Joykiller
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Tender Fury: Tender Fury , 6/10
Tender Fury: Garden Of Evil , 5/10
Tender Fury: If Anger Were Soul , 6/10
Joykiller, 6/10
Static, 5/10
Three, 6/10
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Jack Greggors, lasciati i T.S.O.L. e ribattezzatosi Jack Grisham, formo` i Tender Fury, con i quali registro` tre album di onesto heavymetal di strada: Tender Fury (Posh Boy, 1988), Garden Of Evil (Triple X, 1990) e If Anger Were Soul (Triple X, 1991), quest'ultimo con Frank Agnew alla chitarra.

Nel 1995 Grisham e Emory sono tornati sulle scene alla testa dei Joykiller (album omonimo per la Epitaph), forti del piano atonale di Ronnie King e di una sezione ritmica di veterani della scena hardcore come Billy Persons (basso) e Chris Lagerborg (batteria). La formazione e' forse la migliore che abbiano mai avuto, e il duo sembra aver trovato la sua vocazione in un rock and roll a perdifiato, appena melodico e appena dissonante, suonato con l'entusiasmo dei ventenni.
La chitarra bruciante e i cori macabri di Love You More Dead, le armonie vocali quasi da Merseybeat di Monday e She'a Having Fun, il passo di carica quasi country di We Got A God e Nobody's Here To Stay, quella specie di ragtime a rotta di collo che e' Never Come Back To Me, il sarcastico powerpop di Go Bang, persino la "power ballad" di Seventeen sono tutte variazioni su uno stesso modello di frenesia adolescenziale, un modello che viene messo a nudo nel rock and roll vertiginoso di I Wanna Drink Over You e The Other. D'altronde e' il ritmo il vero senso d'essere di questo disco, il grande brio e la grande baraonda, dall'inizio alla fine, che trascinano in una colossale celebrazione della musica rock.

Su Static (Epitaph, 1996), con Sean Greaves alla chitarra, il rock and roll travolgente di I Don't Know, suonata con il piglio demenziale dei Ramones, corredata di coretti ridicoli e "stonata" dal piano atonale di Ronnie King, la melodia e il passo alla Cheap Trick di Brainless, il riff propulsivo da garage-rock di What A Girl tengono fede alle promesse di quel debutto. Qualche caduta di tono si avverte soltanto quando il gruppo indugia troppo nelle armonie pop (Nowhere Ever e White Boy White Girl). In tal senso riescono piu` effeciaci miniature melodiche come Television e Get Started, che non sprecano un secondo del loro minuto e mezzo. Come avevo detto in occasione del primo album, e` il ritmo, brioso e incessante, il vero protagonista della loro musica.

Jack Grisham imprime con Three (Epitaph, 1997) una secca sterzata alla carriera dei Joykiller convertendo Ronnie King ai mellotron e ai sintetizzatori, dando piu` spazio ai riff melodici di Sean Greaves, e assumendo un nuovo, piu` fantasioso batterista, Billy Blaze Price. Dall'inizio alla fine dell'album riecheggiano cosi` ritornelli ariosi che non hanno piu` nulla in comune con il passato punk di Grisham. Il punk-pop Another Girl, Sex Attack e soprattutto Know It All, e` cosi` ricco di "controcanti" della chitarra e delle tastiere, stipato fino all'inverosimile di consonanze simpatiche, a costo di suonare kitsch. Le tastiere su Anyone But You fungono persino da clavicembalo lanciato in una fuga "Bach-iana". Sono piu` che classicheggianti, da musica da camera, gli arrangiamenti delle ballad, Doorway e Supervision. Poco importa che What It's Worth, il brano guida, e Ordinary scadano nel piu` infimo hard-rock melodico: Grisham punta alle classifiche, e forse e` cio` che ha sempre fatto, semplicemente troppo mediocre per arrivarci. She's Something Else e Love You Now colpiscono pero` nel segno, con un synth-pop dell'era Ultravox, incalzante, arrabbiato e con contrappunti sinfonici (che si trasforma in una pioggia a tappeto di effetti elettronici).

E` ironico che i Green Day, appartenenti alla generazione che era appena nata nel 1977, abbiano conservato un minimo dell'epos del primo punk mentre tanti dei punk del 1977 lo hanno completamente dimenticato. Forse il punk e` stato tutto un grande bluff, e i vecchi lo sanno, mentre i giovani ci cascano in pieno. Ma, cosi` facendo, contribuiscono a dargli credibilita` per le generazioni future. I Joykiller, invece, non servono a nulla. Anche quando i ritornelli sono irresistibili.

Ready Sexed Go (Epitaph, 2003) is a career retrospective.

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