader), presenta climi cupi e opprimenti alla "dark punk", ma aumentando l'energia con dosi di Helios Creed e agghindandola con ritornelli scorrevoli. Buone melodie, pareti massicce di distorsioni e ritmi scapigliati sostengono infatti One By One, mentre tutto sfoca nel cadenzato pow-wow di Starts A Fire, forse l'apice del disco. L'influenza di Albini e` evidente nelle scosse sismiche di Red, ma l'altra faccia di Flour e` quella di Blood, ovvero di un techno con battito meccanico e riff intermittenti da heavymetal. Flour, capace tanto della psichedelia piu` narcotica (Love) quanto dell'hardrock piu` martellante (Grey), ha indubbiamente un "orecchio" esecutivo non comune.

Conway si allontana dai modelli originali nel secondo Luv 713 (Touch & Go, 1990), che mette a frutto il proprio lessico estremista nel rap-metal di Rain Reign, pur senza rinunciare ad edificare una musica tetra ed ossessiva, che ricorre spesso a distorsioni ipnotiche (Bodies On Fire) o marziali ed esplosive (Fish Or Cut Bait, con gorgheggi da novelty e passo da sabba, sorta di continuazione di Starts A Fire). Uno dei suoi trucchi preferiti consiste nel lanciare la drum-machine a piena velocita` e poi raddoppiarne il ritmo con mitragliate altrettanto frenetiche di distorsioni chitarristiche (The Face, Love Kills). Conway ha poi un debole per fondere cadenze martellanti e bisbigli vellutati e da questa semplice formula ottiene canzoni d'ottima fattura (Nicky's Sister). L'opera va in gloria con lo strumentale MIDI This, un carillon sgangherato e tutto distorto che ha l'aria di una parodia dell'alta tecnologia musicale del moderno kitsch. Divertendosi e divertendo, i Flour aggiungono un importante tassello alla storia della musica alternativa.

Machinery Hill (Touch & Go, 1991) tentera` invece una fusione di heavymetal e synth-pop per farne la versione cyberpunk dei Big Black, con risultati decorosi soltanto nei ritornelli di Sometimes e Pig Knuckled Crown, e soprattutto nella trascinante Horseflesh.

L'auto-proclamato Fourth & Final (Touch & Go, 1994) accentua la sperimentazione di Conway in quella direzione, pervenendo a risultati vicini ai Chrome nello strumentale Sled, ma, ancora una volta, mostrando il proprio talento soltanto nelle melodie piu` orecchiabili: quella di nuovo da synthpop di Rust With Me e quella da shoegazer di Cyannized, entrambe immerse in una pioggia di distorsioni.

Nonostante le ultime prove siano un po' scialbe, Conway rimane uno degli "indipendenti" piu` geniali in circolazione. Conway ha sostanzialmente sposato trance e nevrosi, ponendosi al confine fra il rock demenziale di Kramer e la musica "industriale".

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