Trip Shakespeare
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Across The Universe , 6.5/10
Lulu , 6/10
Burnt White And Blue , 5/10
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I Trip Shakespeare vennero formati nel Minnesota da Matt Wilson (canto e chitarra), John Munson (basso) e Elaine Harris (batteria). Applehead Man (Gark, 1986) rivelo` un talento pop che, a differenza dei concittadini Replacements e Husker Du, non era annacquato da pulsioni punk. Wilson era ligio alla tradizione, anche se si concedeva qualche licenza artistica (Harris suonava la batteria come un tam-tam, senza i pedali). Il country-rock Pearle svettava per la sua semplice melodiosita`.

Con il fratello Dan Wilson all'altra chitarra, il gruppo registro` Are You Shakespearienced? (Gark, 1988).

Across The Universe (A&M, 1990) e` l'album della maturita`, sul quale il gruppo raggiunge un difficile equilibrio fra folk-rock e hard-rock. I testi sentimentali e introversi si sposano a tenui arrangiamenti (la fiabesca ballata folk di Turtledove e il gospel malinconico di Snow Days). Al tempo stesso il disco annovera canzoni briose come il boogie di Crane e la scanzonata Unlucky Lady, bozzetti che ricordano ora i Kinks e ora la Band, da cui trapela calore umano se non genio musicale. Nell'aria solenne di Late Wilson svetta con il suo tenore, capace di acuti da opera, un incrocio fra Freddy Mercury, Morrisey e Warren Zevon. Ma forse il brano migliore e` anche il piu` atipico, Gone Gone Gone, propulsa da un riff piu` "duro" e da una cadenza marziale. Il disco ha la suggestione delle cose domestiche.

Lulu (A&M, 1991) compie un altro passo verso il mainstream pop. Levigate le ultime asprezze e ancorato il sound al pianoforte, i Wilson puntano su armonie vocali degne del pop di Broadway, rasentando talvolta i vocalizzi dei "barbieri" del Dopoguerra. Tutto fa perno attorno alla melodia, anche quando, come nella filastrocca bubblegum di Down My Block e nel beat a ritmo "disco" di Bachelorette, viene ridotta ai minimi termini. La ballata marziale e potente alla Zevon di Graveyard e la cantilena super-romantica alla Queen di If You Miss Me costituiscono forse gli apici melodici del disco. Il gruppo sembra pero` sempre piu` invaghito della musica degli anni '50, che domina nei gorgheggi da musical della title-track, nella serenata pop di Look At The Moon e nella swingante atmosfera di Your Mouth (tutte peraltro vivacizzate da progressioni melodiche che evitano la pura citazione).
L'orchestrazione di ogni canzone e` accuratissima, affidata generalmente a pochi strumenti, ma in accoppiamenti insoliti (flexatone, harmonibass, pianola, xilofono,...). La combinazione fra intelligenza melodica e strumentale ben si presta per architettare novelty come Jill Can Drive, che sono semplicemente dei collage e potrebbero essere il futuro del gruppo.
Ritornelli orecchiabili, coretti doo-wop, ritmi ballabili, eccentricita` d'arrangiamento riportano alla memoria il rock da classifica dei tardi anni '70, quello degli Sparks, dei 10cc, dei Supertramp.

Dan Wilson e il bassista John Munson formeranno poi i Semisonic. Matt Wilson suonera` nei Polara e poi registrera` Burnt White And Blue (Planetmaker, 1998), un disco di pop alla Alex Chilton con il diversivo di un vibrafono (suonato da Steve Roehm).

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