Natalie Merchant
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Tigerlily, 7/10
Ophelia, 6/10
Motherland , 6/10
The House Carpenter's Daughter (2003), 4/10
Leave Your Sleep (2010), 6/10
Links:

10,000 Maniacs' chanteuse Natalie Merchant conceived the fragile, tender, sensual melodies set to sophisticated folk-jazz arrangements of Tigerlily (1995).


If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in English.
Natalie Merchant era diventata la principale compositrice dei 10,000 Maniacs a partire da In My Tribe (Elektra, 1987) e ogni successivo album era stato sempre piu` "suo" che del gruppo.

Al capolavoro Natalie Merchant giunge comunque con il suo primo vero album solista, Tigerlily (Elektra, 1995). Lasciatesi alle spalle le velleita` new wave che per dieci anni ne avevano vincolato la personalita` artistica, quella di San Adreas Fault e Cowboy Romance e` semplicemente una cantautrice nella tradizione di Carole King e Joni Mitchell, che si avvale di sofisticati arrangiamenti folk-jazz per le sue melodie delicate. La continuita` con i 10,000 Maniacs e` garantita dal rock "notturno" di River, dal soul caraibico Carnival e Where I Go (degni del primo album) e la trascinante Wonder (la If You Intend di turno).
Gli otto minuti al ralenti` con il cuore in mano di I May Know The Word avrebbero fatto innamorare Tim Buckley: il canto prima si perde bisbiglio nel tintinnio ipnotico della chitarra e poi si libra squillante a cavallo di un organo gospel. Uno show di enorme classe e di profonda sensibilita`. Il paesaggio di Tigerlily e` ancora il piccolo inferno in cui Merchant ha ambientato tutta la sua opera: se il titolo si riferiva a un'aggressivita` latente nella sua fragile psiche, questi testi non lo lasciano proprio capire. La sconsolata tristezza a passo funebre di Seven Years non promette anzi nulla di buono.
In questo genere un po' anacronistico di confessione intimista al lume di candela Merchant ha oggi poche rivali; e, se e` probabile che il futuro appartenga alle Jarboe e alle Lida Husik, questo disco rappresenta uno dei pochi momenti in cui la tradizione, con la sua voce piu` suadente, e` capace di farci dubitare (come certamente non c'erano riuscite le O'Connor e le Harvey).

Il tono solenne del suo gutturale contralto ha gia` lasciato il segno, anche se poche altre cantautrici hanno osato cimentarsi con il suo austero stile. Laddove le altre ambiscono a un'immagine da ragazzina piu` o meno selvatica, Merchant si fa sempre piu` adulta e sempre piu` tragica. Merchant va pertanto ad aggiungersi a un ristretto numero di compositrici "serie" della canzone rock: La title-track di Ophelia (Elektra, 1998), cupa e complessa, sembra una versione piu` umana dei drammi arcani di Nico; My Skin sono romanze pianistiche ancor piu` dotte di quelle di Joni Mitchell. Qualche volta (Frozen Charlotte, quasi Chris Isaak, o Thick As Thieves, sette minuti) il difetto e` proprio quello di farsi troppo elaborata e pensierosa. La musica di Merchant ti cattura davvero quando riesce a coniugare il domestico con l'epico, sia nei testi sia nelle liriche, come quando s'inalbera in un'epica Life Is Sweet, accompagnata da una sezione d'archi che sarebbe piaciuta alla Grace Slick di Baron Von Tollbooth, o quando s'immerge nel tenero e funereo gospel di King Of May, ancora sospinto da ondate commoventi di violini.
Bisogna attendere Kind And Generous per riascoltare il suo canticchiare infantile e il suo soffice scat sul caratteristico passo soul-jazz. Break Your Heart si distende in un jazz-rock leggero e melodioso, Il disco si avvale di un'orchestrazione accurata (violoncello, organo, pianoforte, corno francese, tromba, viola, violino), affidata al fior fiore dei session-men newyorkesi.

Natalie Merchant makes a bold attempt at re-inventing herself with Motherland (Elektra, 2001). The stylistic range is broader than ever as is her thematic reach. One moment she is playing Natacha Atlas or Lisa Gerrard in This House Is On Fire, howling between a middle-eastern orchestra and a reggae combo, and the next moment her vibrant voice modulates the Dylan-ian epic Motherland like a spiritual, while an accordion (Van Dyke Parks in person) exhales French spleen and a banjo exhales prairie immensity. From the rowdy, solemn rhythm and blues of Saint Judas she slides into the harrowing, blues dirge Put The Law On You, from the renaissance madrigal Henry Darger she delves into the austere, Joni Mitchell-esque piano jazz ballad I'm Not Gonna Beg.
Merchant's old self, the woman who is both proud and humble, defiant and insecure, experienced and innocent, titanic and down-home, is still singing Build A Levee and Tell Yourself but is rapidly becoming a faint memory.

The House Carpenter's Daughter (Myth America, 2003) is mostly a covers album.

Leave Your Sleep (2010) was a much more interesting experiment. Merchant composed the music (in wildly different styles) for 26 Anglosaxon poems of centuries past.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami

What is unique about this music database