New Wet Kojak
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New Wet Kojak, 7/10
Nasty International, 7/10
Do Things , 6/10
This Is The Glamorous (2003), 5/10
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Scott Mc Cloud (canto e chitarra) e Johnny Temple (basso) dei Girls Vs Boys si concedono una pausa di lusso (mentre Janney e` super-impegnato in qualita` di produttore) sotto lo pseudonimo di New Wet Kojak (Touch & Go, 1995). L'ottica dell'operazione e' quella del noir piu' cupo. L'armonia di Stick Out Your Tongue e' fatta di icone sonore della depressione psichica: canto sottotono, squittii del sassofono, distorsioni maniacali della chitarra, ritmo lento e metodico. Il suo alter ego morboso e' quello di Sexy Postcard (bisbigli e ululati sensuali, figure ossessive di basso e chitarra su una cadenza brillante da discoteca). Oltre a costruire atmosfere di puro delirio, il postmoderno McCloud (perche' e' lui la mente) si diletta anche a strapazzare segni arcaici mentre scende nei gironi del suo inferno personale, come in You Got Some Dog, un lento da night club che sembra suonato da una banda di pensionati, o nel modo in cui viene metabolizzato il flamenco in Me Acuerdo De Ti fino a diventare un crepitio sommesso di accordi liofilizzati, o nel blues in punta di piedi di Shake You Down, che farebbe arricciare la pelle anche a Nick Cave. Un disco molto psicologico, che causera' incubi ai puri di cuore. Qualche esperimento auto-indulgente gli impedisce di meritare l'8/10.

Per Nasty International (Touch & Go, 1997) McCloud e Temple sono coadiuvati da Charles Bennington al sax, da Geoff Turner alla chitarra e da Nick Pellicciotto (Edsel) alla batteria. Come gia` nella prima prova dei New Wet Kojak, la musica ha una funzione prevalentemente psicologica. Questa, come hanno dichiarato loro stessi, e` la versione da cocktail lounge del sound cervellotico dei Girsl Vs Boys. Meno kafkiano e piu` freudiano.
La lieve cadenza jazz noir, il gocciolio snervante del pianoforte, i versi lontani di chitarra, sassofono e campionamenti fanno di Cool Heart uno stato d'animo piu` che una canzone. Le profonde groove di basso e sassofono e il crooning sinistro propongono suggestivi paralleli con i Roxy Music in Stereo Explosive e Code Windham. Ma il disco vale anche da lezione (non cattedrattica) di come il rock possa sposarsi all'avanguardia, di come, per esempio, in Get The Curse gli accordi piu` atonali possano sposarsi a progressioni martellanti. Il canto subdolo e viscido, il basso rimbombante alla dub, il sassofono librato in volute sinuose, quasi mediorientali, i rumori disordinati di chitarra offrono innumerevoli pretesti per sperimentare nuovi schemi di canzone. La melodia passa da uno strumento all'altra, sempre uguale e sempre diversa, indebolita da continue discontinuita`.
Fin qui poco male. Ma questo ensemble e` capace di ben altro. Non succede quasi nulla in Hot Sparks, soltanto texture lasciate libere di ondeggiare, come una loro personale forma di musica ambientale. Il massimo di anarchia sonora lo raggiunge Sugar X, con il canto ridotto a gemiti rauchi, bordate free-jazz di tutti gli strumenti alla Borbetomagus e loop dissonanti da capogiro.
Disco forse un po' troppo autoindulgente, manieristico nel suo voler suonare sempre antimanieristico, follemente erudito, rappresenta un punto terminale della loro ricerca sonora: piu` astratti di cosi`, si esce dai confini della musica rock.

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(Translation by/ Tradotto da Alessandra DeAngelis)

Il pop sintetico di Do Things potrebbe schiudere nuovi orizzonti al trip hop, verso una sorta di "industrial lounge music" (musica industriale da anticamera). Qualche pezzo di Do Things (Konkurrel, 2000) scava in quella miniera, ma con risultati irregolari. Il resto dell'album e' un calderone di esperimenti senza fulcro, che vagano dal noir muzak (Stick 2 Me, Bad Blood, Show Business) alle ballate intossicate e ubriache di Tom Waits(Def Con Soul, Auto-E).

The synthetic pop of Do Things may open new horizons to trip hop, towards some sort of "industrial lounge music". A few tracks on Do Things (Konkurrel, 2000) dig that mine, but with uneven results. The rest of the album is a hodgepodge of unfocused experiments, ranging from noir muzak (Stick 2 Me, Bad Blood, Show Business) to Tom Waits drunken intoxicated ballads (Def Con Soul, Auto-E).

No 4 EP (Beggars Banquet, 2001) contains Do The Math and Living 2 Low.

Picking up from the last line of the last song on their previous album ("This is the glamorous"), New Wet Kojak's fourth album, This Is The Glamorous (Beggars, 2003), opts for a much more streamlined approach than previous efforts. The classy combo (Charles Bennington on saxophone, Nick Pelleciotto on drums, Geoff Turner on guitar) returns to rock and pop (and soul) after letting us believe they were the "new thing" in jazz-rock. This moves wastes the "saxophone and dual guitar" assault (not to mention the artful drumming and the tasteful electronic glitches) which is quite unique in music. The blues-jazzy atmosphere of The World of Shampoo and Nothing You Can Say and the poppy Supermodel Citizens USA sound like Beethoven performing Britney Spears covers.

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