Grifters
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
So Happy Together, 8/10
One Sock Missing, 7/10
Crappin You Negative, 6/10
Eureka, 7.5/10 (EP)
Ain't My Lookout, 6.5/10
Hot Monkey: Lion, 5/10
Hot Monkey: More Than Lazy, 5/10
Those Bastard Souls: Twentieth Century Chemical, 6/10
Full Blown Possession, 5/10
Those Bastard Souls: Debt & Departure , 6/10
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Il trio di Scott Taylor (canto e chitarra, ex Bob), Tripp Lamkins (basso) e David Shouse (canto e batteria), affiancati da un cantante, registro' come A Band Called Bud una cassetta autoprodotta prima di cambiare nome in Grifters (dal romanzo di Jim Thompson), assumere Stan Gallimore (batteria, anche lui ex Bob), spostare Shouse alla seconda chitarra, e presentarsi con un singolo (Disfigurhead) e un EP (Six-Eleven, in particolare Snake Oil) all'avanguardia del "noise-rock". Stanziati a Memphis (nel Tennessee), i Grifters ignorano del tutto le scuole locali di soul e country, e guardano invece a New York e a San Francisco, ma anche al Texas (Pain Teens), verso le crisi sonore piu' acute del post-punk.

L'album del 1992, So Happy Together (Sonic Noise), e' uno dei piu' radicali ed originali del genere. Pastiche psico-industriale suonato in maniera barbara e prodotto in maniera ancor piu' grezza, e' un'opera che di fatto segna un ritorno all'etica e all'estetica della new wave. Per lo piu' si tratta di frammenti, schizzi, appunti per una musica del dopo-Apocalisse, come in Hate i ritmi androidi e i vocalizzi filtrati alla Residents (la canzone era il capolavoro dei Bob, originariamente pubblicato su nastro nel 1985); o in Love Explosion il boogie cavernoso e quasi anthemico alla Stooges; o in Wreck il rhythm and blues "sporco" alla Stones immerso in folate di distorsioni. Le sonorita' raggiungono livelli prossimi all'inascoltabile nei crescendo epilettici di Dry Bones, senza la benche' minima linea melodica, e nelle (ancor meno melodiche) sventagliate di puro rumor bianco di 10,000. L'umore e' il piu' depresso, dissociato, nevrotico, fino agli abissi di follia malinconica di Tat (delirio/deliquio con pochi stonati accordi di sottofondo) e Want (lamenti di dannato in un clima di tensione spasmodica). Il gruppo si rifa' piu' palesemente alla psichedelia per la ballata psicotica di Clot, accompagnata da sventagliate heavymetal e disturbi radiofonici, e per l'urlo disperato (ma se non altro musicale) di Meanwhile.

One Sock Missing (Shangri-La, 1993) e' una fiera grottesca di blues ricombinanti alla Beefheart, come Tupelo Moan e Corolla Hoist, e di sarabande abrasive che mescolano Red Crayola e Pussy Galore, come Encrusted. Sotto la crosta di deragliamenti armonici e di esecuzioni (volutamente) approssimative si nasconde pero' del sano powerpop, come nel caso di She Blows Blasts Of Static (nonostante tutti i suoi alti e bassi, le pause improvvise e cosi' via), e dell'insano acidrock, come palesato da Casual Years. E senza paura di sfregiare i classici: l'andatura decadente dei Velvet Underground in Shark (nonostante le fasi alternate in sordina, le perdite di giri e il rombo di tuba) e il punkrock sferragliante dei Ramones in Teenage Jesus. Non meno iconoclasta e' la fantasia esibita nei brevi intermezzi surreali sparsi qua e la', in particolare #1 e Wonder.

Rispetto agli schizzi astratti di quelle opere, Crappin' You Negative (Shangri-La, 1994) conserva lo stesso piglio sornione e distratto, ma, con il passare del tempo, a prendere il sopravvento sembra essere il blues, che pervade quasi tutti i brani, sia pur in forme diverse (cadaverico/nevrotica in Rats, potente/nervosa in Holmes). Il loro forte rimane comunque l'imprevedibilita', che consegna al repertorio l'armonia torbida e turbolenta di Bronze Cast, che prende in prestito le sincopi chitarristiche dei Television, la sceneggiata voodoo-boogie di Skin Man Palace ("I am the mambo king/wrapped in my tarantula skin"), e il teso strimpellio di Dead Already, imparentato con lo slow-core dei Codeine. Il gruppo prova e riprova la carta del deliquio eroinomane, finche' riesce ad imbroccare la ballata Junkie Blood, tanto agghiacciante quanto tenera, e le progressioni da brivido di Maps Of The Sun. La produzione ha anche portato in primo piano le melodie, che danno l'impressione di mettere ordine nel marasma (soprattutto in Maps Of The Sun e Get Outta That Spaceship). Rispetto ai due album precedenti, questo sembra meno convinto della sua eccentricita', ma non sara' meno spassoso per chi aveva apprezzato i precedenti.

I singoli Queen Of The Table Waters (SubPop) e Stream (Derivative) rimangono fedeli a quello standard, ma l'EP Eureka (Shangri-La, 1995) apre nuove porte. Eureka IV potrebbe essere una ballata esistenziale di Neil Young, se non fosse suonata con il solito pressapochismo. His Jesus Song e` invece uno shuffle demoniaco, cantato nella maniera sguaiata di Mick Jagger, sostenuto da un tribalismo alla Moe Tucker, e sventrato dalle chitarre, l'una hard-rock e l'altra atonale. Slow Day For The Cleaner e` una ballata spettrale dentro la quale i feedback creano un'atmosfera da incubo eroinomane. Accentuando la distorsione del canto e la disgregazione dell'armonia, in Founders Day Parade il gruppo ottiene un effetto che ricorda i Grateful Dead di Aoxomoxoa. Il gioco dei contrasti continua e il gruppo si rifugia di nuovo nella semplicita` con il blues-rock "industriale" di Banjo. X-Ray Hip chiude in maniera violentemente psichedelica, come se il pop infantile del Sgt Pepper venisse suonato da Captain Beefheart.
La pietra dello scandalo e` Whatever Happened to Felix Cole. La canzone piu` pop della loro carriera (fino a quel punto) sarebbe soltanto un boogie sudista chiassoso e volgare se non venisse addomesticata da un ritornello sfacciatamente orecchiabile.
I loro singoli, intanto, continuano a inondare i negozi di dischi: Dildozer (Cherry Smash), Stream (Derivative), Queen Of The Table Waters (SubPop).

Ain't My Lookout (SubPop, 1996) esce di li` a poco, gettando luce sulla situazione. Taylor e Shouse hanno optato per un sound piu` leggero e regolare, e, se l'andatura ubriaca di Mysterious Friends, il ticchettio giapponese di Pretty Notes, il pow wow di Parting Shot, il blues singhiozzante di Day Shift sorreggono adeguatamente le loro litanie modulate altre canzoni (Covered With Flies prima fra tutte) sembrano caricature dei vecchi Grifters. E Last Man Alive non c'entra nulla, una marcetta pop dagli accenti glam che potrebbe essere di Bowie. Lo strumentale Fixed in The Sky (con tanto di violini) e la pomposa e trascinante Radio City Suicide (con tanto di sassofono alla Roxy Music) sembrano essere capitate per caso su un disco dei Grifters. La transizione non potrebbe essere meglio esemplificata dall'ordine dei brani, partendo con quelli che si rifanno in maniera piu` diretta al repertorio dei primi Grifters, passando per quelle che propongono uno stile di compromesso, e finendo in un mondo pop e glam completamente nuovo.

Taylor e` anche Hot Monkey, titolare di due dischi, l'EP Lazy (Shangri-La, 1994) e Lion (Personal Best, 1995). L'album eccelle in una forma demenziale di desert-blues (Arizona, Salt Lick) e in qualche galoppata divertente (Nothin' At All). Il secondo album degli Hot Monkey, More Than Lazy (Shangri-La, 1997), spreca qualche cartuccia (Wheels, Monty Carlo), accanto a rifacimenti delle canzoni dei Grifters.

Shouse pubblica nel 1996 un album solista a nome Those Bastard Souls, Twentieth Century Chemical (Darla, 1996), in cui riprende il discorso glam-pop di Last Man Alive. Subterranean Death Ride Blues, Good Luck Split Town Today, Train To Terminal Boredom e Dirty Looks sono tanto melodiche e pompose da poter figurare in un album dei tardi Beach Boys o Beatles. La languida The Top Ten Zen Offenders (che ricorda il Jimi Hendrix di Voodoo Child) ha il piglio piu` psichedelico. Entreranno in repertorio (e verranno rifatte sul secondo disco dei TBS) anche Remembering Sophie Rhodes e Curious State I'm In (che ricorda So Alive dei Love And Rockets).

Full Blown Possession (SubPop, 1997) esce quando i Grifters hanno probabilmente raggiunto l'apice della loro popolarita`. Per qualche anno hanno rappresentato il compromesso ideale fra le spigolosita` del rock alternativo e la classicita` del rock delle radici. Non trattandosi altro che della formula inventata trentacinque anni fa dai Rolling Stones, non ci stupisce piu` di tanto che le varie Re-Entry Blues e Blood Thirsty Lovers suonino sempre piu` come i classici di Richards & company. Nonostante le buone combustioni blues e funky di Centuries, questo e` un album molto sottotono, molto introverso, molto intimo. Un album in cui contano piu` le parole che i suoni; un album di tempi lenti, sofferti, anemici (la ballad psichedelica di Spaced Out, la serenata country di Sweetest Thing il valzerone di Hours, il blues strascicato di Cigarette.
Persino lo strumentale You Be The Stranger sfoggia una delle atmosfere piu` romantiche della loro carriera. Con tutti i pro e i contro del caso. Molti brani si perdono in prediche logorroiche sui valori morali del sottoproletariato, fatto che avrebbe indubbiamente lusingato Karl Marx, ma che non aggiunge molto al loro carnet musicale. "Raygun" li ha definiti "the best rock band in the world right now". Queste dichiarazioni un po' avventate e imbarazzanti le lascerei fare alle riviste britanniche, che di faccia da perdere non ne hanno piu`. I Grifters sono un'onesta banda di rock and roll, ma nulla di spettacolare.

Quella dei Grifters e' musica dell'alienazione post-industriale, come lo furono quelle dei Pere Ubu e dei Suicide. I Grifters rappresentano l'estremo barbaro del rock post-psichedelico, esattamente come i Flaming Lips ne rappresentano l'estremo barocco.

The Grifters, the project of Tennessee songwriters Scott Taylor and David Shouse, were the terrorists of alt-country: So Happy Together (1992) was to roots-music what Sonic Youth's noise-rock had been to classic rock, a barbaric psycho-industrial bacchanal that rarely coalesced, a merry-go-round of drunk vocals, atonal guitars and erratic rhythms. Just a bit less grotesque and abrasive, One Sock Missing (1993) still evoked the specters of Captain Beefheart, Red Crayola and Pussy Galore. A better structured and bluesier approach surfaced on Crappin' You Negative (1994) and the EP Eureka (1995) achieved a synthesis of sort, offering "tunes" that were both catchy and demonic. Not surprisingly, Ain't My Lookout (1996) and Full Blown Possession (1997) ended up sounding like the Rolling Stones.
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Shouse si dedica ormai quasi soltanto ai Those Bastard Souls, dei quali esce Debt & Departure (V2, 1999). Shouse e` riuscito a mettere insieme una spettacolare formazione a sei: Joan Wasser dei Dambuilders al violino, Dana Colley dei Morphine al sassofono, Michael Tighe (accompagnatore di Jeff Buckley) alla chitarra, Matt Fields dei Red Red Meat al basso e Kevin March dei Dambuilders alla batteria. Oltre a un rifacimento di Spaced Out in forma di ballata pianistica, e alla revisione di quattro canzoni del primo album dei Those Bastard Souls, fra cui Curious State, Shouse scodella un nugolo di ballate melodiche che sono quasi l'opposto della carriera dei Grifters. Un elegante romanticismo impreziosisce Blow Your Mind, Telegram e il valzer funereo di Wake Of Your Flood. Shouse is focusing on his Those Bastard Souls, whose second album is Debt & Departure (V2, 1999). Shouse managed to put together an amazing six-pieces line-up, which includes Joan Wasser of the Dambuilders on violin, Dana Colley of Morphine on saxophone, Michael Tighe (who played with Jeff Buckley) on guitar, Matt Fields of Red Red Meat on bass and Kevin March of the Dambuilders on drums. Besides rewriting Spaced Out in form of piano ballad, and besides remaking four songs from the first Those Bastard Souls record (including the standout Curious State), Shouse bakes a bunch of melancholy ballads which are almost the opposite of everything the Grifters are known for. An elegant romanticism permeates Blow Your Mind, Telegram and the gloomy waltz of Wake Of Your Flood.
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