Tar
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Handsome, 6/10
Roundhouse , 6/10
Hold The Fat , 6/10
Jackson , 6.5/10
Clincher , 6/10
Toast , 6/10
Over And Out , 6/10
Links:

A Chicago esercito` una gloriosa formazione di hardcore, i Blatant Dissent, titolari soltanto di due leggendari singoli, in particolare il secondo, sperimentale, Fist Comes Down/ Eleven Days. Tutta la loro opera, edita e inedita, verra` in seguito raccolta su Hold The Fat (Glitterhouse, 1991).

Sulle ceneri di quella formazione nacquero i Tar di John Mohr (canto), Tim Mescher (basso), Mike Greenlees (batteria) e Mark Zablocki (chitarra), che esordirono con il singolo Play To Win/ Mel's (No Blow, 1988). Play To Win conservava l'energia selvaggia e lo spirito ribelle dei Blatant Dissent e la calava nel vecchi0 formato del rock and roll.

L'EP Handsome (Amphetamine Reptile, 1989), rallentando il ritmo e ripulendo il sound, si avvicino` ai New York Dolls e ai Kiss. Static, l'inno metafisico del gruppo e loro capolavoro grunge, Downtime, con riff da panzer e ritornello enfatico, e Same, alla Heartbreakers, suggellavano un grande esordio. Al tempo stesso gli orizzonti armonici del gruppo si erano ampliati: Mohr aveva imparato a suonare la chitarra e i suoi duetti con Zablocki, uniti alla crescente intraprendenza ritmica di Greenlees, davano nuova consistenza ai passaggi strumentali. Mohr riusciva anche a costruirsi una piccola aureola di mito con la melodia ipercinetica alla Ramones di Mumper, l'hardcore di maniera di Seam e la sceneggiata intensamente tragica di Mel's (reminescente di Kerosene, il capolavoro di Albini). Handsome rimane uno dei debutti meglio confezionati di quell'anno.

Il brano Antlers (comparso su una compilation nel 1989) rifini` il loro hardrock in maniera piu` pop. Il singolo Flow Plow (Amphetamine Reptile, 1990), da molti considerato il loro capolavoro, e` infatti una canzone di una semplicita` estrema, eppure di una violenza spaventosa.

Roundhouse (Amphetamine Reptile, 1990) apri` le porte alla disperazione dell'universo post-punk, anche se diede la sensazione che i Tar volessero imitare i gruppi assordanti di Seattle con ancor meno fantasia melodica. Ma i Tar, a differenza di Soundgarten e Mudhoney, hanno conosciuto Steve Albini, e le atmosfere di violenza repressa di Glass Grief e Les Paul Worries, nobilitate da ipnotici intarsi strumentali, hanno un che inconfondibile di catastrofico, di cupo, di claustrofobico e di barbaro. Thermos e` suonata da Mohr cambiando accordo ogni quarta battuta mentre gli altri suonano in sesta. Mercury Block e` invece la piu` immediata del lotto, grazie alla sua cadenza trascinante e al suo ritornello epico. Culmine del cerimoniale e` forse Bad Box, dominata dalla sezione ritmica, con le chitarre emarginate in sottofondo.

Quando il gruppo entra in sala di registrazione per incidere Compaction, il brano prescelto per la storica compilation Ugly American Overkill (con God Bullies, Halo of Flies, Helmet e altri giovani leoni del nuovo noise), Tom Zaluckyj e` subentrato al basso (un basso di alluminio, cosi` come la chitarra di Mohr) e la sua tecnica ha ulteriormente potenziato il "power-rock" del quartetto.

Il nuovo album del 1991, Jackson, esprime tutto il potenziale di questa formazione. L'iniziale Short Trades, un hardrock al ralenti` propulso dai riff sovrumani di chitarra e dal cupo, incessante rombo del basso, ricorda una Pretty Vacant fatta suonare a 16 giri. In effetti il canto di Mohr si e` avvicinato sempre piu` all'enfasi di Rotten e le chitarre hanno l'approccio "a rintocchi" che fu dei Sex Pistols. La cadenza molto piu` lenta non fa che conferire piu` tensione ai brani. Feedback e distorsioni dilagano anche nel suo contraltare sull'altra facciata, Dark Mark, che accentua l'impatto ritmico con improvvise scorribande collettive, lasciando al tempo stesso piu` spazio alle chitarre per sperimentare. Compattissima Goethe, in cui le chitarre (accoppiando i minimalismi scordati dell'una ai vigorosi fraseggi dell'altra) e la batteria (a tratti sembra una grancassa scalcinata) sperimentano selvaggiamente alle spalle del ritornello-slogan cantato da Mohr (ancora inflessioni alla Sex Pistols). La batteria martellante di Greenlees ha il suo momento di gloria in Tellerman, epilessi tutta tirata a ritmi vertiginosi, con l'incedere singhiozzante delle chitarre alla Sonic Youth. Il disco scorre all'insegna di questi esercizi avventurosi nel campo del rock and roll su una barriera ritmica di proporzioni monumentali.
Vertici tragici del disco, pareti di rumore per eccellenza, e show personali di Mohr, sono On A Transfer, in cui sfoggia un'emotivita` degna di Jeffrey Lee Pierce ma in un contesto piu` onirico e meno retorico; e il gran sabba finale di Viaduct Removal, un trionfo delle forze piu` sinistre della musica rock.

Dopo l'ipnotica Deep Throw (comparsa su una compilation) e il minaccioso singolo Solution 8 (Glitterhouse), viene pubblicato un mini-album, Clincher (Touch & Go, 1993), che non fa per nulla giustizia al precedente capolavoro. Teetering, propulso da cadenze implacabili in una marea di distorsioni, e`, se non altro, meno prevedibile del grunge stereotipico di G7 e Lady Steps.

L'album Toast (Touch And Go, 1993) e` addirittura l'opera piu` accessibile della loro carriera, grazie ad una poderosa sterzata melodica e ad arrangiamenti piu` lineari. Il brano-manifesto del nuovo corso, Giblets, sfrutta l'accoppiata archetipica di riff poderosi e di un ritornello orecchiabile, mentre riff ancor piu` lenti ed essenziali vanta la truculenta Mach Song. Il boogie infuocato di Altoids, Anyone? e il rock and roll selvaggio di Standpipe sono gli unici episodi in cui il gruppo da` libero sfogo alla propria irruenza (e forse anche i migliori). E` comunque un grunge che talvolta offre progressioni ipnotiche alla Velvet Underground (Barry White) ed evoluzioni drammatiche alla Neil Young (Satritis), ma che sostanzialmente cerca di situarsi all'interno di un genere ben etichettabile.

Al quarto ed ultimo album, Over And Out (Touch And Go, 1995), i Tar raggiungono forse la forma che hanno testardamente cercato per sette anni. Perlomeno in Known Anomalies, un boogie scoppiettante a tutto volume con un feroce ritornello. L'umore piu` dimesso rispetto ai frastornanti picchi di sperimentazione dei dischi precedenti fa riscoprire le strutture tradizinali e il piacere di un brano atmosferico (come la lunga Building Taj Mahal) rispetto agli esperimenti di dinamica fini a se stessi. La calma giova alla concentrazione, insomma, come dimostra il crescendo scoordinato di Topless Mindless Senseless, una delle loro cose piu` audaci ma anche fruibili. Anche questa volta non tutto e` a fuoco, ma rispetto al grunge dozzinale di questi tempi i fans non dovrebbero mancare. Non avendo mai raccolto i tributi che meritavano dalla critica, e` credibile che i Tar abbiano deciso di cambiare mestiere. Stupisce pero` che l'abbiano fatto proprio quando il sound stava cambiando in modo cosi` appariscente. C'era della luce alla fine del tunnel.

Quella dei Tar e` una carriera minore costellata di opere maggiori. Cio` che li condanna in secondo piano e` l'essere sempre la copia di qualcun altro, siano i Big Black o i Naked Raygun, i Jesus Lizard o i gruppi grunge. Il loro repertorio e` comunque ricco di brani eccellenti (Static, Downtime, Mel's, Mumper, Flow Plow, Les Paul Worries, Bad Box, Short Trades, Goethe, Viaduct Removal) tutti contrassegnati da una violenza repressa, controllata, nascosta.

If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
What is unique about this music database