Jarboe


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Thirteen Masks, 8/10
Sacrificial Cake, 7.5/10
Anhedoniac (1998), 6/10
Disburden Disciple (2000)
The Men Album (2005), 5/10
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L'ex cantante degli Swans, Jarboe, ha continuato su Thirteen Masks (Sky, 1992) il programma di folk druidico che aveva avviato con Mike Gira negli ultimi dischi del gruppi. Le canzoni di questo disco confermano un talento enorme. Sono per lo piu' composizioni solenni e quiete, acrobazie liriche fra questo mondo e l'aldila', che ne fanno forse la piu' grande erede di Nico. Il sound e' sinistro e ritualistico come si conviene a una sacerdotessa.
Ma il disco e' tutt'altro che unitario, e' anzi un caso quasi unico di contrasti estremi, degni di una seduta psicanalitica. L'atmosfera onirica e fiabesca di Listen, canticchiata in un bisbiglio e immersa in una nuvola di campanelli orientali, viene disintegrata dalla danza industriale di Red, condotta a cadenze funk di violenza sismica e cantata con frasi rap aggressive e filtrate, il tutto condito da mitragliate heavymetal alla Ministry e sibili elettronici. A Man Of Hate inizia come un lied da opera espressionista, e in un rapido crescendo introduce modulazioni mediorientali, rintocchi ossessivi di tastiere e vocalizzi sovrapposti, costruendo un'atmosfera sempre piu' irreale. Si precipita invece nella plumbea e tumultuosa The Believers, pervasa di stordenti poliritmi etno-elettronici alla Gabriel e di frasi d'organo istericamente religiose.
Dal delicato folk acustico di The Lonely Voyeur, di nuovo bisbigliato come in sogno e contornato di accordi e riverberi paradisiaci, si passa ai vertiginosi esotismi di The Never Deserting Shadow, una travolgente cavalcata attraverso la musica araba, indiana, giapponese e tibetana. Momenti di altissima classe, come lo swingante soul-jazz di Wooden Idols, cantato come un fervente gospel con accompagnamento spartano, o come Shotgun Road, in cui il canto fluttua libero su uno strato di dissonanze e di rumori, si alternano a momenti di delirio psicotico, come I Got A Gun, di nuovo falcidiato da reboanti cadenze "industriali".
Sempre e comunque e' spettacolare la capacita' di Jarboe di declamare e recitare le sue parabole morali, sia che si serva unicamente del canto e della chitarra, come in A Man Of Hate, sia che indulga in rap ed elettronica, come in Freedom. La voce e' quasi sempre sovrapposta ad echi, cori e contrappunti di se stessa, le chitarre e gli altri strumenti sono spesso mixati in maniera sofisticata, e in molti brani c'e' un piccolo ensemble (ma veramente piccolo, uno o due persone) ad aiutarla; ma nella sostanza e' Jarboe sola in una stanza che parla al mondo. I mezzi sono sempre minimi, ma gli effetti sono dirompenti; e lo dimostra l'ultima traccia, Cries, in cui Jarboe da' sfogo a tutti i suoi trucchi.
L'insieme costituisce un'opera intensamente magica. Non e' soltanto l'abilita' di "orchestrazione", con la fusione di suoni acustici, elettronici e di overdub, o l'audacia della sperimentazione sulla forma della canzone, con l'innesto di generi e sonorita' antitetici, quanto la sua recitazione multiforme, il suo registro apparentemente monocorde ma in realta' cosi' espressivo, capace di spaziare dal mezzosoprano operatico alla ninnananna per bambini, ingegnosa nell'impiegare trucchi di registrazione, a fare la differenza. E le camaleontiche trasformazioni ritmiche di questi brani non sono altro che un'estensione di questa prassi. Quindici capolavori.

Nel 1993 Jarboe si concede anche la licenza dei Beautiful People Ltd, in coppia con Lary Seven. L'album omonimo (per la Sub Rosa) risplende di un arrangiamento suadente e di melodie surreali, e soprattutto di un tocco infinitamente piu` lieve, da fatina invece che da incubo. E` anzi il disco piu` pop della sua carriera, quello piu` disimpegnato.

Sacrificial Cake (Alternative Tentacles, 1995) consegna un altro tour de force canoro degno delle piu' grandi performer sperimentali.
Ogni canzone e' praticamente una voce diversa e il disco e' un grottesco conciliabolo: dal registro dolcissimo di Lavender Girl alla cantilena giapponese di Troll Lullaby Jarboe compie una serie mozzafiato di metamorfosi soprannaturali. Tocca vette metafisiche con lo scat etereo di Spiral Staircase, sonda istinti edonistici nei vocalizzi liberi su ritmi etno-elettronici di Ode To V, si cala nei meandri della paura esistenziale con il balbettio di Not Logical, affronta gli stati allucinati della mente con la recitazione psicotica in un turbine di campionamenti vocali di Surgical Saviour.
Al tempo stesso macabra e sensuale, la sua performance non ha pudori, non concede tregua. Jarboe si congeda con lungo finale di boccacce, versi di animali, voci gutturali di strega, dilatazioni lisergiche e gemiti d'indemoniata (Troll), da far invidia a Meredith Monk e Joan LaBarbara. Anche Jarboe ha in serbo qualche sorpresa, come quando miagola sguaiata e sfrontata il suo rap sulla ritmica bizzarra di Yum-Yab, quando ringhia sarcastica contro le aspiranti star nel soul-rock da garage di Deflowered. Ma nella buona sostanza ha abbastanza carisma da lasciare senza fiato il piu' perverso dei punk. In certi momenti (Shimmer) sembra davvero di poter ascoltare come canterebbe Nico se fosse ancora viva oggi.
Un cenno lo meritano anche i suoi sfondi elettronici, che sono altrettanti incubi e farebbero bella figura in un'antologia della musica d'avanguardia.

Anhedoniac (Young God, 1998) e` invece un disco di recitazioni piu` che di musica. Jarboe chiama a raccolta le sue voci interiori e su quelle voci (piu` parlate che cantate) costruisce un'opera fortemente unitaria e a tema. Questa volta Jarboe propende per la drammaturgia esoterica di Diamanda Galas, non per le fiabe ancestrali di Nico. Il conciliabolo di streghe di Anhedoniac (nenia araba di organetto, tamburi marziali), le voci del subconscio di The Cage (ronzio elettronico), lo spirito maligno di Forever (cadenza metallurgica) si avvalgono di scenari suggestivi, ma le doti canore di Jarboe sono limitate, cosi` come le sue doti di arrangiatrice. Qualche canzone la propone nei panni della bambina innocente, ma il grosso del disco e` rappresentato dalle recite.

Recensione di Lino Terlati:

Essere grandi e non avere riconoscimento, questo in sintesi il primo pensiero che affiora nella mia mente ,ricordando gli Swans. Jarboe, l'incantatrice di serpenti, dedica questo suo nuovo lavoro osceno "Anhedoniac" proprio al suo gruppo amato gli Swans,ora sciolto. Eccesso e' sempre stata una parola comune nel linguaggio degli Swans,Jarboe e' andata oltre, anche nelle foto del booklet interno che catturano la sua vagina divaricata e intrappolata in una cintura di castita' con tanto di cosce scarificate; in tutte le altre foto e' sempra senza veli, con mise sado-maso. Un'opera blasfema ed universale,cuore di tenebra che pulsa e sanguina,incontrastato amore per le situazioni orrende che lei riesce a trasformare in incantate litanie("Circles in red dirt"). Colpi duri sferzano la mia incoscienza attraverso le note di un disco malato;amo molto Lou Reed e se alcuni suoi dischi furono definiti sporchi ed inquietanti, sinceramente non ho aggettivi per definire la pazzia che si respira nei solchi di "Anhedoniac". "Burnt" supplizio messo in musica, torture nella colonna infame, disperazione neurodislettica. "Anhedoniac" potrebbe essere la punizione per i buoni da parte della diavolessa Jarboe. Un disco per chi non ha niente degli Swans da possedere, ma attenzione non fa sognare, ma produce incubi sensuali,Jarboe vuole scopare la nostra anima,penetrarci. In "Forever" la creativita' ed il lirismo raggiungono il massimo della creativita', una preghiera sorretta da un organo a canne e da un basso malleabile. Un disco post-atomico, dove chitarre acustiche e triangoli si aggrovigliano fra elettronica minimale. La voce poi cambia registro ogni volta, sempre con la forza di un'indemoniata, e polivocalita' contemporanea, ora e' Jarboe, ora e' Marianne Faithfull,poi Patti Smith, quindi Jill Sobule,per risvegliarsi con il vagito di Rosemary's baby. Anche il modo d'interpretare e' cambiato molto rispetto al passato. Nessun brano e' smussato, nessuna commercialita'. Un passo avanti rispetto a" Sacrificial cake" opera transitoria che non riusci' a raggiungere i picchi elevati di "Thirteen masks". "Anhedoniac" nel suo genere (quale?)e' un capolavoro. Jarboe folletto incompreso che vaga alle nostre spalle, inclassificabile artista terrena, regina delle fogne metropolitane, eterna sirena dark. Il CD e' stampato in 1500 copie numerate e autografate dall'artista, e non e' in vendita nei negozi ma solo su Internet,per chi ha piu' di 21 anni. Jarboe registrera' il prossimo lavoro in Israele,disperatamente attraverso il muro del pianto, penso.

Per le sue contrizioni spirituali al limite della pura follia Jarboe ha preso il posto di Nico nel cuore di molti maniaci della malinconia.

Disburden Disciple (2000)

Dissected (Living, 2003) is an album of other artists remixing her music.

The Men Album (2005), six years in the works, contains a disc of mediocre folk-rock ballads and a disc of embarrassing dance tracks.

J2 (The End, 2008) is a collaboration between Jarboe and Godflesh's Justin Broadrick devoted to ambient electronic songs.

The Swans' vocalist Jarboe resumed that band's apocalyptic folk on Thirteen Masks (1992), a set of majestic odes, oneiric visions, psychodramas, fairy tales, religious psalms, and ethnic nightmares that ran the gamut from purely acoustic to subtly electronic. While not as magical and emotional, the vocal tour de force of Sacrificial Cake (1995) upped the ante: each song "was" a different voice, and the album as a whole sounded like a grotesque conventicle of personas.
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