St Johnny
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
High As A Kite , 7/10
Speed Is Dreamin' , 6/10
Let It Come Down, 5/10
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Formati a Hartford, in Connecticut, i St Johnny sono una delle rivelazioni del 1992, per la verita` anche troppo succubi del loro padrino Thurston Moore.

I loro innumerevoli singoli sono stati raccolti su High As A Kite (Caroline, 1993). Go To Sleep, la canzone che li ha rivelati, e God In My Head sembrano modellate sui Nirvana, ma il canto monocorde di Bill Whitten non trasmette emozioni e la chitarra di Tom Leonard produce un rumore assordante ben oltre la portata del riff. E' proprio il rimbombo ossessivo delle schitarrate, che tocca l'apice in Highway e My Father's Father, il loro marchio di fabbrica. Non a caso Matador e Black dimostrano parentele con l'hardrock piu` tenebroso. Velocity e High As A Kite esagerano invece in languidi "droni" chitarristici. Il cantante fa di tutto per trasformare questi pezzi di suono un po' amorfi in canzoni pop. La muraglia di chitarre e` paragonabile a quella degli MC5, ma al posto di un riff che faccia da cardine nei St Johnny regna sovrano un rumore aspro e scoordinato. Unclean prova invece a spingere questa idea di musica eccessiva oltre il limite degli undici minuti, e a buttare nella baraonda anche un sassofono, con risultati quantomeno frastornanti.

Il primo vero album, Speed Is Dreamin' (Geffen, 1994), e` cosi` traboccante di potenziali classici del nuovo pop chitarristico come A Car Or A Boy, ma tutti privi dello spunto vincente. Non basta copiare rubare idee a Neil Young (Down The Drain), agli Stooges (Gran Mal) e ai My Bloody Valentine per aver automaticamente diritto alla gloria. Il rumore delle chitarre sembra piu` che altro servire a mascherare le limitazioni delle melodie.

Let It Come Down (Geffen, 1995), un disco senza verve e senza idee, segna la fine del gruppo.

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