Luscious Jackson
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
In Search Of Manny, 6.5/10 (EP)
Natural Ingredients , 5/10
Fever In Fever Out , 5/10
Klassics With A K , 4/10
Electric Honey , 6/10
Jill Cunniff: City Beach (2007), 3/10
Dusty Trails: Dusty Trails (2000), 6.5/10
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Le Luscious Jackson (ovvero la chitarrista Gabrielle Glaser e la bassista Jill Cunniff, a cui si sono poi aggiunte la tastierista Vivian Trimble, educata alla musica classica, al jazz e al progressive-rock, e l'ex batterista dei Beastie Boys, Kate Schellenbach) sono venute alla ribalta in quanto gruppo femminile bianco di rap, una rarita'.

Formate a New York, esordirono con il mini-album In Search Of Manny (Grand Royal, 1992), un lavoro che fonde l'hip-hop degli anni '90, la disco-music degli anni '80 e il funk degli anni '70. Il tutto viene debitamente infarcito di eventi sonori insoliti (il controcanto adolescenziale di Let Yourself Get Down, il sassofono e il melisma jazz di Life Of Leisure (forse l'apice), ai passi latineggianti della chitarra in Daughters Of The Kaos, e proposto in maniera leggermente intellettuale (i testi esprimono la rabbia delle ragazze metropolitane) quanto basta per farne un "caso". Alla fine pero' trionfa la quadriglia di Satellite, suonata da un regolare quartetto rock con il piglio stralunato dei Feelies, che ha piu' pepe di tutto il resto e favorisce le armonie vocali delle leader. Cunniff e Glaser sono cantautrici mature e intelligenti, capaci di fondere le atmosfere depresse dell'hip-hop con la sensibilita` del pop e la sensualita` del funk.

E' invece una grossa delusione l'album Natural Ingredients (Grand Royal, 1994), indubbiamente forte di produzioni d'alta classe che mirano al grande pubblico dei salotti new age, ma privo di incisivita', sterile e monotono, tutto proteso nei gelidi meandri di un genere poliglotta che tenta di essere sensuale e riesce ad essere soltanto un po' viscido. Abbondano le citazioni degli anni '70 in questi arrangiamenti soffici e sofisticati che mescolano ritmi caraibici (Angel), flauto jazz (Strongman), sezioni d'archi sintetiche (Here) e naturalmente chitarre funky a gogo. I brani piu' originali sono Citysong, che trasuda caldo estivo, Deep Shag, che sprofonda in una trance mistica, e soprattutto Pele' Merengue, un'orgia tribale con echi di giungla, gorgheggi spaziali e versi d'armonica blues. Rollin' va forse considerato il manifesto del loro atteggiamento, quello di un girl-group traslato al sound degli anni '90. Le Luscious Jackson tentano un revival della discomusic piu' melensa, con tanta fantasia quanto l'originale.

Le ragazze si limitano ad applicare le intuizioni di un esercito di musicisti neri, da Sly Stone ai Beastie Boys, e dimostrano una preparazione tecnica non indifferente, soprattutto per un gruppo di funk bianco e femminile. La loro, lungi dall'essere un'idea geniale, ha pero' il pregio di aver scoperto una nicchia commerciale non indifferente.

Gli arrangiamenti si fanno piu` sofisticati su Fever In Fever Out (Capitol, 1996), che alle melodie soffici e inebrianti, e quasi bubblegum, di Naked Eye e Under Your Skin alterna le allucinazioni noir e soul di Don't Look Back e l'agonia blues jazz di Mood Swing. Ma il disco e` troppo languido e lezioso, sensuale e casuale, per risultare anche ascoltabile. L'arrangiamento lambiccato giova alla fine alle canzoni piu` tradizionali, come la semplice Why Do I Lie (che sembra una cover di Stairway To Heaven dei Led Zeppelin) e Water Your Garden. Il funk tribale di One Thing arriva troppo tardi per scuotere dallo stato ipnotico delle altre canzoni. Cunniff ha gettato la maschera e si dimostra semplicemente un'altra Joni Mitchell immersa in una morbosa auto-analisi delle sue disavventure sentimentali (Soothe Yourself, Take A Ride).

Sull'album Klassics With A K (Grand Royal, 1996) il progetto collaterale dei Kostars (Jill Cunniff e Vivian Trimble) conferma che il gruppo si e` rassegnato a fungere da colonna sonora per il cocktail lounge.

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Electric Honey (Capitol, 1999) segna invece un deciso ravvedimento. Con questo album le ragazze raggiungono il nirvana del funky-soul. In brani come Nervous Breakdown, Sexy Hypnotist e Devotion strascichii da marchio registrato che mandano in trance e un rap leggermente psicotico straripano di ritornelli pimpanti dal tono amichevolmente radiofonico e con accenni di tastiere. La canzone si sviluppa costantemente in modo del tutto imprevedibile, sovrapponendo tastiera, chitarra e percussioni (vale a dire groove, riff e beat) e includendo a forza reminiscenze dei primi Talking Heads cosi’ come degli ultimi Rolling Stones. Di tanto in tanto il gruppo illanguidisce in un’atmosfera lugubre, quasi gotica (Christine) o in una balata spettrale alla Chris Isaak (Fly) o ancora in un delirante monologo interiore, quasi a voler dimostrare che l’introspezione psicologica e’ ancora il loro pane quotidiano. Il gruppo realizza pero’ il proprio ‘rinascimento’ esattamente quando abbandona il groove a favore del riff, come in Fantastic Fabulous e soprattutto Ladyfingers, e’ qui che dimostra di essere capace di fare rock anche al di fuori di discoteche e bar. Il mantra esotico ed ipnotico di Space Diva, martellato da un riff di chitarra stile Cream, puo’ passare per il manifesto di una nuova fase. Lo stile ruvido dei cantautori appartenenti alla generazione di Alanis Morissette ha una certa inluenza sul gruppo, almeno in Alien Lover, e l’eclettismo di sempre e’ in bella mostra (il gruppo osa persino toccare il gospel e una sorta di blues paludoso, rispettivamente con Friends eBeloved. Gli arrangiamenti fanno piu’ che mai affidamento sulle nubi tenui di accordi elettronici di Vivian Trimble mentre Cunnif raggiunge un magico equilibrio di atteggiamento punkeggiante, personalita’ drammatica e rapper nichilista. Sebbene in nessun verso contro corrente, quest’album riesce in un certo qual modo a far ritornare la band alle sue radici underground. With Electric Honey (Capitol, 1999) the girls have achieved funky-soul nirvana. Their trademark trance-inducing shuffles and slightly psychotic raps overflow with radio-friendly, bouncing, keyboards-accented refrains such as Nervous Breakdown, Sexy Hypnotist and Devotion. The song develops in an ever unpredictable form, layering keyboards and guitars and percussions (i.e., grooves and riffs and beats) and squeezing in echoes of early Talking Heads as well as late Stone Roses. Occasionally the band swoons in an eerie, quasi-gothic atmosphere (Christine), or in a ghostly ballad a` la Chris Isaak (Fly), or in a delirious stream of consciousness (Gypsy), as if to prove that psychological introspection is still their bread and butter. But the band's renaissance is achieved exactly where they abandon the groove for the riff, as in Fantastic Fabulous and Ladyfingers. They show that they can rock outside the disco and the cocktail lounge. The exotic, hypnotic mantra of Space Diva, hammered by a Cream-like guitar riff, could be the manifesto of a new phase. The rough delivery of Alanis Morrissette's generation of songwriters is an influence (at least on Alien Lover), and the usual eclectism is in full display (they even branch off into gospel with Friends and into swamp blues with Beloved). The arrangements rely more than ever on Vivian Trimble's subtle clouds of electronic chords. Cunniff has found a magical balance of punkish attitude, dramatic persona and nihilistic rapper. Somehow this album, white thoroughly mainstream, returns them to the sound and style of their underground roots.
Vivian Trimble then left Luscious Jackson and joined forces with Josephine Wiggs (former Perfect Disaster) to release Dusty Trails (Atlantic, 2000), a set of languid, atmospheric, evocative mood pieces.

Jill Cunniff's solo City Beach (2007) tried to reinvent her career as a ballad singer.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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