Sunny Day Real Estate


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Diary, 7/10
LP2, 6/10
Jeremy Enigk: Return Of The Frog Queen, 6/10
How It Feels To Be Something On , 7/10
The Rising Tide , 5/10
Fire Theft: The Fire Theft (2003), 4/10
Jeremy Enigk: World Waits (2006), 5/10
Jeremy Enigk: The Missing Link (2007), 4.5/10
Jeremy Enigk: OK Bear (2009), 4.5/10
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I Sunny Day Real Estate erano in gran parte il veicolo del cantautore Jeremy Enigk. Esordirono nel 1993 con i singoli Flatland Spider e Thief Steal Me A Peach .

Diary (SubPop, 1994) li affermo` con una raccolta di composizioni lunghe ed elaborate. Il loro era un ibrido scostante, che cadeva in sonni ipnotici alla Codeine (Song About An Angel) e inciampava in cambi di tempo alla Rush (Seven, uno dei loro motivi piu` celebri), che si innalzava in voli epici alla U2 (Shadows) e si perdeva in reminescenze decadenti (il valzer per pianoforte da cabaret di Pheurton Skeurto), sempre dominato dal registro effeminato di Jeremy Enigk e impreziosito dallo stile convulso di William Goldsmith alla batteria. Se molti brani erano troppo pretenziosi, almeno The Blankets Were The Stars riusciva a costruire un'atmosfera da brivido immergendosi in una ragnatela di suoni psichedelici, e Grendel andava alla deriva in una marea di accordi onirici, trionfo della loro vena surreale. La dolce In Circles (uno dei loro vertici) riassume un po' la personalita` del gruppo, un gruppo di emotivi (anche se un po' ermetici cantori) della loro generazione.

LP2 (Subpop, 1995), noto anche come Pink Album, usci` quando il gruppo si era gia` sciolto. Non conteneva nulla che il primo album non avesse gia` evidenziato: ballate sofferte, che alternavano momenti di tenera introspezione a urla quasi punk. L'intimismo di Friday , la rabbia di Rodeo Jones e la sperimentazione di 5/4 sono degne appendici del delirio introverso del primo disco, e J'nuh (orientaleggiante e grunge al tempo stesso) non si ferma li`. L'album e` piu` che altro dedicato alla costruzione di uno spleen introverso e antieroico (Theo B, Red Elephant, Waffle, 8).

Ma il gruppo non esisteva piu`. Il batterista William Goldsmith e il bassista Nate Mendel erano gia` passati ai Foo Fighters.

Sul suo primo lavoro solista, Return Of The Frog Queen (SubPop, 1996), Jeremy Enigk rivela buone doti di profeta nel deserto. Seguendo l'esempio di un conterraneo, Mark Lanegan degli Screaming Trees, fuori dal progetto maggiore il cantante e` tutt'altra persona, improvvisamente creativo e imprevedibile, maniaco di arrangiamenti eccentrici e lussureggianti che contrappongono scheletri acustici ad abiti orchestrali e che fanno pensare piu` alla musica classica che a quella pop. La title-track e` una fiabesca ballata che oscilla fra il passo di una banda paesana e una melodia alla Beatles. C'e` in effetti molto Van Dyke Parks in questo disco, mimetizzato nella grazia classicheggiante di Lizard o nel tema bucolico di Call Me Steam. Il valzer onirico di Abegail Anne e il folk orchestrale di Shade And The Black Hat segnano altrettanti punti a favore del suo canzoniere illuminato e poliglotta.

I Sunny Day Real Estate si riformarono, con Jeff Palmer dei Mummyheads al basso, per registrare How It Feels To Be Something On (Subpop, 1998), un album di una maturita` agghiacciante. Non solo Enigk e` maturato come scrittore di canzoni, narratore di storie e interprete passionale, ma il gruppo ha ampliato i propri orizzonti (verso l'Africa, il Medioriente, il folk e il progressive-rock) e il proprio arsenale (tastiere e strumenti ad arco). La chitarra di Dan Hoerner scampanella attorno al lamento trasognato di Pillars (la tensione emotiva e` quella dei Nirvana), E uno stile ancor piu` nervoso ed elettrico brucia 100 Million . Ma il disco rallenta anche in meditazioni quasi filosofiche (Every Shining Time You Arrive ) e sprofonda negli abissi indianeggianti di (The Prophet ).
La ninnananna di Guitar and Video Games e Days Were Golden , una lenta ballata in uno stile pensoso, quasi John Lennon, completano lo spettro emotivo, uno dei piu` ricchi dell'anno. Il gruppo sa comporre, arrangiare e suonare con la maturita` di un ensemble di musica classica, ma suona il rock and roll piu` verace.

Il Live (Subpop, 1999) mette insieme tre delle migliori canzoni del primo album (Song About An Angel, In Circles e The Blankets Were The Stars), due canzoni del secondo album (J'nuh e Rodeo Jones ) e gran parte del terzo album, How It Feels To Be Something On .

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On Sunny Day Real Estate's The Rising Tide (Time Bomb, 2000), Enigk applies his newly found voice to the band's sound, and enrolls a professional to over-produce his songs. The result is almost the exact opposite of what the band stood for: pretentious instead of delicate, Rush instead of emo-core. Sometimes the change is welcome, as it lends One, The Ocean, Rain Song, Disappear, Snibe the charm of a classical Lied. Enigk sinks deeply into melancholia with Killed By An Angel, but Fool In The Photograph and especially Television show the band (now a trio) at its most upbeat ever and guitarist Dan Hoerner at his most classical ever. (Translated by Alessandro Calzavara )

Su <b>The Rising Tide</b> (Time Bomb, 2000) dei Sunny Day Real Estate Enigk sfoggia la sua "nuova" voce innestandola sul suono della band, e ingaggia un professionista per iper-produrre le sue canzoni.

Il risultato è quasi l'esatto contrario di ciò che il gruppo ha sinora rappresentato: pretenzioso invece che delicato, Rush piuttosto che emo-core.

In qualche episodio il cambiamento è benvenuto, poiché presta a <i>One</i>, <i>The Ocean</i>, <i>Rain Song</i>, <i>Disappear</i>, <i>Snibe</i> il fascino del Lied classico.

Enigk s'immerge profondamente nella malinconia con <i>Killed By An Angel</i>, ma <i>Fool In The Photograph</i> e soprattutto in <i>Television</i> mostrano la band (adesso un trio) più upbeat che mai e il chitarrista Dan Hoerner al suo picco classico.

The project The Fire Theft (Rykodisc, 2003), which includes three-fourths of Sunny Day Real Estate (vocalist Jeremy Enigk, drummer William Goldsmith, bassist Nate Mendel), is a little too melodramatic for its own sake (Heaven, Uncle Mountain, Summertime).

Jeremy Enigk's first film soundtrack was The United States of Leland (2003). His second solo album, World Waits (2006), collected songs composed over a decade, as if to link back with Return Of The Frog Queen, the album that opened the gates to orchestral pop of the 2000s.

Jeremy Enigk continued his slow slide towards the orchestral ballad on The Missing Link (567, 2007) and OK Bear (2009).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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