Nicky Skopelitis
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Next To Nothing, 7/10
Faith Moves , 6/10
Ekstasis , 7/10
Wake Up And Dream , 6/10
Revelator , 5/10
Links:

Nicky Skopelitis, chitarra d'avanguardia dal suggestivo timbro blues e country, che ha servito Anton Fier e Bill Laswell, ha inciso nel 1989 un album di funk etnico degno dei suoi maestri: Next To Nothing (Virgin).
I sette brani strumentali di quest'opera lo rivelano come compositore audace (in Shotgun News una litania blues degenera in un baccanale jazz-rock dall'accento orientale), arrangiatore sofisticato (Omens accoppia flamenco di chitarra a violini arabeggianti) e direttore d'orchestra smaliziato (Fred Frith e Simon Shaheen suonano i violini, Ginger Baker la batteria, Laswell il basso, Aiyb Dieng le percussioni); insomma il Van Morrison di Astral Weeks aggiornato alle sonorita' degli anni '90 e senza il canto. In alcuni casi si tratta semplicemente di narcissismi timbrici: Bad Blood e' un mini-concerto per i tocchi deliziosi delle chitarre (o, meglio, degli overdub di chitarra), i borboglii del basso, i poliritmi disordinati delle percussioni; Second Skin e' puro impressionismo, una fantasmagoria di pennellate sospese in climi fiabeschi.
Ma altrove si fa largo un acume piu' razionale, un progetto di flagrante destabilizzazione della musica: presi gli stilemi di un genere, la piccola orchestra di Skopelitis fa loro subire una serie di trepide metamorfosi e vi innesta un nugolo di turbolenze provenienti da altri generi. Si spiega cosi' l'involuzione del blues di Shotgun News, la cui identita' viene ricordata ogni tot battute da un inconfondibile fraseggio di chitarra, ma che in realta' oscilla fra cento diversi stili. Un'altra prassi smonta e rimonta la danza folk di Altai, trasformandola in una quadriglia robotizzata, in una quadriglia per apparecchiature meccaniche.
Altrettanto "decostruite" sembrano le danze orientali di Black Eyes e la messa arabica di Omens, i due brani piu' "esotici". Il secondo indulge in effetti da colonna sonora, in particolare nel dialogo a funerei colpi di gong fra i languidi accordi di flamenco della chitarra e le sinuose spire del violino. Fluido e polimorfo, il discorso di Skopelitis e' esemplare dell'ideologia musicale postmoderna, della perdita di fiducia nei fondamenti assoluti dell'armonia rock.

A parte i lavori con Laswell, nel 1991 il chitarrista figura accanto a Sonny Sharrock su Faith Moves (CMP). I loro duetti sono piu' plumbei e meno gioviali. Skopelitis non puo' "smontare" come un bambino curioso la struttura dell'armonia, ma deve attenersi a seguire la melodia di composizioni quasi new age come Who Are You e Mescalito. Cio' non toglie che in un paio di occasioni riesca ad incidere delle miniature blues (Sacrifice) e raga (First Of Equals) nel flusso di coscienza del partner. La cartilagine di Venus e Pyre e' piu' astratta, nel tentativo forse di descrivere una visione o un'allucinazione: le chitarre abbandonano qualsiasi pretesa di razionalita' e lasciano fluttuare gli accordi in maniera spontanea. In tutti i casi le atmosfere create da questi duetti sono sorprendentemente complete e calde, tutt'altro che spartane o cervellotiche.

Al successivo Ekstasis (Axiom, 1993) partecipano i veterani Jah Wobble (basso) e Jaki Liebezeit (batteria), oltre alla solita accolita di musicisti etnici e al patrono Laswell. Piu' che mai immedesimatosi nel ruolo di direttore d'orchestra, Skopelitis lascia che il ritmo si sviluppi, che su di esso si affolli un repertorio minimo di linee melodiche degli strumenti etnici, e poi vi cesella sopra una serie di gentili e minuziosi interventi, definendo l'identita' del brano con qualche stoccata ben rifilata. Ne risulta il funk "industriale" d'altissima classe di Ghost Of A Chance e Heresy, che conserva la qualita' ballabile del genere ma lo popola di una dinamica contraddittoria.
A dominare e' comunque l'ensemble, non l'intestatario del disco: Skopelitis sa far musica quasi senza farsi sentire, sfruttando al massimo la suggestione delle cornamuse in Sanctuary e "straniando" con sitar, violino e berimbau la sincopazione dei Meters in One Eye Open. In tal senso il momento in cui nell'incalzante Witness incrocia il suo dobro con un lamento di violino indiano e un subdolo ronzio di doussongoni costituisce uno degli apici dell'opera (e della sua carriera); alla pari forse con gli ipnotici cicli melodici di Proud Flesh (ripetuti da kora, chitarra e violino su una cadenza ossessiva).
La "world music" di questo ensemble sa essere altamente spettacolare senza essere sensazionalista: Tarab (per tabla, violino, doussongoni, basso, "drum loop" e chitarre) e' un blues delle paludi debitamente filtrato dall'alienazione urbana. Il disco va in gloria con il festoso Jubilee sul cui passo di marcia Skopelitis compie miracoli d'equilibrismo.

L'opera di Skopelitis e' eminentemente psichedelica, al punto da far ricordare la fusione fra jamming cerebrale e trance spirituale realizzata da Peter Green. Li accomuna infatti la stessa sensibilita' per i timbri e la stessa propensione per costruire armonie "circolari". La sua musica e' una galleria di affascinanti paesaggi sonori, "nature morte" in cui non succede nulla, ma c'e' il presagio che possa succedere di tutto.

Nicky Skopelitis, who had played with Anton Fier, Bill Laswell and Sonny Sharrock, concocted a subtle form of ethnic funk-rock, orchestrated for small multi-national ensembles, on Next To Nothing (1989) and Ekstasis (1993), the latter featuring bassist Jah Wobble and Can's drummer Jaki Liebezeit.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
(Translation by/ Tradotto da xxx)

Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami

Ekstasis' Wake Up And Dream (CyberOctave, 1998), with Jaki Liebezeit on drums, Jah Wobble and Bill Laswell on bass, Zakir Hussein on percussions and several other friends, is a less rousing affair. Influenced by world and ambient music, Skopelitis relents his guitar skills and lets the collective improvisations flow in a lengthy, soothing, harmonious jams. The waterfall of guitar's psychedelic tones sprinkles in the zen garden of Providence. The paradisiac chimes and reverbs of Heartland hover over the same magical landscape.
But the distorted guitar melody of Elysium arises from a swamp of thick, muddy percussions, alternating with a funky wah-wah and a crystalline acoustic chords. Equally unnerving, Midnight Mass is played like a raga, with the metallic tones of the guitar simulating a sitar that continuously repeats and reinvents its melody. The martial flamenco of Nepenthe is injected with some of that mystical neurosis. The driving, upbeat theme of Shower Of Stars, the last and lengthier track, is a futuristic piece that floats among the galaxies.
The drawback of these jams is that they tend to sound cold and artificial, as if they had been composed on a computer after taping each master's contribution. Impeccable, but also lifeless.

The laid-back, relaxed, lounge-y attitude prevails on the four jams of Revelator (Innerhythmic, 1998), a collaboration with Raoul Bjorkenheim, and does not bode well for the future.

What is unique about this music database