Prick
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Prick , 6/10 Links:

Sorti a Cleveland sulle ceneri dei Lucky Pierre, compagni di strada di Devo e Pere Ubu che ebbero come unica soddisfazione quella di cullare le ambizioni di Trent Reznor, loro collaboratore occasionale, i Prick di Kevin McMahon non hanno fatto altro che riproporre qualche anno dopo lo spirito, e talvolta il repertorio stesso, di quel gruppo. L'album del 1995 (per la Interscope), infatti, e` aperto e marchiato a fuoco dalla loro trascinante Communique`, dal suo ritornello urlato in maniera psicotica su cadenze tribali. Canzoni come Other People (altro brano dei Lucky Pierre) vivono soltanto di stravaganze ritmiche, di break esplosivi e di ritornelli orecchiabili. Riverhead aggiunge una trasgressione psichedelica nei cambi di ritmo, nelle armonie vocali, nei riff di chitarra e nei rumori di sottofondo. Prick significa violenza frastornante e melodia romantica. L'idea di sommergere le canzoni di arrangiamenti terrificanti (a muri di rumore e cadenze stordenti) e` la stessa di Nine Inch Nails, ma il melodismo e` di tutt'altra pasta. (soprattutto quando sconfina nelle pantomime kitsch di I Got It Bad e I Apologise). Rispetto all'opera di Reznor, MaMahon mette in mostra una sensibilita` decadente, da dandy, mutuando qualche affettazione da David Bowie e Marc Bolan. Quell'umore prevale in un kammerspiel fatalista da cabaret degli anni '30 come No Fair Fights (dei Lucky Pierre), declamato come un epico inno e accompagnato da suoni minimi di puro raccordo, e nel fiabesco finale classicheggiante di Makebelieve. La personalita` demoniaca di McMahon si esalta invece nei ritmi frenetici e viscerali di Tough, nell'impeto cannibalesco di Animal, nelle sincopi sismiche di Crack.

Nel mondo della musica industriale Prick sta a Nine Inch Nails come i Buzzcocks stavano ai Sex Pistols.

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