Sleater-Kinney
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Heavens To Betsy: Calculated , 5/10
Call The Doctor, 7/10
Dig Me Out, 6/10
The Hot Rock , 5/10
All Hands On The Bad One, 6.5/10
One Beat , 6.5/10
The Woods (2005), 6/10
Corin Tucker Band: 1,000 Years (2010), 5.5/10
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Nella cittadina di Olympia, stato del Washington, ai tempi delle "riot-grrrrls" Corin Tucker era stata la cantante delle Heavens To Betsy, autrici di un album, Calculated (Kill Rock Stars, 1994) su cui spiccavano storie tragiche di adolescenti come Waitress Hell, Baby's Gone e Stay Away. Nel suo universo di aborti, stupri, prostituzione e tradimenti non c'era spazio che per urlare. (L'altra meta` del gruppo, Tracy Sawyer, avrebbe formato i LIes).

Sleater-Kinney e` un progetto congiunto con l'altra chitarrista e cantante Carrie Kinney Brownstein delle Excuse 17 (titolari di Such Friends Are Dangerous, su cui compare Watchmaker). Inizialmente influenzate da Courtney Love nelle canzoni del mini-album Villa Villakula (Chainsaw, 1995), come Sold Out e Her Again, il duo articolo` meglio la sua dialettica sull'album Call The Doctor (Chainsaw, 1995), una delle pietre miliari del tardo foxcore, quando le grezze armonie delle Bikini Kill si sposano a liriche da brivido. Preseguendo di fatto il programma di Watchmaker, Quelle dodici canzoni (per appena mezz'ora di musica) rappresentano prima di tutto lo stato dell'arte in fatto di cultura femminile. Gran parte del dramma si compie nelle parti vocali, gli strumenti essendo asserviti alla sceneggiata. L'urlo terrorizzato di Tucker crea momenti altissimi di pathos, come in I'm Not Waiting, e le due ragazze non lesinano armonie vocali tanto sgraziate quanto epiche, per esempio in Stay Where You Are e I Wanna Be Your Joey Ramone. Pallidi tentativi di rendere il tutto anche musicale sortiscono una tribale Hubcap, un'ipnotica Anonymous e una concitata Little Mouth. Ma questa musica ha fondamentalmente poco di musicale, per quanto sia agghiacciante come documento sociale.

La batterista Laura MacFarlane lascio` il gruppo per formare i Ninety-Nine (Endearing, 1997).

Alla qualita` approssimativa del sound pone rimedio il successivo Dig Me Out (Kill Rock Stars, 1997), che annovera anche una veterana batterista (Janet Weiss). Turn It On e Not What You Want hanno la ruvidezza e la propulsione del garage-rock. Words And Guitar e Little Babies (che fa il verso a Mother's Little Helper degli Stones) giocano con le armonie vocali. Big Big Lights e` il singolo. Completano l'opera un curioso esperimento come Dance Song 97 e lo spettrale melodramma, carico di tensione, di Jenny. Le reporter di un tempo, che mandavano telegrafici dispacci dal fronte femminista, ancora intrisi di sangue mestruale, tentano con questo disco di promuoversi a musiciste. Purtroppo Tucker non e` un gran che' di cantante, e quasi tutte le canzoni vengono rovinate dal suo ringhio selvatico. Un conto e` strillare angoscia, un altro e` cantare una melodia.

La chitarrista e` in forma smagliante su The Hot Rock (Kill Rock Stars, 1999), l'album piu` musicale della loro carriera. Ma entrambe le ragazze sono pessime cantanti, e la produzione piu` professionale finisce per metterne in mostra i difetti piu` che i pregi. Start Together e Burn Don't Freeze hanno i numeri per farsi ascoltare, ma troppe canzoni valgono soltanto per i messaggi delle liriche. The Size Of Our Love e A Quarter To Three hanno forse i ritornelli piu` orecchiabili.

Sleater-Kinney sono da molte considerate le massime portavoce del movimento "riot grrrl", il culmine, in pratica, di dieci anni di musica per la donna. Sull'eredita` di proto-riotgrrrrl come Patti Smith e X-Ray Specs, le due cantautrici di Seattle hanno edificato un piccolo monumento all'indipendenza della donna in musica.

Sleater-Kinney keeps moving towards a more psychological and less visceral sound with All Hands On The Bad One (Kill Rock Stars, 2000). The girls have learned how to control their voices and how to make them duet in a very persuasive and effective manner. So much so that songs have become chats: the two voices are two different personae that interact, overlap, argue, sympathize and clash. Carrie Brownstein has become more of a singer and less of a shouter. She can modulate a tune as well as any pop singer. Corin Tucker's raging, neurotic shrills are still very much to the center, echoing a Patti Smith without the religious fervor and sometimes regressing to pre-natal screams. Janet Weiss' solemn pow-wow tempos give the songs a bit of extra-epos.
Signs of impending adulthood are everywhere. Their trademark angst is mutating into Television-style guitar neurosis (The Ballad Of A Ladyman). All Hands On The Bad One careens on a surf beat with soaring B52s vocal harmonies. Leave You Behind sounds like a sunny country ballad with West-Coast harmonies and a touch of psychedelic trance, even if the subject is a loss. New forms, namely a catchy and sarcastic singalong (You're No Rock'n'Roll Fun) and a reverb-drenched impressionistic vignette (The Swimmer), complement their raw and wild rock and roll dances (Ironclad, Youth Decay). The metamorphosis from political icons to musicians is far from complete, but well on its way.

Cadallaca is the duo of Corin Tucker and Sarah Dougher.

One Beat (Kill Rock Stars, 2002) is the album that keeps the promise of Call The Doctor. The band is a mature, determined, tight entity that deals with issues the way Chuck Berry did: rhythm, riff and sarcasm. The anthemic Combat Rock, the gritty One Beat, the catchy Oh constitute the front line of a raucous and militant album that revitalizes the sound of Sleater-Kinney. The band also dares introduce rhythm'n'blues, soul, garage and electronic arrangements, such as the marching-band brass section of in Step Aside and the theremin in Funeral Song. The mixture of boldness and sophistication yields a satisfying hybrid of mainstream pop and riot-grrrrls anger (The Remainder, Hollywood Ending, Step Aside, Light Rail Coyote).

(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni) Le Sleater-Kinney si sono orientate verso un sound più psicologico e meno viscerale con All Hands On The Bad One (Kill Rock Stars, 2000). Le ragazze hanno imparato a controllare le loro voci e ad eseguire duetti in maniera molto convincente ed efficace. Così che le canzoni sono diventate chats: le due voci sono due diversi individui che interagiscono, si sovrappongono, discutono, simpatizzano e si scontrano. Carrie Brownstein è diventata qualcosa di più di una cantante e qualcosa di meno di uno shouter. È in grado di modulare una melodia come lo è qualsiasi cantante pop. Gli strilli rabbiosi e neurotici di Corin Tucker costituiscono ancora l'asse portante, facendo eco a Patti Smith senza il fervore religioso e talvolta regredendo ad urla pre-natali. I solenni tempi pow-wow di Janet Weiss danno alle canzoni un pizzico di epos supplementare.
Segni dell'imminente sopraggiungere dell'età adulta sono disseminati ovunque. L'angoscia esistenziale che le caratterizza si sta trasformando in una nevrosi chitarristica alla maniera Television (The Ballad Of A Ladyman). All Hands On The Bad One ondeggia su un ritmo surf con armonie vocali che si librano secondo lo stile dei B52's. Leave You Behind suona come un gioioso country con armonie West-Coastiane ed un tocco di trance psichedelica, anche se parla di una perdita. Nuove forme musicali, vale a dire un'orecchiabile e sarcastica cantilena (You're No Rock'n'Roll Fun) ed una vignetta impressionista imbevuta di riverberi (The Swimmer), fanno da complemento ai loro rock and roll crudi e selvaggi (Ironclad, Youth Decay). La metamorfosi da icone politiche a musicisti è ancora lontana dall'essere completata, ma la strada è quella giusta.

(Tradotto da Luca Battistini)

Cadallaca e' il duo di Corin Tucker e Sarah Dougher.

One Beat (Kill Rock Stars, 2002) e' l' album che mantiene la promessa di Call The Doctor. La band e' un'entita' matura, determinata, salda, che affronta i problemi alla maniera di Chuck Berry: ritmo, riff e sarcasmo. La anthemica Combat Rock, la risoluta One Beat e l'orecchiabile Oh costituiscono la prima linea di un album roco e militante, che rivitalizza il suono delle Sleater-Kinney. Il gruppo azzarda anche arrangiamenti rhythm'n'blues, soul, garage ed elettronici, come la sezione di ottoni di Step Aside e il theremin di Funeral Song. L'insieme di sfrontatezza e ricercatezza produce un appagante ibrido di pop mainstream e rabbia riot-grrrrls (The Remainder, Hollywood Ending, Step Aside, Light Rail Coyote).

The best parts of The Woods (SubPop, 2005), such as What's Mine is Yours, Entertain and the 11-minute Let's Call it Love, hark back to the hard blues-rock sounds of the Sixties.

Corin Tucker formed her solo band after her previous band, Sleater-Kinney, went on hiatus. The debut, 1,000 Years (Kill Rock Stars, 2010), retained much of the aggresive nature and sound of her previous work, but emmersed it in more layers of lush arrangements and production value than found in Sleater-Kinney.

Sleater-Kinney's vocalist Corin Tucker formed her own band with ex-Circus Lupus' bassist Seth Lorinczi and Unwound's drummer Sara Lund, that debuted with 1,000 Years (Kill Rock Stars, 2010). Not much is left of her punkish in-your-face vocals in these poppy songs. She sounds romantic when she intones 1,000 Years over a saloon-like honkytonk beat and against a mildly psychedelic reverbed guitar. The contrast is even stronger in Handed Love that juxtaposes her lame litany with incandescent instrumental jamming. She poses halfway between the naive heroine and the anthemic punkette in Half A World Away. It's Always Summer alternates between a folkish lullaby for a naive songster that she is not and a rhythm'n'blues roar for a raucous shouter that she is not; and something similar happens in Big Goodbye, rarefied tenderness morphing into explosive garage-rock. She recovers a bit of her devilish persona for the pounding square dance Doubt, the one song in which vocals and sounds go hand in hand. At the other end of the spectrum lie the acoustic songs: Dragon, a soaring hymn a` la Jefferson Starship, and the piano elegy Miles Away in the vein of Joni Mitchell. Nothing memorable, and nothing that hasn't been before (many times), but certainly a honest and passionate statement.

Helium's Mary Timony formed the all-female super-group Wild Flag with the Minders' Rebecca Cole, and Sleater-Kinney's Carrie Brownstein and Janet Weiss.

Corin Tucker formed her own band that debuted with 1,000 Years (2010).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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