Seely
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Parentha See , 5/10
Julie Only , 6/10
Seconds , 5/10
Winter Birds, 6/10
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I Seely sono un quartetto di Atlanta, esordito con Parentha See (Third Eye, 1996). La loro specialita` sono canzoni fragili e melodiose, sussurrate e canticchiate dal chitarrista Steven Satterfield e dalla bassista Joy Waters, che si reggono su armonie organiche (merito anche dell'altra chitarrista Lori Scacco). L'effetto e` un po' quello del vecchio acid-rock di It's A Beautiful Day e gruppi vocali della West Coast, ma mediato da una sensibilita` sub-Mazzy Star.

Invece di puntare alle classifiche, i Seely indulgono negli eccessi piu` languidi dei loro torpori sonori sul successivo Julie Only (Too Pure, 1996), che in pratica e` una revisione dei brani del precedente. Il problema e` che le partiture impiegano un'eternita` a prendere forma e consistenza e rimangono troppo a lungo nello stato di ameba. Bitsa Jane e Bubble Bath sono piu` solfeggiate che cantate, sulle lente, metodiche ipnosi delle chitarre. Le armonie vocali sono il loro vero punto di forza: quando il contrappunto funziona, come in Meteor Shower, ci si puo` anche dimenticare l'inerzia generale della musica. Ma lo strumentale Red Flume, con il suo passo da flamenco infuocato, mette sull'avviso che questi quattro musicisti sanno anche suonare i propri strumenti.

Seconds (Too Pure, 1997) ha il difetto aggiuntivo di essere anche frammentario. E questa volta il gruppo si lascia anche vincere dalla tentazione commerciale. Benche' la critica continui a parlare di My Bloody Valentine e di Stereolab, gli ascendenti di Soft City rimangono i gruppi vocali post-hippie degli anni '60 (e quelli dei brani strumentali Hourglass e Adios sono forse i combo di musica leggera). Purtroppo cio` che non si regge in piedi sono proprio le canzoni.

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Su Winter Birds (Koch, 2000) i leader Steven Satterfield (Sunsites) e Joy Waters (Vivian Girls) recuperano l'identita` che era stata quasi persa su Seconds. Non saranno Bob Dylan, ma le loro canzoni tranquille e introspettive spessono trionfano senza bisogno di esperimenti. On Winter Birds (Koch, 2000) leaders Steven Satterfield (Sunsites) and Joy Waters (Vivian Girls, the lengthy Planes Circle Do) recover the identity that was almost lost with Seconds. They may not be Bob Dylan, but their quiet and introspective songs often shine, without any need for convoluted musical accompaniments. Stereolab's "retro-futurist" synthesizers are misleading: Seely are a duo of folksingers, who get lost in the alienated whining of El Cajon and Sunsites and in the bitterness of Sister Total Emptiness and Altamaha. The instrumentals (Sapelo Sound, The Kangaroo Communique) merely paint the same depressed picture without words.
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