Pearl Jam


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Ten, 7/10
Vs, 6.5/10
Vitalogy, 7.5/10
No Code, 6/10
Yield, 6/10
Binaural, 5/10
Riot Act , 5/10
Brad: Shame, 6/10
Brad: Interiors, 6/10
Brad: Welcome, 6/10
Pearl Jam (2006), 6/10
Eddie Vedder: Into the Wild (2007), 6/10
Backspacer (2009), 5/10
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Green River's founders Stone Gossard and Jeff Ament formed Mother Love Bone, an album that sounded like a collection of Led Zeppelin leftovers. When their vocalist, Andrew Wood, died of an overdose, the two formed yet another band, Pearl Jam that went on to become one of grunge's icons. Pearl Jam invented (or re-invented) a hard-rock sound that changed the world, and established a new standard of professional ethics. Fronted by former San Diego surf-punk Eddie Vedder, they shunned any intellectual prentese and focused on the guitar riff. One could almost claim that their entire opus is made of one melodic idea and one riffing idea. They turned obsolescence into an ideology. Ten (1991) was majestic and theatrical, and clearly found a middle path between the extreme violence of hardcore and the brainy music of alternative rock, because Vs (1993) established the record of copies sold in the first week of release. Both more pensive and more melodic, Vitalogy (1994) showed that there was a soul underneath the cliches.
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I Pearl Jam hanno coronato la testarda ricerca del successo da parte di Gossard e Ament, due musicisti poco originali ma dotati di un'eccellente strategia marketing. Vedder, dal canto suo, e' diventato "la" star del grunge. In parte hanno certamente meritato quel successo: hanno inventato (o re-inventato) un sound che ha cambiato la storia della musica rock, e hanno sempre dimostrato un'etica professionale che a sua volta e` stata un esempio per un'intera generazione di musicisti rock. Se non sempre si e` trattato di vero genio, perlomeno si e` trattato di vera passione.

Dopo aver contribuito alla nascita del grunge con i Green River e i Mother Love Bone, il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament reclutarono il cantante Eddie Vedder, nativo di San Diego e "surf punk" in erba, e diedero vita ai Pearl Jam.

Il nuovo gruppo non cambio` di molto le coordinate del precedente, ma punto` in maniera piu` esplicita al revival oleografico dell'hard-rock degli anni '70. Visto il successo incontrato dal genere, i Pearl Jam decisero di abbandonare qualsiasi parvenza intellettuale e tuffarsi nel potere del riff. La musica dei primi brani e' infatti improntata a una spettacolare e cronica mancanza di fantasia e di originalita'. Gran parte del primo repertorio consiste di un solo tema melodico e un solo riff di chitarra. La loro ideologia e` una grigia obsolescenza delle convenzioni armoniche della musica rock. Dove non arriva la musica, arriva pero' la teatralita', secondo un trucco noto da vent'anni ai gruppi di hard-rock.

Nel settembre del 1991 esce il primo album, Ten (Epic), ed e` subito uno dei massimi successi discografici di Seattle. Mike McCready alla prima chitarra (reduce dagli Shadow, con cui aveva suonato fin da bambino) e Dave Krusen alla batteria completano il quintetto. L'hit e' Alive, un brano che rappresenta una pietra miliare dell'AOR, una sequenza di frasi lente e sincopate che cullano il ritornello epico in armonie granitiche, con un finale di jamming in solenne crescendo. Il loro boogie oscilla fra l'impeto virile di Once e la melodia psichedelica di Even Flow. In mezzo ci sono soprattutto ballate melodrammatiche come Jeremy e Porch. Ma i migliori dei loro blues, come Why Go, sanno resuscitare Jim Morrison e i Led Zeppelin, e i rispettivi tipi di aggressivita' frustrata. E Black troneggia come una piccola Stairway To Heaven, lambendo vertigini psichedeliche. Il rock alternativo diventa mainstream, o viceversa. Il disco vendera' cinque milioni di copie in un anno.
Con questo disco i Pearl Jam si affermano soprattutto fra i piu` autentici portavoce della rivoluzione che promuove Seattle a centro vitale del rock alterantivo. I Pearl Jam ne cambiano anzi i connotati, riportando in auge i riff "duri", le pose "macho" e l'idealogia sottoproletaria del rock a discapito degli atteggiamenti intellettuali della East Coast e della California.

Vs (Epic, 1993), con il nuovo batterista DAve Abbruzzese, stabilisce addirittura il primato mondiale di vendite nella prima settimana (950.000 copie, verra` battuto soltanto nel 1998). Il lavoro e' melodico (Dissindent, Rearview Mirror) quel tanto che basta a farne un ovvio candidato alla vetta delle classifiche, ed e' "alternativo" (la tribale W.M.A.) quanto basta a coltivarne l'immagine di gruppo ribelle. Accanto a canzoni scontate come Go, che sembrano avanzi del disco precedente, spiccano pensierose e mordaci ballate (Daughter e Elderly Woman), anch'esse in linea con la schizofrenia (ipocrisia?) di cui sopra. La raccolta e' perfettamente bilanciata e ogni brano e' a sua volta perfettamente bilanciato; ma si tratta di un equilibrio paradossale, basato sulla confluenza degli eccessi piu' che sul loro contrasto. La regola in casa Pearl Jam (vedi Animal e Blood) e' che la piu' hardrock dev'essere anche la piu' funky, quella con il riff piu' frastornante dev'essere anche quella con l'aria piu' ruggente. Piu' che il chitarrismo dirompente di Gossard, a troneggiare sull'opera e' il vocalismo animalesco di Vedder, uno dei grandi istrioni del canto rock, erede degli "shouter" degli anni '50 e dei cantanti britannici di soul bianco come Rod Stewart e Van Morrison.

Gossard suona anche nei Brad, una formazione costituita con altri veterani del grunge, in particolare il batterista dei Malfunkshun, Regan Hagar (batteria) e il cantante Shawn Smith dei Pigeonhed. Il sound di Shame (Epic, 1993) si discosta alquanto da quello dei Pearl Jam e del grunge in generale: e` un funk-metal d'avanguardia, alitato dal levigato falsetto soul del cantante. Il lento, ipnotico soul-rock di Buttercup, quasi Prince, da' il tono a questo disco in chiave minore, sul quale sono le detonazioni chitarristiche di My Fingers a suonare fuori posto. Le colonne portanti sono invece la solenne ballata pianistica Screen e la febbre funky di 20th Century. Verso la fine il supergruppo si concede anche qualche licenza poetica, scodellando due incubi psichedelici come Down (ricamato da dissolvenze di riff e cullato da un battito catatonico) e We (solcato da gorgheggi eterei mentre pianoforte e organo dialogano fuori tempo). Un disco forse inutile, ma di gran classe.

Vitalogy (Epic, 1994), il terzo album dei Pearl Jam, annovera due dei loro capolavori, Corduroy, forte di un ritornello memorabile, e Better Man, una pensosa power-ballad non meno melodica, e tanto basta a dargli un senso.
Canzoni come Nothingman e Immortality traboccano di sincerita`, e non a caso l'album risulta il piu` tetro della loro carriera, e uno dei piu` tetri del grunge di sempre, l'equivalente del Tonight's The Night di Neil Young. L'atmosfera e` spesso da incubo, e le musiche s'impennano e s'arrovigliano alla disperata ricerca di un equilibrio fra quelle liriche quasi metafisico e i riff da grande arena. Si spiegano cosi` le sfumature insolite di Not For You (marziale e feroce), Satan's Bed (esagitata, epica e corale) e Whipping (una baraonda da garage-rock).
Il tradizionale hard-rock di Last Exit suona terribilmente scontato e un po' isterico, ma gli esperimenti (Bugs per fisarmonica, Aye Davanita per ritmo di palude equatoriale) fanno sperare in un futuro piu` adulto.

I Pearl Jam riempiono le cronache anche senza avere un disco. La collaborazione con Neil Young per Mirror Ball e qualche progetto collaterale, in particolare Three Fish (Epic, 1996) del bassista Jeff Ament, nonche' le polemiche legate al loro tour americano (cancellato per protesta contro la speculazione degli organizzatori) tengono desta l'attenzione anche se le vendite di Vitalogy deludono un po'.

No Code (Epic, 1996) non cambia di molto le cose. Eddie Vedder ha raffinato la sua arte canora e adesso, fin troppo conscio dei propri mezzi, predilige la ballad d'autore (Sometimes e soprattutto Off He Goes), non troppo lontana da quella di Van Morrison. Le sue liriche si sono fatte piu` mature di pari passo, tanto che adesso lo scugnizzo di Seattle va annoverato fra i rocker piu` colti del momento. ("Sometimes realize/I could only be as good as you'll let me/Are you woman enough to be my man/Bandaged hand in hand").
Le chitarre di Mike McCready e Stone Gossard hanno raggiunto altresi` un magico equilibrio, e gran parte della tensione drammatica di brani atmosferici come Present Tense (uno dei loro vertici di sempre) deriva dalla loro dialettica. Il fatto e` che i loro riff sono ancora di una banalita` imbarazzante, per cui i due chitarristi sembrano fuori posto proprio quando i Pearl Jam si ricordano di essere i Pearl Jam. Il nuovo batterista Jack Irons (ex Red Hot Chili Peppers e Redd Kross) aggiunge una discreta dose di fantasia, e delizia in In My Tree (un incrocio fra U2 e Led Zeppelin).
La collaborazione di Vedder con Nusrat Fateh Ali Kahn frutta la world-music di Who You Are; quella del gruppo con Neil Young frutta il folk di Smile. Dopo questi fuggevoli momenti di interesse, l'album si spegne poco a poco in una serie di nenie prive di personalita`. Il loro hard-rock, quando si affaccia, ripete stancamente la stessa formula, come se si trattasse di epigoni dei Pearl Jam (Habit), anche se in qualche caso gli epigoni superano gli originali (Hail Hail, che riassume al meglio tutta la loro arte).
Molta acqua e` passata sotto il ponte del grunge, e i Pearl Jam suonano come dei veterani del rock classico che, con il fare compassato degli anziani, tentano di parlare al pubblico giovane con una musica piu` adulta. L'aggressivita` e` scomparsa, la grandeur e` rimasta.

Il gruppo si e` conquistato credibilita` con collaborazioni importanti e con un comportamento mediamente piu` onesto degli altri gruppi rock, ma il sound un po' malinconico di questi stagionati rocker fa pensare che sia ora per Vedder di lanciare la carriera solista. L'album vende soltanto un milione di copie, e fa suonare il campanello d'allarme (per un gruppo che quattro anni prima aveva venduto oltre dieci milioni di copie con Ten).

Gossard, in particolare, si concede un'altra pausa nei Brad.

Gossard, in particular, takes another vacation with Brad. Most of Interiors (Epic, 1997) is still rooted in 1970s white soul-rock, and especially the very white soul-rock of the Faces (Funeral Song), although in its most languid excesses Smith's falsetto may sound like Prince (The Day Brings, I Don't Know, Those Three Words) and the religious intensity that is pervasive (Upon My Shoulders, the majestic hymn Some Never Come Home) obviously belongs to gospel music.
The epic refrain and solemn riff of Secret Girl have little in common with Pearl Jam. They come from the tradition of garage-rock via blues-rock and bubblegum. Lift rocks even harder, and its tension is matched by seismic syncopation, sounding like one of Black Crowes' limping boogies. Sweet Al George)
It is and it feels like a divertissement, but several songs show a class and a soul that is often lacking in Pearl Jam's albums.

Yield (Epic, 1998) abbandona invece gli esperimenti per tornare al marchio di fabbrica del gruppo. In pratica cio` si traduce in un ritorno a un hard-rock vigoroso, sacrificando le ballad che dominavano No Code. Un paio di (brevi) brani regalano una briciola di innovazione, ma e` chiaro che Gossard si e` scottato le mani con No Code e preferisce andare sul sicuro con Brain of J, No Way, Do the Evolution. Il singolo-guida e` cosi` Given to Fly, che e` al tempo stesso la canzone piu` scontata ma anche quella in cui tutto funziona alla perfezione: melodia, shouting del cantante, scontri delle chitarre, ritmo martellante. Nobilitano il disco un paio di ballad di gran classe di Gossard (All Those Yesterdays, canzone ubriaca da pub, e soprattutto In Hiding, piu` raga che hard) e la melodia quasi country di Low Light (di Ament).

Mike McCready ha anche registrato 2000 (Epic, 1999) alla testa dei Rockfords.

Un ideale canzoniere potrebbe essere composto da Alive, Jeremy, Why Go (dal primo album), Daughter (dal secondo), Better Man e Corduroy (dal terzo), Hail Hail (dal quarto), Given to Fly (dal quinto).

On Binaural (Epic, 2000), which features former Soundgarden drummer Matt Cameron instead of Irons, Pearl Jam recover some of the energy of the early days, but their sixth album sounds like a scientific test of their fans' patience. The band has changed in a subtle way: while the style has been amazingly consistent, the band has gone from a punkish youth to an intellectual maturity. This collection, like the previous ones, alternates forceful grunge tracks like Breakerfall (a little bit of Who), God's Dice, Grievance, Insignificance, soulful, acoustic ballads such as Thin Air and Of The Girl (Eddie Vedder's favorite showcases) and mid-tempo tunes like the single Nothing As It Seems and Light Years. But what is apparent is an ever more intense desire to express serious, honest, even philosophical themes, and a growing interest in sophisticated, quasi-classical arrangements (cello and violin on Parting Ways).

The 25 double-CD European Tour Bootlegs (Epic, 2000) and 47 double-CD North American Tour Bootlegs (Epic, 2001) document their live performances.

Brad's third album, Welcome To Discovery Park (Redline, 2002), is oddly romantic and introverted (La La La, If You Could Make It Good, Arrakis) Smith could be the heir to Tim Buckley in the age of grunge.

Pearl Jam, the last surviving species of the Seattle grunge explosion, showed the meaning of the word "pride" with Riot Act (Epic, 2002). They survive with grace and dignity. The album contains two songs (Can't Keep, Save You) that rock harder than the previous album, and one ballad (Thumbing My Way) that ranks among their best.

Lost Dogs is a collection of B-sides.

Mostly, Pearl Jam (J-Records, 2006) adapts the style and tone of Bruce Springsteen's generational frescoes to the Bush era (the super radio-friendly World Wide Suicide, Life Wasted, Army Reserve), admittedly displaying as much empathy as Springsteen can muster these days. Several songs boast the stately intricacy of their classics (Marker in the Sand, Gone, Severed Head, Inside Job). Thus this is a quintessential Pearl Jam number, as if someone had scientifically calculated the average musical content of all previous Pearl Jam albums, and removed all the redundancy and experiments. The entire operation, though, is terribly artificial. The "raw" rock numbers are as polished as a military uniform (and play a similar function), while the mid-tempo ballads are as original as a national anthem (and play a similar role). Thus the band's grandeur is largely the same that kept people listening to U2's moronic arena-rock (widely celebrated by the media as the non plus ultra of rock music when in fact they were its nemesis). Eddie Vedder's voice is as charismatic as Bono's (not a compliment): it is what people want to see described as charismatic (and then forget about it to turn to a soap opera). It is not that the thrill is gone: there never was any thrill to start with, just a dignified competence that the media and an apathic audience turned into legend.

(Translation by/ Tradotto da Erika Sofi)

on Binaural (Epic, 2000) i Pearl Jam riacquistano un po' dell'energia dei loro primi tempi, ma il loro sesto album sembra essere un test per sondare la pazienza dei loro fans. La band ha subito un subdolo cambiamento: mentre rimane sorprendentemente consistente nello stile, la band passa da una gioventu' punk a una maturita' intellettuale. Questa raccolta, come quelle precedenti, alterna energici pezzi grunge come Breakerfall (che ricorda un po' gli Who) God's Dice, Grievance, Insignificance, ricchi di soul, a ballate acustiche come Thin Air e Of The Girl (i brani preferiti di Eddie Vedder) e melodie "mid-tempo" come il singolo Nothing As It Seems e Light Years, ma cio' che e' evidente e' un desiderio sempre piu' intenso di esprimere tematiche serie, genuine, persino filosofiche e un crescente interesse in arrangiamenti sofisticati, quasi classici (l'utilizzo del violoncello e del violino in Parting Ways).

(Translation by/ Tradotto da Marco Baldassarre)

Il doppio CD European Tour Bootlegs (Epic, 2000) ed i doppi CD North American Tour Bootlegs Leg1&Leg2 (Epic, 2001) documentano le loro esibizioni dal vivo.
I Pearl Jam, ultima specie a sopravvivere dell'esplosione grunge di Seattle, hanno mostrato il significato della parola "orgoglio" con Riot Act (Epic, 2002). La loro sopravvivenza è piena di grazia e dignità. L'album contiene due canzoni (Can't Keep, Save You) molto più forti dell'album precedente, ed una ballata (Thumbing My Way) classificabile tra le loro migliori. Lost Dogs (Epic, 2003) è una raccolta di B-sides.

(Translation by/ Tradotto da stefanopertile@libero.it)

Fondamentalmente, Pearl Jam (J-Records, 2006) adatta lo stile ed il tono degli affreschi generazionali di Bruce Springsteen all’era Bush (la super-radiofonica World Wide Suicide, Life Wasted, Army Riserve), mostrando oggettivamente altrettanta empatia di quella che Springsteen riusciva a suscitare in quei giorni. Diverse canzoni vantano la notevole struttura dei loro classici (Marker in the Sand, Gone, Severed Head, Inside Job). Di conseguenza, questo è un album che esprime la quintessenza dei Pearl Jam, come se qualcuno avesse scientificamente calcolato la media del contenuto musicale di tutti i loro album precedenti, ed avesse eliminato tutte le ridondanze e gli esperimenti. Tuttavia, l’intera operazione è terribilmente artificiale. I pezzi "duri" sono ripuliti al pari di uniformi militari (e giocano una funzione analoga), mentre le ballate mid-tempo sono originali come un inno nazionale (e giocano un ruolo analogo). Per cui la grandezza della band è in gran parte la stessa che teneva la gente attaccata all’ insulso rock da arena degli U2 (largamente celebrati dai media come il non plus ultra della musica rock quando di fatto ne erano la nemesi). La voce di Eddie Vedder è carismatica quanto quella di Bono (non è un complimento): è ciò che la gente vuole veder rappresentato come carismatico ( e poi dimenticarsene per passare ad una soap opera). Non è un fatto di fremito ormai passato: non c’è mai stato un fremito per cominciare, solo una dignitosa competenza che i media ed un’audience apatica hanno trasformato in leggenda.

Eddie Vedder's Into the Wild (2007) was originally a movie soundtrack and surprisingly good (Hard Sun, Into The Wild).

Pearl Jam's Backspacer (Monkeywrench, 2009), consisting of eleven brief songs in 37 minutes, was their "punk" album (if one omits the ballads) and not so much for the mood but for the punch of Gonna See My Friend, Got Some and The Fixer. The problem is that these songs would have been ignored on any of their previous album as a casual detour for having no substance compared with the poignant and dense music of the major songs. The other problem is that, after those three songs, the album is all downhill.

(Translation by/ Tradotto da Marco Baldassarre)

La colonna sonora di Into the Wild (film di Sean Penn del 2007) è composta da Eddie Vedder ed è sorprendentemente buona (Hard Sun, Into The Wild).
Backspacer (Monkeywrench, 2009), il ritorno dei Pearl Jam, consiste di undici laconiche canzoni in 37 minuti totali di musica: è il loro album "punk" (se vogliamo omettere le ballate), con riferimento non tanto allo stato d'animo quanto più alla grinta di brani come Gonna See My Friend, Got Some e The Fixer. Il problema principale è che queste canzoni sarebbero state considerate, su ognuno dei loro album precedenti, alla stregua di un casuale diversivo, in quanto non hanno alcuna sostanza, paragonate alla musica densa e commovente dei loro pezzi migliori. Un ulteriore problema è poi che, dopo queste tre canzoni, l'album va soltanto a peggiorare.

(Copyright © 2003 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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