Gravitar


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Chinga Su Corazon, 7.5/10
Gravitar, 8/10
Now The Road Of Knives, 7.5/10
You Must First Learn To Draw The Real, 6.5/10
Edifier , 6/10
Freedom Is Another Word , 6/10
Persona: Maximal , 6/10
Persona: Uptight , 6.5/10
Gaffle, 6/10
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I Gravitar vennero formati nel Michigan da Geoff Walker (voce, chitarra, clarinetto), Harold Richardson (chitarra) ed Eric Cook (batteria e percussioni). La loro musica rappresenta lo stato dell'arte nel campo del rumorismo e si ispira tanto all'avanguardia classica, quanto al free-jazz quanto al rock psichedelico.

Dopo due album autoprodotti, Chinga Su Corazon (Charnel, 1993) presento` i Gravitar come un ponte fra i tardi psichedelici e i moderni gotici. Il tour de force di Alpha 115 propone un quarto d'ora di dissonanze spettrali, prima incalzate dal torrente voodoo in crescendo del batterista Eric Cook e poi lasciate fluttuare oniricamente sullo sfondo, fuse con il blaterare confuso e filtrato del cantante. Man mano che le urla prendono consistenza e le chitarre prendono a bruciare, il macabro rituale industriale dei Throbbing Gristle si tinge dei colori orrifici del Careful With That Axe dei Pink Floyd e con le bolge infernali dei Red Crayola.
Il vortice in cui si libra Bludgeon (12 minuti) prende quota da una viscerale baraonda free-jazz e da evoluzioni titaniche alla Jimi Hendrix. Moist (17 minuti) e` una suite ancor piu` sperimentale, un rumore cupo continuo dal quale si levano grida agghiaccianti e turpi miasmi di chitarre, mentre la batteria continua a picchiare un ritmo ossessivo. E` la colonna sonora dell'elettrocardiogramma di un uomo soggetto da tempo immemore a un'efferata tortura.
Le chitarre super-distorte di Walter e Richardson non allentano la morsa nella bolgia alla Helios Creed di Evil Monkey Boy e nel pow-wow allucinato di El Melveno. Grazie al battito disumano di Cook, anche le distorsioni piu` selvagge e cacofoniche conservano la forma compatta della canzone e non danno l'impressione della jam dilatata.
Per tutto il disco si avvertono le influenze formative di Throbbing Gristle e Red Crayola, della musica industriale e della musica psichedelica.

Gravitar (1995) porto` alla luce il vero ego sinistro della banda, quello della cacofonia piu` brada a ritmo punk, oltre la musica horror-industriale dei Throbbing Gristle e verso i Neu (vedi gli otto minuti di delirio sconnesso di It It's Wrong e i sette di grottesca baldanzosita` di Automaton), fra la Metal Machine Music di Lou Reed e il rock spaziale degli Hawkwind (vedi il chiasso metallico di Strained), fra i Crash Worship e i Red Crayola (vedi la sarabanda indemoniata di Dust Devil).
La lunga Why Is It So Hard e` degna di stare al fianco dei massimi capolavori dell'acid-rock, e il riff cavernoso di Krug Calling Retik a passo di pow-wow fara` venire i brividi agli amanti dell'hard-rock psichedelico. La messa nera si chiude con il caos di borboglii e sibili infernali a ritmo incalzante di Dirt Burglar. Il canto e` un puro accessorio: la musica e` il cataclisma creato da chitarra e batteria. I loro sfrenati rituali eseguiti con demenziale grandeur li pongono fra i piu` truci mostri del rock'n'roll.

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Now The Road Of Knives (Charnel, 1997), con Michael Walker al posto di Richardson, sembra un disco dei Chrome suonato a doppia velocita` con quattro cloni di Jimi Hendrix alla chitarra e una tribu` dell'Angola alle percussioni.
Rispetto ai primi lavori, che erano interamente e rigorosamente improvvisati dal vivo, il gruppo usa per la prima volta la tecnologia di studio per "editare" il sound. Non che faccia alcuna differenza: la cacofonia rimane totale, bestiale, continua e assoluta.
McCoy riparte dal loro entroterra preferito, dai vortici ritmici dei Chrome sullo sfondo di una parete massiccia di distorsioni, sulla quale si schiantano scariche intermittenti di riff.
Questo e` soltanto l'inizio. Il quarto d'ora successivo, intitolato Real II, fa man bassa della tradizione di incadescenze free-jazz dei Borbetomagus, dei glissando galattici di Hendrix, delle esperienze piu` turpi e devastanti del rock di Detroit: il caos assume connotati apocalittici, la batteria tempesta come se fosse giunto il giorno del Giudizio Universale, le chitarre si accavallano in un'orgia senza limiti. Verso la fine un drone immane sembra risucchiare il rumore verso un buco nero a velocita` ultrasonica, ma poi il bailamme riprende imperterrito, bestiale, spaventoso, assoluto.
L'arte dei Gravitar non e` comunque fatta di sola forza bruta. Leelanau si apre con alcuni rintocchi dissonanti contrapposti ai lamenti altissimi dei fiati sotto il solito fuoco incrociato delle chitarre, e, per quanto i riff salgano di intensita` nella solita maniera dirompente, sono i nitriti e i barriti dei fiati (su una cadenza marziale della batteria) a conferire al brano un tono metafisico: sagome sinistre prendono forma nella penombra di questi abissi sonori.
Il trio dimostra che un brano non e` soltanto melodia. Anzi, nel loro caso e` tutto fuorche' melodia. I Gravitar operano su quelli che normalmente sarebbero gli arrangiamenti, dilatandoli a dismisura, detonandoli oltre l'udibile, esasperandone le qualita` ritmiche e timbriche. Cosi` Catadrone vive esclusivamente di scosse telluriche e di distorsioni stridenti, ed e` pure uno dei momenti piu` intensi (certamente agghiaccianti) dell'opera.
Ma indubbiamente il grosso dell'opera non sfoggia il benche' minimo grado di sofisticazione. Fra metronomie infernali alla Neu, distorsioni raccapriccianti e progressioni da cardiopalmo si fa largo una visione sempre piu` scura di danze valpurgiche della fine dei tempi, da Nellcotte a quel miniconcerto per bombardamenti a tappeto che e` Christmas Only Comes Once Ever.
Verso la fine il trio si concede alla sperimentazione di forme ancor piu` eterodosse, come nel lungo collage di suoni e voci in liberta` di I Know, nel punk-rock afono di Brain Circus, o nel surreale G's Dub.

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(Translation by/ Tradotto da Micol Sorrentino)

Un gruppo di registrazioni del 1996 (in parte edite su cassetta) costituisce You Must First Learn To Draw The Real (Monotremata, 2000), che spesso eguaglia il vigore e l'intensita` dei loro capolavori. Queste jams improvvisate trascendono il rock psichedelico. Spesso danno l'impressione di riprodurre con la chitarra le sequenze cosmic-jazz di John Coltrane e Sun Ra. L'epica chitarra di Geoff Walker percorre l'intera scala di Hendrixiana. A volte la batteria di Eric Cook rappresenta la catartica distruzione che concede una rinascita o il silenzioso osservatore di un cataclisma di proporzioni bibliche. Il bombardamento dell'altra chitarra fornisce uno sfondo per la performance. Night Dub e` un pezzo ipnotico che con un calmo ritmo sconnesso concede alla chitarra di sganciare cascate di suoni metallici. Il gruppo esaurisce il proprio repertorio cacofonico nell' assolutamente crudo Blues For Charlie. Il feroce, frenetico, propulsivo turbine di URR rientra tra i pił intensi attacchi di rock and roll di tutti i tempi. Rocket To Dearborn, un'opera che dura sedici minuti, e` un'immortale raga imperniata sui riverberi e sui suoni acuti di un'unica chitarra. Contrariamente ad una prima impressione, si tratta di pezzi accuratamente musicati che impiegano effetti di chitarra in maniera quasi scientifica raggiungendo ritmi matematicamente calcolati. La psichedelia esuberante dei primi album e` stata soppiantata da una forma d'arte piu` ricercata e persino pretenziosa.

A set of rarities and unreleased tracks from 1996 make up You Must First Learn To Draw The Real (Monotremata, 2000), a collection that often matches the power and intensity of their masterpieces. These improvised jams transcend psychedelic rock. Often they sound like a guitar transcription of John Coltrane's and Sun Ra's cosmic-jazz suites. Geoff Walker's epic guitar runs the gamut of Hendrixiana. Eric Cook's drumming is sometimes the cathartic destruction that allows for rebirth and sometimes the quiet observer of a cataclysm of biblical proportions. The other guitar's carpet bombing sets a background for the act. Night Dub is a hypnotic piece that lays a steady, disjointed rhythm for the guitar to drop cascades of metallic tones. The band exhausts its cacophonous repertory in the sublimely raw Blues For Charlie. The ferocious, frenzied, propulsive maelstrom of URR ranks among the most intense rock and roll attacks of all times. The sixteen-minutes opus Rocket To Dearborn is an ever fainting raga that centers on one guitar's wall of reverbs and squeaks. Contrary to first impression, these are carefully orchestrated pieces that employ guitar effects in a scientific way and match it to mathematically calculated rhythms. The ebullient psychedelia of the early albums has been supplanted by a far more refined, even pretentious, art.
(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Gravitar's Edifier (Manifold, 2000) collects 1997 recordings (Geoff Walker, Mike Walker and Eric Cook) in their preferred form of extended instrumental jams. It opens with one of their typical pounding, distorted infernos, but Eskimo Angel, that appears to be a series of variations over the theme of Donovan's Hurdy Gurdy Man, Deep And Wide, steeped into Helios Creed-ian guitar and terrifying drumming, and the majestic Rocket To Dearborn, driven by shrill, mantra-like vocalizing and a continuous guitar freakout (the latter two stretching to 16 minutes each) are vastly more organized than it appears. These "left-over" sessions display the same creative fury of Now The Road Of Knives.

More (untitled) 1997 sessions surface on Freedom's Just Another Word For Never Getting Paid (Enterruption, 2001). Three 16-minute jams stand out. The first track could be a Captain Beefheart track, especially one of the long, skewed blues jams on Mirror Man, but of course the sheer intensity and loudness brings the concept to a new level of dementia. The second track has more experimentation than ever in all the parts, sounding more like free-jazz than acid-rock although the rhythm is distinctly and loudly rock.
The fourth Freedom is one of their most original pieces, always changing perspective and intensity. Amid frantic drumming and Hendrix-ian doodling, it reinvents the concept of space jam coined by Pink Floyd's Astronomy Domine.
One should also note that the third track is one of their most powerful missiles ever and the fifth track boasts a booming blues riff haflway between Blue Cheer and Black Sabbath (stoner rockers take note).

Gaffle are Mike Walker (guitar and vocals), Matt Kantor (bass) and Eric Cook (drums). Their self-titled LP contains eight pieces that are quite different from Gravitar's sound. The hysterical guitar wail, the melodic bass line, the scorching distortions, the apocalyptic drumming of With Respect build a bridge between a fusion of Big Black, Pere Ubu, Hawkwind and early Pink Floyd. Dissonance and frenzy pen Splitting Bugs fits of hardcore depression, psychodramas of post-punk neuroses. Not Leaving couples a ferocious riff in the vein of Pink Floyd's The Nile Song with a soft-hard dynamics a` la Nirvana. If Nothing Else weds 13th Floor Elevator and disjointed Birthday Party screaming. As an introductory work, this LP sounds ambitious and terrifying.

Persona is Eric Cook's side project that deals with electronic, tape and computer music instead of massively distorted psychedelic rock. His debut album was Maximal (Vinyl Communications, 2000), recorded in 1998, opens with the demented ballet of Release the Dogs in a light, almost comic mood, a mood that returns in the (relatively friendly) percussive assault of Dingspumm, but the schizoid polyrhythms of Mandate , the pounding, industrial bacchanal of SugarSnapPeaze , the robotic counterpoint of Mechamuezzin, and the dissonant fragments of Thumper paint a different soundscape, one of extreme tension and post-nuclear devastation. The closest thing to a dance track to emerge from this wasteland is Crumblebum, a symphony of wild scratches and booming frequencies. Alien life roams the ruins, camouflaged inside the jazzy Waiting for Matika and the dubby Sacrahackradubmix, the two pieces that link Persona with the traditional musical genres, although in a ghostly and deconstructed manner.

Persona's Uptight (Simulated, 2000), recorded in 1999 but released before Maximal, expands on the ideas of the avantgarde by employing very extreme sounds and very extreme combinations of sounds. The frantic beats and middle-eastern drones of Poig constitute an oxymoron. Uptight is classical music for truly mad people, like Frank Zappa or Edgar Varese performing Chopin. Equally childish and exuberant, Cycles toys with polyrhythmic chaos.
The post-industrial music of LRS SHM is the soundtrack to an army of invading aliens and the factories where they were incubated (with a touch of Residents); and Dee-Dop is perhaps their war dance. RIM Recycler exhales a miasma of alien frequencies over a whole repertory of grotesque beats.
A new level of schizophrenia is reached with 100 Years Of Jazz, a cubistic deconstruction of fanfares, jamming and propulsive big-band music (with an immensely creative use of loops, drumming and sound effects), soon matched by the funk nightmare Cyloid.
The album's most sophisticated piece could be Europa, a concerto of liquid, subaquatic tones, somewhere between Weather Report and Morton Subotnick.
The palette is broad. Rhythm rules, whether in a hyper-active, drum'n'bass form or in a completely noisy, deranged form. Every track has some sonic trick to commend itself.
Ultimately, Uptight is a collection of futuristic vignettes in the vein of Brian Eno's Before And After Science.

Persona's My Future Is Not Yours (Simulated, 2001), a collaboration with Control Panel, shifts the emphasis on thick, intricate and sometimes symphonic textures.

Persona's saga continued with the shrill electronica of Fencesitter (2002) and metal-industrial music of Splinter (2002).

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