Seven Year Bitch
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Sick 'Em , 6/10
Viva Zapata , 7/10
Gato Neghro , 5/10
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Le Seven Year Bitch furono con i Gits gli esponenti a Seattle di un rock'n'roll selvatico e viscerale che rappresentava l'ethos autentico della generazione immortalata qualche anno dopo da "Pulp Fiction".

Le Seven Year Bitch erano anche parte del movimento "riot grrrls". Tutte donne, ispirate da Joan Jett, cantavano storie di violenza sessuale e di rapporti tormentati.

Il gruppo comprendeva Selene Vigil (canto), Stefanie Sargent (chitarra), Liz Davis (basso), Valerie Agnew (batteria). A imporle nella scena di Seattle furono l'EP Lorna (C/Z, 1991) e una serie di singoli e brani per compilation. Musicalmente, il loro materiale era quantomeno grezzo, vagamente copiato dai classici di Stooges e Sex Pistols.

La morte di Sargent (giugno 1992) sembro` porre prematuramente fine alla loro carriera. Pochi mesi dopo usci` un album che commemorava il periodo epico del gruppo mettendo insieme i loro cavalli di battaglia. Le canzoni di Sick 'Em (C/Z, 1992) sono di fatto variazioni su una forma base che e` sempre la stessa: un rock sporco e cattivo, rumoroso e ispido, che puo` essere presentato in versione piu` cadenzata (Chow Down) o piu` veloce (Tired Of Nothing), piu` melodica (Knot) o piu` sarcastica (In Lust You Trust), tutte centrate sul rapporto conflittuale nei confronti del maschio.
Se a lungo andare il tema diventa stucchevole (e` l'analogo di un complesso maschile che passasse tutto il tempo a dimostrare quanto sono sceme le ragazze), il loro aspro rock and roll ha i suoi meriti, e nelle ultime prove (in ordine cronologico), ovvero Lorna e You Smell Lonely, l'intensita` del loro odio verso il genere maschile stava approdando a una forma piu` personale (e meno ripetitiva) di punkrock.

Il primo vero album, Viva Zapata (C/Z, 1994), le presento` in una veste molto piu` musicale. Vigil era volgare come Joan Jett in The Scratch, anche se, indulgendo troppo nelle sue pose e nei suoi testi ("I'm the bitch/ and you got the itch" recita il suo Corano), finiva per limitare il gruppo, che non sfruttava appieno le potenzialita` del rombante riff di heavymetal di Derailed o del brillante incedere boogie di Cats Meow. Il piglio selvatico che era stato il marchio di fabbrica dei primi tempi viene sommerso dalla chitarra di Roisin Dunne e da un impressionante salto qualitativo delle altre.

Ma su Gato Neghro (Atlantic, 1996) le ragazze hanno perso la grinta dei bei tempi senza guadagnare in coesione o profondita`. Canzoni come The History Of My Future dimostrano una maggiore abilita` strumentale, e una produzione piu` accorta, tutto qui. La ballad arrabbiata di Crying Shame costituisce forse la loro vera vocazione, lontano dagli imbarazzanti rimasugli di punkrock di Disillusion e Rest My Head. In questo senso il tema del disco e` forse il melodramma. Con una pulsazione sinistra, e un'eco flebile di Jim Morrison, svetta Deep In The Heart, un blues quasi da palude. Ma in generale la performance e` troppo esagitata e stiracchiata. Selene Vigil ha i numeri per essere una star del nichilismo post-femminista, ma forse non lo sa. Roisin Dunne ogni tanto imbrocca una schitarrata atonale da brivido, ma sembra quasi pentirsene subito. Un gruppo che deve ancora trovarsi.

Lontane tanto dal vero ultra-femminismo delle Mudwimin quanto dalla musicalita` delle L7, e inferiori alle Babes In Toyland per quanto riguarda la rabbia, le Seven Year Bitch occuparono nondimeno una nicchia importante nell'universo del "foxcore".

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