Hetch Hetchy
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Swollen (1990), 7/10 Links:

Dalle ceneri dei leggendari OH-OK di Athens (Georgia) sono sorte un paio di formazioni interessanti. Gli OH-OK vennero formati nel 1982 da due donne: Lynda Stipe, sorella di Michael, al basso e Linda Hopper al canto (il batterista era David Pierce). Sul primo EP, Wow (DB, 1982), sono un trio senza chitarra, ma sul secondo, Furthermore What (1983), acquistano il giovane chitarrista Matthew Sweet e mettono a punto il sound. Sono delle Raincoats ancor piu` tenere e infantili, che si affidano a cantilene tanto elementari quanto orecchiabili (Such 'N' Such Guru), quasi psicotiche nella loro meccanica melodiosita`, infarcite di sonorita` orientali e post-punk (Choukoutien), e a serenate cantate come se fossero delle ninnananne (Elaine's Song). Una serenita` irreale accompagna queste ballate senza tempo, con le loro filigrane cristalline e un registro di canto da voce bianca. E` un piccolo capolavoro di genio primitivista.

Il complesso duro` lo spazio di quei due dischi mingherlini. Le due leader poi si separarono: Hopper formo` con la chitarrista Lynn Blakey le Holiday, che registrarono nel 1985 l'EP Hello (pubblicato soltanto due anni dopo dalla Nightshade); Stipe, ribattezzatasi Limner, si dedico` con gli Hetch Hetchy (Donna Smith alle tastiere e Rene Garcia alle percussioni) a un pop sperimentale simile a quello degli Hugo Largo.

Gli Hetch Hetchy fecero uscire nel 1988 l'EP Make Djibouti (Texas Hotel), una raccolta di canzoni surreali che si avvalgono di un soffice accompagnamento elettronico. Si va dal synthpop un po' scipito in stile B52's di Catscan al salmodiare orientale di Retarded Camel. Limner domina brani come Urgent per suoni d'ugola, che fanno pensare a un branco di cani e di gatti.

Dopo un lungo periodo di incubazione usci` Swollen (Texas Hotel, 1990), l'unico album realizzato da tutta questa genealogia, un lavoro per piccolo ensemble (il gruppo si e` ridotto a un duo, ma gli Hugo Largo prestano una mano) che rigurgita di atmosfere fiabesche e oniriche, alla Alice In Wonderland (per esempio nel gorgo di Perfect Puzzle, con i gorgheggi piu` eterei e astratti e un crescendo allucinato), quando non sono spaventosamente gotiche (l'incalzante Satanette). Spesso le canzoni iniziano con una nuvola confusa di vocalizzi liberi, che piano piano si coagula attorno a versi via via piu` drammatici, fino a prendere corpo in un lirismo forte e solenne, in acuti di soprano di grande effetto (Bow Song). Tutte rilucono di arrangiamenti sofisticati, con l'impiego di strumenti da orchestra classica e ritmi irregolari che conferiscono una qualita` magica anche ai brani piu` rock; per esempio i delicati madrigali di Commonplace e Retsina, che incorporano qualcosa di indefinibile dalle partiture d'avanguardia di Nyman e di Jeffes.
C'e` spazio anche per i bozzetti surreali di Mango Wienie e Erotic CPR, nei quali tutta quest'arte di trucchi canori e sonori viene messa al servizio di puri "assurdi" musicali. Non insensibile e certamente non ignara degli esperimenti di Meredith Monk e Laurie Anderson (Mother's Drum), Stipe li fonde pero` in un linguaggio del tutto personale, che incorpora anche elementi di musica religiosa, musica classica e musica folk.

Stipe ha trovato un registro fra Siouxsee e Fraser, ma piu` sensuale di entrambe, e infinitamente piu` flessibile, maestro in acrobazie tanto da opera quanto da jazz.

Tutta la loro opera verra` raccolta su The Complete Recordings (Collector's Choice, 2002).

Dagli OH-OK ebbero origine anche le carriere di Matthew Sweet e dei Magnapop (la nuova formazione di Hopper).

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