Skrew


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Angkor Wat: When Obscenity Becomes the Norm, 8/10
Angkor Wat: Corpus Christi , 7/10
Burning In Water, Drowning In Flame , 7/10
Dusted , 7.5/10
Shadow Of Doubt , 6/10
Angel Seed, 6/10
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Alla fine degli anni '80 Adam Grossman e Danny Lohner suonavano nel gruppo Angkor Wat, titolari di When Obscenity Becomes The Norm (Death, 1989) e di Corpus Christi (Death, 1990). Il primo e` uno dei capolavori del grindcore. Innocence '89 si apre con un pianto di bimba in folate spettrali di elettronica, stoccate di chitarra elettrica, cigolii, un arpeggio di chitarra classica, linee di basso jazzate... e finalmente si lancia nel galoppo sfrenato e nel gracidare ossessivo del grindcore. Brani come Seat Of Power e The Search sono animati da una ferocia subumanoide e postnucleare, tutta scatti isterici e urla miasmatiche. Il loro sound discende in realta` dal punk-rock dei Dead Kennedys, come dimostrano Prolonged Agony, rabbiosa ma anche epica (fratture ritmiche che aumentano la tensione, lungo assolo melodico di chitarra, figure di basso fluide e articolate) e Emotional Blackmail, tutta d'un fiato.
Al tempo stesso il gruppo ostentava una sperimentazione quasi "progressive". Nel picchiare e urlare bestiale di Warsaw trovava spazio un intermezzo strumentale quasi classicheggiante e il complesso melodramma della conclusiva Circus Of Horrors si avvaleva di una lunga ouverture strumentale, seguita poi da continui cambi di scena. Questa specie di rituale magico e orrido incubo riassumeva bene lo spirito dell'intero album. Album tetro e spaventoso, in cui la disperazione dell'adolescente punk acquista i toni della profezia apocalittica, rimane uno dei piu` potenti affreschi della generazione hardcore. Il canto di David Brinkman, il basso di Mike Titsworth, la batteria di Dave Nuss, le chitarre di Grossman e Lohner componevano un commando temibile.

Il secondo si spostava verso un sound piu` industriale, per esempio nelle scansioni metronomiche alla Nine Inch Nails di Indestructible Innocence 1990, e psichedelico, nel lungo e tormentato incubo di Sour Born, anche se il cuore continuava a battere truculenze grindcore come Corpus Christi e Golden. Il capolavoro, nonche' il brano piu` sperimentale della loro carriera, e` Ordinary Madness, sette minuti di riff selvaggi, loop in cascata e campionamenti di chitarra acustica

Perso il batterista, Grossman assunse una drum machine e ribattezzo' il gruppo Skrew. Con tastiere, campionamenti e tutto l'arsenale techno-industriale gli Skrew pubblicarono nel 1992 Burning In Water Drowning In Flame (Metal Blade), album in cui fusero le sonorita` "grunge" dei Black Sabbath a torrenziali ritmi da discoteca, pervenendo pertanto (da sinistra invece che da destra) alla stessa sintesi a cui era appena giunto Jourgensen. Il manifesto del genere e` la pesantissima title-track, destinata a rimanere una delle pietre miliari del genere. Ma anche la minacciosa cadenza da officina di Cold Angel Press, l'hip hop di Prey Flesh, e la piu` ballabile del lotto, Poisonous, sono cerimoniali del male che non accettano mezzi termini. L'arte di collage di Grossman non e` da meno di quella di Satana: un twang atmosferico di chitarra sovrasta il grugnito malvagio di Charlemagne prima che muti in un trapano grindcore infiltrato da campionamenti. Gemini sbanca anche nel genere di rockabilly metal-industriale reso celebre dai Ministry. Burning e` ancora un'opera di transizione, ma chiarisce gia` quali siano gli intenti malefici di Grossman.

Dusted (Metal Blade, 1994), registrato da un sestetto (canto, basso, batteria, due chitarre ed elettronica), e` uno dei dischi dell'epoca che nascono al confine fra musica industriale e heavy metal. Brani tanto terrificanti quanto smaliziati come Seeded sanno sprofondare in un minaccioso heavy metal e al tempo stesso librarsi in un ritornello "wagneriano" alla Type-O Negative. I riff di heavymetal puntellano il rap animalesco di Picasso Trigger (anche singolo), i trucchi elettronici e percussivi massacrano il proclama di Skrew Saves, sempre con effetti devastanti. La macabra danza rituale di Mouthful Of Dust (con tanto di poliritmi africani) incalza all'insegna di un demenziale "call and response".
Il vasto repertorio di gesti vocali di Adam Grossman e il metodico lavoro ai fianchi della chitarra di Clay Campbell costituiscono soltanto la punta dell'iceberg. Tutto e` coreografato nelle scansioni tempestose delle tastiere di Jim Vollentine e delle percussioni di Mark Dufour, che insieme producono tornadi sonori degni delle aberrazioni Foetus. L'insieme ha il senso tragico e l'impeto selvaggio dei momenti migliori dei Cop Shoot Cop, ma nella luce ancor piu` bieca di questo death metal per filosofi (invece che per teppisti). Season For Whither dispiega tutta la potenza di fuoco del loro metodo.
Nel complesso il disco e` un diario dell'imminente follia di un reietto disperato, relegato nello squallore di un mondo che e` comunque condannato alla distruzione. La lunga Sour e` l'incubo/visione in cui si sublimano la loro claustrofobia esistenziale e il loro pessimismo cosmico. Il pastiche elettronico da discoteca di Godsdog sigilla l'opera facendo la cronaca della morte di Dio. E' un disco che trasuda apatia e schifo.

Grossman ha continuato quel programma da cardiopalmo con Shadow Of Doubt (Metal Blade, 1996), forte di Bobby Gustafson (ex Overkill) alla chitarra, che segna un ulteriore avvicinamento all'heavy-metal. Lavoro oppresso dai temi del sesso e della morte, trionfa nelle atmosfere sulfuriche di Dark Ride e nel gran finale sadomaso di Crawl. Ma l'abbandono di Lohner, passato ai Nine Inch Nail, si fa sentire.

Angel Seed (Metal Blade, 1997) continua l'evoluzione tecnologica ma riprende la ferocia degli esordi, e in tal modo abbozza un sound piu` variopinto e trascinante (almeno in Open Up).

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