Korn
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Korn , 7.5/10
Life Is Peachy , 6/10
Follow The Leader , 6/10
Issues , 6/10
Untouchables , 6/10
Take A Look In The Mirror (2003), 4/10
See You On The Other Side (2005), 4/10
Untitled (2007), 3/10
Korn III Remember Who You Are (2010), 4/10
The Path to Totality (2011), 4/10
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Funk-metal turned into something completely different, halfway into the decade, withe the advent of Korn. Jonathan Davis embodied the post-yuppie pessimism at the turn of the century, and made a career of focusing on the anxieties of disaffected teenageers of the middle-class. Thus the tone of Korn (1994) was bleak, and, while not as aggressive as other funk-metal bands, it had few rivals in terms of dramatic tension. It was only fitting that Life Is Peachy (1996) and Follow The Leader (1998) were confused and insecure albums, compensating a lack of songwriting skills with an emphasis on mood swings and claustrophobic atmospheres.
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Durante gli anni '90 i Korn si stanziarono in quel territorio ancora da civilizzare alla confluenza fra rap, musica industriale, grunge ed heavy-metal con l'album Korn (Epic, 1994). Il cantante, Jonathan Davis, diventa subito un personaggio del neo-pessimismo post-yuppie. Nato a Bakersfield nel 1971, ma trasferitosi a Huntington Beach, in una delle contee piu' conservatrici di Los Angeles, Davis venne educato alla musica classica. Il suo stile di canto e' uno dei piu' terrificanti del nostro tempo, racchiude tutte le turbe psichiche dell'adolescente medio. Il resto del complesso applica pedestremente la lezione dei Sepultura e deve in realta` alla propria incompetenza tecnica lo stile ruvido e feroce che cattura i fans.
L'album e` scosso da pezzi intensi come l'iniziale Blind, rombante e altisonante come il peggior death metal ma dilaniata da una disperazione atroce.
I testi cupissimi riflettono un'idea quasi "leopardiana" della natura ostile, dell'ineluttabilita' del dolore. Shoots And Ladders, che si apre con una specie di requiem suonato dalle cornamuse, e poi usa soltanto versi di "nursery rhymes" (filastrocche per bambini) che in alcuni casi risalgono al medioevo, mette in rilievo i risvolti psicologici piu' inquietanti dell'animo di Davis. Il suo manifesto e` il brano piu` teso e sgolato, Faget, il suono della rabbia pura quando sta per trasformarsi in odio. Tutto il disco, da Clown a Ball Tongue, da Lies a Divine, serve soltanto a esorcizzare la sua terribile infanzia (sceneggiata animalesca dopo sceneggiata animalesca, riff brutale dopo riff brutale, battito isterico dopo battito isterico, cantilena psicotica dopo cantilena psicotica). Davis e` cosi` indaffarato a strillare la sua angoscia e i suoi incubi freudiani che alcuni brani (Need To) sono pochissimo musicali, fatti soltanto di urla, cadenze zoppicanti, riff strascicati.
Daddy, uno psicodramma freudiano alla The End della durata di diciassette minuti, si apre in un monastero (coro a cappella) ma prosegue in un ospedale psichiatrico (voci in un'armonia disgregata), fra flashback di camere di tortura (pianti isterici del canto, distorsioni prolungate della chitarra) e di camerette scure (la musica si arresta, il cantante geme a dirotto, una voce femminile intona una cantilena per bambini), Milioni di ragazzi si riconoscono in questo abisso di sofferenza.
Brillano i duelli di chitarra fra James "Munkey" Shaffer e Brian "Head" Welch. La batteria di David Silvera e soprattutto il basso di Reggie "Fieldy" Arvizu li complementano in maniera originale. Il disco e` uno di quelli che salva l'heavy metal dalla stagnazione.

Life Is Peachy (Epic, 1996) e` l'album della consacrazione commerciale (arrivera` al terzo posto). Si comincia con Twist, un grande saggio canoro di Davis, che grugnisce come Captain Beefheart su una cadenza industriale. Chi e` l' ennesima sceneggiata plateale di Davis (mezzo Reznor e mezzo death metal) con le solite cannonate delle chitarre. Nell'arco di brani come Lost e Swallow il tempo cambia due o tre volte, e le chitarre si permettono le stecche piu` turpi. Kill You e` l'ideale continuazione di Daddy, non meno angosciata ma molto meno interessante. Ma presto ci si rende conto che l'album e` una sterile ripetizione del precedente. Come spesso capita quando mancano le idee, il gruppo si rifugia nell'oscenita` e nella volgarita`, vedi K@#o%! e A.D.I.D.A.S. (che sta per "All Day I Dream About Sex"). Le canzoni non sono molto musicali, anzi per lo piu` sono soltanto pretesti per le liriche patetiche di Davis. Fanno paura, e tanto basta a far vendere la musica a plotoni di adolescenti abbandonati (materialmente o moralmente) dai genitori. Wicked, invece, non fa paura a nessuno, ma e` quello (rap e metal) il futuro del gruppo...

Follow The Leader (Epic, 1998) cambia infatti drasticamente direzione. Un nutrito gruppo di ospiti d'onore aiuta Davis a re-inventare il loro stile nel segno di rap e funk, ma rimanendo sempre piu` vicino agli Helmet che ai Rage Against The Machine. Seed, la canzone piu` orecchiabile, rappresenta forse il compromesso perfetto fra i due. Ma il disco e` soprattutto un'altra rappresentazione teatrale delle turbe del leader, che si esprimono con l'epos tormentato di Freak On A Leash, la rabbia sconnessa di It's On (con borboglii elettronici), la calma demenziale di Pretty (che grugnisce un riff quasi in maniera progressive-rock), il singhiozzo epilettico di Justin, l'apoteosi demoniaca di My Gift To You. In questi brani la musica non fa che inseguire le mosse drammatiche di Davis. Davis deve soltanto stare attento a non diventare un personaggio da cartone animato: in Dead Bodies Everywhere (cantata alternando registro truculento e registro psicotico) sogna di uccidere la sua intera famiglia, suscitando piu` sorrisi che brividi. I rap di Children of the Korn (peraltro articolato e fantasioso) e All In The Family (peraltro scandito come una sinfonia industriale) sono nobilitati da altre voci. Sono anche i brani che sperimentano maggiormente con dinamiche e sonorita` estranee alla tradizione dell'heavy metal. Gli arrangiamenti elettronici che fanno capolino dalla solita massa di riff immani e di cadenze panzer costituiscono proprio l'elemento piu` originale del disco. Got The Life fa persino leva sul battito della disco-music. L'armonia disgregata di Cameltosis e quel singolare incrocio fra Led Zeppelin e grind-core di Reclaim My Place aprono ulteriori fronti. Disco confuso e incerto, Follow The Leader ha il merito di fa uscire il gruppo dallo stereotipo in cui correva il rischi di relegarsi, anche se propone poca musica e un'atmosfera ancor meno plausibile.

Issues (Epic, 1999) is even bleaker than the previous albums. Dispensing with the eccentricities of Follow The Leader, (and with the hip hop beats), Issues focuses on what Korn are good at: manic depression (reportedly, the theme of the album is actually alcoholism). Funereal bagpipes and a solemn choir flare up from the brief ouverture, Dead. Then the majestic riff of Falling Away From Me, alternating to a limping dance rhythm and reprising the ouverture's theme, begins Jonathan Davis' rock opera in earnest. Even if the pressure and the tension are somewhat contained, Fieldy's bass has never sounded so bombastic.
Trash follows suit with a psychotic whisper that soars in an anthemic melody, another mutation of the ouverture. This song establishes a pattern that is repeated by several following songs: unnerving low-key passages and syncopated, industrial beats propel the catchy refrains of Make Me Bad and No Way> Imagine Jim Morrison of the Doors fronting the White Zombie and performing Cure songs.
After the ghostly interlude 4 U, the album spirals down Dante's inferno with the brutal earthquakes of Beg For Me and Hey Daddy, both highlighted by sophisticated diversions (funky bass and reggae drums on the former, middle-eastern moaning on the latter), exploring repelling depths in the Trent Reznor-esque Let's Get This Party Started. Needless to say, it is Davis' show, and his voice engages in frightening recitals such as It's Gonna Go Away and reaches for lower and lower psychological abysses, eventually achieving terminal apathy with the dub-infected agony of Dirty. Of the brief interludes that dot the album, the most revealing is the Freudian rap of Wish You Could Be Me. Davis' natural next step would be suicide.
Korn is a band that has a lot to say and that can be very effective in the way it says it, even not all that is said is music (or, in general, art).

In 2002 Davis composed his first movie soundtrack, Queen Of The Damned.

Fieldy's Dreams: Rock'N'Roll Gangster (Epic, 2001) is the solo debut of bassist Reggie "Fieldy" Arvizu and it's a hip-hop album.

(Translation by/Tradotto da Luca Battistini with/con Davide Carrozza)

Issues (Epic, 1999) è perfino più tetro degli album precedenti. Rinunciando alle bizzarrie e ai beat hip hop di Follow The Leader, Issues si concentra su quello in cui i Korn sono bravi: la depressione maniacale (a quanto riferito, il tema dell'album è l'alcolismo). Dead (con cornamusa e un coro solenne) è semplicemente un'ouverture. La rock opera di Jonathan Davis inizia a fare sul serio con il riff maestoso della ballad Falling Away From Me, alternandosi a un ritmo dance zoppicante e riprendendo il tema dell'ouverture. Anche se la pressione e la tensione sono in qualche modo contenute, il basso di Fieldy non ha mai suonato così magniloquente. Trash risponde con lo stesso seme con un sussurro psicotico che si erge in una melodia da inno, un'altra mutazione dell'ouverture. Questa canzone stabilisce un pattern ripetuto da molte canzoni a seguire: passaggi snervanti in tonalità basse e battiti industriali sincopati spingono i ritornelli orecchiabili di Make Me Bad e No Way. Immaginate Jim Morrison dei Doors che canta canzoni dei Cure nei White Zombie.
Dopo lo spettrale interludio 4 U, l'album si aggroviglia in un inferno dantesco con i brutali terremoti di Beg For Me e Hey Daddy, evidenziati da sofisticati diversivi (basso funky e batteria reggae la prima, lamenti mediorientali la seconda); vengono esplorate profondità repellenti nella Trent Reznor-iana Let's Get This Party Started. Inutile a dirsi, è lo show di Davis, dato che la sua voce cambia di minuto in minuto, prende parte a spaventosi recital come It's Gonna Go Away e cerca di raggiungere abissi psicologici sempre più profondi, realizzando l'apatia terminale con la sofferenza infetta dal dub di Dirty. Dei brevi interludi che punteggiano l'album, il più eloquente è il rap freudiano Wish You Could Be Me. Il passo successivo possibile per Davis forse è un suicidio.
I Korn sono una band che ha molto da dire e che può fare molto effetto nel modo in cui lo dice, ma non tutto quel che è detto è musica (o, in generale, arte).

Nel 2002 Davis compose la sua prima colonna sonora cinematografica, Queen Of The Damned.

(Translation by/Tradotto da Daniele Meneghel)

Fieldy's Dreams: Rock'N'Roll Gangster (Epic, 2001) è il debutto da solista del bassista Reggie "Fieldy" Arvizu ed è un album hip-hop.

Comparisons between Untouchables (Epic, 2002) and the "mature" period of Metallica are inevitable. Korn have improved on all fronts (instrumental skills, songwriting talent, production quality, singing, drumming) and have come up with an album that is both the harshest, the slowest and the most melodic of their career.
The mood is even bleaker than on Issues, but, unlike on that tuneless and almost dissonant album, here the music is catchy (Here to Stay, Thoughtless and One More Time). The quantum leap is in the dynamics, and therefore atmosphere, of the songs. A big contribution to that factor comes from Davis' subtle and acrobatic delivery (particularly on display in Blame)
The bad news is that the essence of Korn is nowhere to be found. They used to begin songs with riffs that were mythological tales in themselves: behind each riff there was a shared system of signs. Now those riffs sound like business cards. And behind the riff there hides a conventional power-ballad. Bouts of despair (the symphonic Alone I Break, the eerie Hollow Life) are neutralized by the very system of signs that used to detonate them. Best are two rap-tinged numbers hidden in the second half of the album, where the anger overflows in concentric ripples of lava: the frantic tortured psychotic Wake Up Hate, and the thundering rap and wall of noise of Embrace.

Take A Look In The Mirror (Epic, 2003) is an ugly mass of swirling Korn-esque sounds that never quite coalesces into a k.o. punch. It swirls and swirls and swirles like black clouds of an incoming storm that never turn into lightning and rain. Just black. Eventually you lose interest and simply start missing the blue sky.

(Translation by/Tradotto da Daniele Meneghel with/con Davide Carrozza)

I paragoni tra Untouchables (Epic, 2002) e il periodo "adulto" dei Metallica sono inevitabili. I Korn sono migliorati su tutti i fronti (capacità strumentali, talento nello scrivere canzoni, qualità della produzione, canto, batteria) e hanno tirato fuori un album che è il più duro, il più lento e il più melodico della loro carriera. Lo stato d'animo è persino più cupo che su Issues, ma, diversamente da quel disarmonico e dissonante album, qui la musica è orecchiabile (specialmente Here To Stay e Thoughtless) e persino aggraziata in maniera pervertita (in particolare One More Time). Il grande passo avanti è nella dinamica, e quindi nell'atmosfera, delle canzoni. Un grande contributo a questo fattore viene dalla sottile e acrobatica dizione di Davis (particolarmente in evidenza in Blame e Hollow Life). La cattiva notizia è che l'essenza di Korn non si trova da nessuna parte. Erano soliti cominciare i pezzi con riffs che sono racconti mitologici: dietro il riff c'era un comune sistema di segni. Adesso questi riff suonano come biglietti da visita. Dietro il riff c'è nascosta una power-ballad convenzionale. Gli accessi di disperazione (la sinfonica Alone I Break, No One's There, l'inquietante Hollow Life) sono neutralizzati dal preciso sistema di segni che solitamente le faceva esplodere. I migliori due numeri sono tinti di rap e nascosti nella seconda metà dell'album, dove la rabbia straripa in onde concentriche di lava: la disperata, torturata, psicotica Wake Up Hate e il tonante rap e il muro del suono di Embrace.

Take A Look In The Mirror (Epic, 2003) è un'orrenda massa di vorticosi suoni Korn-eschi che non si fondono mai in un pugno da K.O. Turbina, turbina, turbina come nuvole nere di una tempesta in arrivo che non porta lampi e pioggia. Nero e basta. Si perde interesse e si inizia semplicemente a sentire la mancanza del cielo blu.

Having lost Brian "Head" Welch, Korn returned with See You On The Other Side (2005) that sounded like a half-baked attempt (with frivolous electronic arrangements) at some kind of commercial direction that never quite coalesced.

If Korn meant Untitled (2007) to sound modern, they really missed their target: it sounds like a band of middle-aged amateurs who have never heard what was being played on the radio in 2007. These have gotten to be albums made only for contractual obligations. Were they really such mediocre musicians? The core of the album was, by comparison with Korn's heydays, gentle atmospheric and even spiritual.

Korn III Remember Who You Are (2010) tried in vain to return to Korn's original sound.

(Translation by/ Tradotto da Domenico Ascione, domenico.ascione@hotmail.com)

Dopo la rinuncia di Brian “Head” Welch, i Korn ritornano con See You On The Other Side (2005), tentativo malriuscito (con frivoli arrangiamenti elettronici) in una sorta di direzione commerciale che non riesce mai pienamente a realizzarsi.

Se i Korn volevano che Untitled (2007) suonasse moderno, non ci hanno preso di certo: sembra il disco di una band di ragazzini amatoriale che non hanno mai ascoltato cosa passava alla radio nel 2007. Deve essersi trattato perciò di album realizzati soltanto per obblighi contrattuali. Erano davvero musicisti così mediocri? Il cuore dell'album è, se paragonato ai giorni migliori dei Korn, di docile atmosfera e persino spirituale.

Korn III Remember Who You Are (2010) cerca invano di riprendere il sound originario dei Korn.

The Path to Totality (2011) incorporated dubstep into their sound, notably the songs produced by Skrillex (Sonny Moore) like Chaos Lives in Everything. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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