Matthew Sweet


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Inside, 6/10
Earth, 7/10
Girlfriend, 7/10
Altered Beast, 6.5/10
100% Fun, 6/10
Blue Sky On Mars, 5/10
In Reverse, 6/10
The Thorns (2003), 4.5/10
Living Things (2004), 4/10
Under The Covers Vol 1 (2006), 3/10
Sunshine Lies (2008), 4/10
Modern Art (2011), 5/10
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Matthew Sweet was a product of the era of R.E.M. He coined a kind of simple, melodic ballad that drew from Big Star's power-pop and the Byrds' jangling folk-rock. Despite the impressive cast (Jody Harris, Fred Maher, Chris Stamey, Anton Fier, Don Dixon, Bernie Worrell, Adele Bertei), Sweet played most of Inside (1986) on electronic keyboards and drum-machines. Thanks to the dual guitars of Robert Quine and Richard Lloyd, Earth (1989) and Girlfriend (1991) presented a far more intriguing sound. While paying homage to the classics of guitar pop, Sweet maintained a tone that was slightly neurotic and off-kilter (a` la Television). The intricate group sound of Altered Beast (1993) crowned his personal calvary, while the slick production of 100% Fun (1995) hinted at mainstream pop.
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Matthew Sweet e` nato in Nebraska ma si formo` musicalmente in Georgia, nella cittadina universitaria di Athens che era diventata l'epicentro dell'intero rinascimento del Sudest. Suono` la chitarra negli OH-OK e poi formo` i Buzz Of Delight, che registrarono un EP di squisito folk-pop alla REM, Sound Castles (DB, 1984).

Sweet cambio` casa ancora una volta, trasferendosi a New York, dove fece comunella con l'intelligenzia della no wave dei suoi prodromi. Suono` anche con i Golden Palominos, e scrisse per loro Something Becomes Nothing. Fece amicizie importanti nel mondo dell'avanguardia, del progressive-rock, del funk, del jazz.

Non stupisce pertanto che il suo primo album solista, Inside (Columbia, 1986), sia una sorta di "supersession" a cui partecipano musicisti blasonati come Jody Harris, Fred Maher, Chris Stamey, Anton Fier, Don Dixon, Bernie Worrell, Adele Bertei, etc etc. Nonostante la truppa a sua disposizione, Sweet compone e suona in realta' quasi tutto da se', facendo ampio uso delle tastiere elettroniche e delle drum-machine. La sua specialita' e' il powerpop, frizzante (Quiet Her) e lambiccato (Half Asleep), spigliato We Lose Another Day) e orecchiabile (Brotherhood), piu' aristocratico e calcolato di quello di Costello, capace di nobilitare persino la muzak ballabile dei Starship (Blue Fools) e dei Fleetwood Mac (By Herself). Lavoro formativo, Inside ha pero` gia` i crismi del piccolo genio pop, in quanto giostra con stili e generi senza mai perdere di vista il proprio baricentro psicologico/esistenziale.

C'e` comunque spazio per migliorare, e infatti Earth (A&M, 1989) rappresenta un gigantesco salto di qualita`. La svolta cruciale nella carriera di Sweet consiste nel ridimensionare le tastiere a favore delle chitarre. Mentre la scena rock dirige in massa verso il suono sintetico delle tastiere, Sweet recupera il sapore piu` autenticamente rock della chitarra elettrica. Non solo: assume due marpioni come Robert Quine e Richard Lloyd. Sara` proprio questo asse strumentale a rimanere il suo marchio di fabbrica per qualche anno. Il sound acquista cosi' quel tocco ruvido e geometrico che vivacizza ballate aggraziate come Easy e How Cool. Buona parte del merito va anche alla produzione, per la quale Sweet e' coadiuvato da Fred Maher: un'ineffabile patina elettronica copre le armonie di canzoncine naif come Children Of Time, trasformandole in complessi esercizi di mimesi e contrappunto. Vertigo, ovvero quella dall'arrangiamento piu' ballabile, e When I Feel Again, accompagnata in maniera geniale, un po' ipnotica e un po' dissonante, sono i singoli che lo rendono famoso. E' quest'album a coniare una volta per tutte il suo stile, che in fondo nasce semplicemente da un contrasto: da un lato una canzone gentile, dall'altro una chitarra scorbutica. E' un trucco che verra' ripreso negli anni '90 da decine di gruppi.

Girlfriend (Zoo, 1991 - Volcano, 2006) gli procura anche l'attenzione del pubblico. Sweet e` smaliziato nel proporre quel sound un po' "retro", che e` sostanzialmente figlio del pop psichedelico e barocco dei DB's e del folk-rock di Tom Petty (piu` che degli REM), con il piglio nevrotico e intellettuale dei Television. L'album e` di fatto un concept autobiografico dedicato al suo divorzio. Il suo calvario personale da` luogo a una sfilata di tristi ballate immerse nei laghi di accordi nevrotici dei partner chitarristi (con Maher ancora alla batteria e Lloyd Cole alla terza chitarra). Divine Intervention ha l'andatura delle trenodie piu' trascendenti dei Television e dell'acidrock piu' languido degli anni Sessanta. All'estremo opposto Thought I Knew You vibra di una cartilagine acustica, senza batteria, fra flamenco e REM.
Un rock molto elettrico fortifica invece Does She Talk. Le armonie vocali folkrock di I've Been Waiting, la grinta bluesrock della title-track, il tremolo psichedelico di Don't Go e il ritornello pop di I Wanted To Tell You prendono a prestito gli elementi piu' disparati, ma conservano sempre quel carattere "neutro" che e' tipico di Sweet. Il valzer di Harvest (Neil Young) propelle tanto la tenue serenata country di Winona quanto la graffiante serenata rock di Evangeline, le sue due massime serenate "cortesi". Nel complesso l'album e' una galleria di vignette romantiche che pero` evocano in continuazione il dramma personale di Sweet, come se fossero cantate da una tomba.

Gran parte del merito va al suo complesso, come dimostra anche Altered Beast (Zoo, 1993). Sweet ha il merito di scrivere canzoni avvincenti e orecchiabili, ma il gruppo le trasforma in mini-sinfonie rock grazie a un sound potente e intricato. Proprio quel sound, a sua volta, fortifica l'angoscia del cantante, trasformandola da lamentosa a brutale. I toni intimisti del suo timido pop in chiave minore vengono sbaragliati da accordi lancinanti e fraseggi acuminati delle chitarre e da ritmi scapigliati. La musica di Dinosaur Act ondeggia paurosamente sotto folate di rock nocivo. Knowing People e' scossa da un ritmo sincopato e lacerata da una chitarra atonale.
Nel suo repertorio risuonano anche le cantilene esistenziali degli REM (Devil With The Green Eyes) e persino quelle di Dylan (Do It Again alla Like A Rolling Stone). La ballata angosciata di turno, Someone To Pull The Trigger, cantata in un tono elegiaco a meta' strada fra Dylan e Morrissey, non e' forse altro che la fusione fra quelle due fonti di ispirazione. il brano piu' personale, Ugly Truth, viene appropriatamente eseguito prima in versione (delicata) acustica e poi in versione (brutale) elettrica, a sancire la schizofrenia patologica del personaggio.
Le sue sono indubbiamente melodie superbe, ma cantate in maniera funerea, quasi da incubo (Life Without You), al limite della trance (Time Capsule), oppure come se provenissero da una galassia lontanissima, da un futuro remoto (Reaching Out); eppure risvegliando sempre un idilliaco senso della condizione umana, fino a rasentare i Jefferson Airplane del periodo "campestre" (What Do You Know). Il connubio fra musica, testi e canto e' fra i piu' subdoli e torbidi della storia del cantautorato.
Sweet, fra i mille imitatori di Neil Young, e' il piu' "new wave", carico di spleen e di istinti selvaggi, ma, rispetto al maestro canadese, riesce a domare le sue emozioni e a trasformarle in epigrammi laconici. I brividi sinceri delle sue emozioni romantiche, per quanto nascosti e zittiti sotto gli arrangiamenti nervosi e dietro il suo atteggiamento compassato, ne fanno al tempo stesso un piccolo genio del pop e un piu' grande genio del senso di ansia.

Dopo il folkrock arioso di Girlfriend, disco sorprendente, semplice e al tempo stesso complesso, gradito tanto al pubblico piu` spensierato quanto alla critica piu` impegnata, e la cupa auto-analisi di Altered Beast, che mise in luce i risvolti piu` dolorosi della sua lirica, ma sostanzialmente confermo` quel felice equilibrio, Sweet e' pervenuto al pop d'alta classe di 100% Fun (Zoo/BMG, 1995), depurato di tutte le nevrosi del college-rock. Il primo singolo, Sick Of Myself, costituisce il naturale trait d'union con il passato, in quanto fonde la forte cadenza boogie di Lou Reed e le eteree armonie vocali dei Byrds, ovvero le sue due maggiori ispirazioni, e We're The Same e' un altro saggio di folkrock innocente, che fa da ponte fra i Byrds e gli REM. Sweet sembra voler compiacere tanto i progressisti (con un paio di sortite nel campo dell'hardrock psichedelico, Lost My Mind e Super Baby, che sciorinano chitarre da trance e cadenze eccentriche) quanto e i conservatori (con una mesta nenia country & western, I Almost Forgot). Un paio di ballad romantiche, Now When I Need It e la struggente Smog Moon, vendono l'immagine del "loner" a un pubblico piu' ampio. Lloyd e Quine dominano ancora gli arrangiamenti, ma da un pulpito meno visibile.

Con Blue Sky On Mars (Volcano, 1997) Sweet getta la maschera dell'intellettuale e indossa gli abiti del cantante di classifica. Il rock and roll virulento e assordante di Come To California e` in realta` soltanto un veicolo per un ritornello pop (rubacchiato a una vecchia canzone dei Beach Boys). E ancor piu` pop, con le progressioni del Mersey-beat e persino una cadenza da carola natalizia, e` quello sentimentale di Back To You. La marcetta di Where You Get Love ricorda le canzoni bubblegum di Tommy Roe. Peccato che il resto dell'album sia soltanto un cumulo di riempitivo. Alcuni motivetti (Over It, Mike Believe) potevano diventare canzoni altrettanto carine, ma per ragioni misteriose vengono abbandonate senza convinzione dopo nemmeno due minuti.
Senza Lloyd e Quine, questo e` decisamente il suo album piu` accessibile e orecchiabile. Sweet ha deciso di mettere da parte le ambizioni artistiche e concentrarsi sul successo commerciale. Bisogna riconoscergli un talento due spanne sopra la media e una cornucopia di melodie da far diventar paonazzi d'invidia gli Oasis e compagni. Ma l'album e` stato messo insieme frettolosamente per sfruttare l'alto grado di vendibilita` delle prime tre canzoni.

In Reverse (Volcano, 1999) sounds like a mainstream version of Jesus And Mary Chain's feedback-pop. Hide, Millennium Blues, If Time Permits, Faith In You provide deep and reverberating vibrations, and, while they may lack any hint of progress, they show Sweet focusing on what he does best: tell stories about himself as if they were about all of us. As with many mature artists, Sweet is more interested in content than in form. Thereby lies his limit, but also his strength.

Time Capsule (Volcano, 2001) is a career retrospective.

The Thorns (Columbia, 2003) is a collaboration with Shawn Mullins and Pete Droge, leaning towards the mass-consumption pop muzak of Thorns, Runaway Feeling, I Set the World on Fire.

Living Things (Superdeformed, 2004) is perhaps his poppiest and relaxed album since Girlfriend, but few of its ditties (I Saw Red) are worth a second listen: they rely too much on old tricks.

Under The Covers Vol 1 (2006), a collaboration between Matthew Sweet and the Bangles' Susanna Hoffs, is an album of covers.

Sunshine Lies (2008) contains well-crafted but faceless melodic folk-rock.

Modern Art (Missing Pieces, 2011) was his most creative work in a decade. Not there is anything truly creative about the program announced by the nostalgic Oh Oldendaze and perpetrated by She Walks the Night and Baltimore in the footsteps of the Byrds or by the pop ballads When Love Let's Go I'm Falling and Modern Art . The mildly psychedelic pastiche Ivory Tower is only partially intriguing.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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