Sister Machine Gun
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Sins Of The Flesh, 6.5/10
Torture Technique, 7/10
Burn, 5/10
Metropolis, 6.5/10
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I Sister Machine Gun (progetto di Chris Randall) vennero alla luce al principio degli anni '90 con una musica industriale meno violenta della media e piu` attenta alla melodia. Come gli KMFDM, anche i Sister Machine Gun incrociano macchine elettroniche, chitarre elettriche e canto sgolato, ma lo fanno senza perdere di vista il baricentro della canzone.

Sins Of The Flesh (Wax Trax, 1992) trova un suggestivo punto di equilibrio fra trance ed edonismo: il bisbiglio depravato di Addiction e` scolpito in una cadenza omicida alla Suicide; la locomotiva sfrenata di Not My God si spinge al limite del parossismo epilettico; la morbosa fantasia di X Rated Movie fa leva su un battito stordente; Life incalza con passo pesante.
L'umore e` sempre negativo, ma con punte di devastante nichilismo. Un senso di disperazione pervade il duetto vocale dentro il "ping pong" elettronico di Why Not e lo shout viscerale su basso funky e shuffle frenetico di Degenerate. Il trascinante techno-rockabilly industriale di Sins Of The Flesh e` stravolto da improvvise frustate di violenza elettronica, e fa il paio con Addiction per completare il quadro di depravazione.

Torture Technique (Wax Trax, 1994) mette semplicemente a punto l'arte del campionamento, fino a lambire il barocco barbaro di Reznor. Le chitarre di Tom Gaul e la batteria di Steve Stoll prendono spesso il sopravvento sulle tastiere di Randall e Chris Kelly. I dialogi di Wired e Salvation (fra il bisbiglio di uno psicotico e l'urlo rabbioso del suo alter ego) si svolgono dietro pareti di riff, per non parlare del rap parossistico di Nothing e delle scariche ad alta tensione di Torture Technique. Al tempo stesso la scenografia si e' fatta piu' subdola e piu' complessa. Le fratture hip hop di Sacrifice e il balletto demenziale di Krackhead scalano vette di surrealismo futurista. Apre nuove direzioni lo shuffle in chiave minore di Cocaine Jesus, avvolto in un'atmosfera rarefatta, da raga in dissolvenza.

Album di transizione, Burn (Wax Trax, 1995), presenta un Chris Randall maturo e raddolcito. Relegate in secondo piano le chitarre e i sequencer, Randall mira a costruire brani ballabili con buone melodie e arrangiamenti intelligenti. Il presente e` rappresentato dalle ballad sensuali di Red, Burn, Better Than Me. Il rabbioso "aggro" di Hole In The Ground, che imita il rap dei Beastie Boys, appartiene al passato. L'eclettismo di Randall e` dimostrato da Snake, con il rap psicotico, la fanfara funky-jazz, l'assolo d'organo alla Ray Manzarek, e dall'ancor piu` jazzata Inside e dal suo clima "noir".

Nella sua testarda ricerca di una musica da ballo che sia al tempo stesso raffinata e non banale, Randall perviene con Metropolis (Wax Trax, 1997) a una forma di "aggro" moderato, che nasconde le chitarre in sottofondo e privilegia la melodia, impiega poliritmi da virtuoso e centellina gli effetti elettronici. Parte del programma ha certamente come obiettivo quello di piacere alle masse. Desperation rispolvera il synth-pop degli anni '80 (Thompson Twins, Erasure e similia). Bitter Ends sposa il suo vecchio padrino, Nine Inch Nails, al soul da discoteca. Admit gioca persino con il pop orchestrale.
Ma l'altra motivazione della svolta e` semplicemente la crescente bravura del manipolatore di suoni. Il balletto poliritmico di Torque non ha altro scopo che la vanita`.
Il cuore del disco sta pero` altrove, ne' nella vendibilita` ne' nella vanita`. Randall si sta trasformando in un arguto e smaliziato decostruttore postmoderno di generi. In Temptation il piu` swingante e sensuale Elvis Presley viene disintegrato dal ritornello feroce in guisa di heavy-metal (poco dopo, appare dal nulla un assolo jazzato di pianoforte). In White Lightning un bailamme quasi "hendrixiano" di glissando si scatena in un rockabilly travolgente alla Cramps. Think nasconde un epico rave-up da garage, con una melodia quasi bubblegum. Cut Down copia le orchestrine di jump blues degli anni '50, e compie acrobazie spettacolari sui ritmi fino a tirar fuori dal cilindro una base reggae. Questi quattro brani da soli rappresentano uno dei vertici della sua arte.
Come annunciato dagli ultimi brani del disco precedente, la componente jazz e` in rapida ascesa: Living Without You, una ballad in punta di piedi, e` dominata in lungo e in largo dal sassofono.
Album dispersivo, prodotto in maniera quasi barocca, e` senz'altro anche un pretesto per allibire il pubblico con i suoi trucchi di orchestrazione e campionamenti.

Later albums include R]evolution (Positron, 1999) and 6.0 (Positron, 2001).

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