Ween
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God Ween Satan - The Oneness, 7.5/10
Pod, 7/10
Pure Guava, 6/10
Chocolate And Cheese, 6/10
12 Golden Country Greats, 6/10
Moistboyz , 5/10
Mollusk, 6/10
White Pepper, 5/10
Moistboyz: III , 4/10
Moistboyz: IV (2005), 4/10
Quebec (2003), 4/10
La Cucaracha (2007), 4/10
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I Ween sono stati uno dei punti di riferimento del rock alternativo degli anni '90 con le loro parodie e satire (spesso e volentieri scurrili) affidate a musiche che sono brillanti variazioni sui generi di moda. Si tratta di un'operazione comica ed eclettica, affine a quelle di Half Japanese e Residents, ma eseguita con l'orecchiabilita` dei They Might Be Giants.

I "fratelli" Dean e Gene Ween (ovvero Mickey Melchiondo e Aaron Freeman) sono due ragazzi di Lambertville, una cittadina di provincia della Pennsylvania, che vanno annoverati fra i grandi dementi e misantropi della storia del rock. I due ragazzi si finsero fratelli e cominciarono la loro carriera improvvisando canzoni su un registratore casalingo. Dilettanti dichiarati della musica, adottarono il piglio del giullare (alla Zappa) che si riserva il diritto di prendere in giro tutto e tutti. Mutuando da Prince il talento melodico e ritmico (nonche' le pose erotiche), dai Residents i trucchi elettronici e vocali, da Zappa le gag dei testi e delle citazioni, da Daniel Johnston l'innocenza dell'operazione e da Kramer la follia surreale degli arrangiamenti, i Ween coniarono un nuovo standard di musica alternativa per i college, al tempo stesso intelligente, comica e orecchiabile.

They debuted with the cassette The Crucial Squeegie Lip (Bird O' Pray, 1987) and two self-produced albums, Axis: Bold as Boognish (1988) and The Live Brain Wedgie (1988).

L'album doppio God Ween Satan - The Oneness (Twin Tone, 1990) e` spontanea eruzione del loro schizoide universo musicale, uno zibaldone caotico redatto da due tardi hippie strapieni di "acido". Nella miglior tradizione del rock amatoriale, il disco non ha alcun baricentro, alcuna unita', alcuna continuita` e, soprattutto, alcun senso. Il loro repertorio consta di brani della durata di un minuto o due, impostati attorno a una melodia orecchiabile ma cantata in un registro deformato, arrangiati in maniera spartana, con l'arrangiamento a volte ridotto a qualche accordo di chitarra o a due colpi di grancassa (il blues di I'm In The Mood), ispirati da spunti ancor piu` banali (uno scioglilingua da manicomio per I Got A Weasel, gli strilli di un bambino per Bumble Bee), che pescano a piene mani dai generi classici (soprattutto quelli "neri", ma anche il flamenco di El Camino e il reggae di Nicole), e sono minati da un pervicace humour dadaista.
E` proprio quest'ultima la chiave di lettura dell'opera, che infatti culmina nella tiritera vaudeville di Tick, nel pop sentimentale "anni '50" per vocina melensa di Don't Laugh e nella parodia del piu` epico Lou Reed in Marble Tulip Juicy Tree. L'atmosfera si anima e si scalda per il boogie alla ZZ Top di Cold + Wet, per il sabba psichedelico di Mushroom Festival In Hell e per il rhythm and blues esagitato alla Beefheart di Papa Zit; ma sono quasi forzature. Puffy Cloud chiude il disco nella maniera piu` surreale.
Ossessionati dal sesso e dal cibo, ovvero dagli istinti fondamentali, gli Ween fanno della musica il veicolo ideale per comunicare quella sensazione di estrema fruizione (e semplificazione ai minimi termini, pre-puberali) della vita. L'album e` dedicato alla "naziwhore" di You Fucked Up, una delle ouverture meno romantiche della storia della musica.
Stroncati dalla critica di tutto il mondo (quella che ebbe il coraggio di ascoltare il disco), il duo trova invece un seguito di fedelissimi, tra cui anche l'onnipresente Kramer.

Doppio l'esordio e doppio il suo seguito, Pod (Shimmy Disc, 1992): neppure Zappa aveva osato tanto. Galvanizzati dalle reazioni entusiastiche dei ragazzi dei college, nelle cui classifiche il primo album e` stazionato a lungo, gli Ween si spingono persino oltre: pennellano una perfetta novelty alla Zappa (o alla Bonzo Band) come Pork Roll Egg And Cheese, con un ritornello degno dei Beatles; resuscitano l'acid-folk degli Holy Modal Rounders in Strap On That Jammy Pac; sprofondano nel folk campestre con Oh My Dear; inventano un altro classico da party di liceali morbosetti come She Fucks Me.
Osano piccoli poemi modernisti con brani "meccanici", cadenzati in maniera "industriale", e recitati da androidi, come Frank e Molly; declamano come i Residents in atmosfere rese oppressive dall'elettronica in The Stallion (quinto brano della prima facciata, non segnato in copertina).
Dimostrano di sapersi cimentare agli accordi di pura potenza con l'hardrock di Dr Rock, l'heavymetal di Sketches Of Winkle, l'assordante distorsione "cingolata" alla Chrome di Can U Taste The Waste, e soprattutto il boogie sudista di Captain Fantasy, brani che mettono a frutto la lezione del power-pop "cosmico" degli Hawkwind.
Infine indulgono negli idiomi psichedelici, tanto con melodie "dilatate" e ripetute fino ad acquistare una qualita` onirica (Don't Sweat It), quanto con leziosa e pigre ballate alla Meat Puppets (Sorry Charlie), tanto in serenate rallentate e deformate (Laura), quanto in bisbigli surreali alla Barrett (Alone), tanto in languide e morbide nenie alla tardi Pink Floyd (Right To The Ways And The Rules Of The World), quanto in litanie eteree (Mononudeosis).
Tradizionali o avanguardisti, psichedelici o "metallari", i Ween sono geni del trasformismo.
Va loro dato credito soprattutto per la capacita` di "inventare" la musica da capo con ogni brano, e di riuscire a "vestire" ogni invenzione in maniera che non rimanga un semplice esperimento. Almeno Captain Fantasy e Pork Roll Egg And Cheese rimarrano negli annali della novelty.

Il 1993 sancisce la popolarita` del duo, conquistata a dispetto della critica e dell'industria discografica, con Pure Guava (Elektra). L'album (registrato come i precedenti su un "quattro tracce" casalingo nella loro fattoria della Pennsylvania, ma in realta` certosinamente rifinito) ripulisce il sound fino a neutralizzarne la qualita` apocrifa e diluisce gli scherzi fino a renderli tediosi. Lo scopo dell'operazione e` semplicemente quello di "vendere" alle masse i loro testi da reprobi goliardi (titoli piu` spiritosi: Flies On My Dick e Poop Ship Destroyer). Le composizioni riuscite si contano questa volta sulle dita di una mano: la cantilena uggiosa e stralunata di Little Birdy farebbe invidia a David Thomas; la melodia pop di Don't Get Too Close a Frank Zappa; Push The Little Daisies e soprattutto Springtheme a Prince. Alla fine la cura in fase di mixing procura invece risultati eccitanti nel techno industriale di Reggaejunkiejew e nel sampling iper-distorto di Morning Glory, i due brani piu` sperimentali della loro carriera. Opera anemica che non fa onore alla sbrigliata fantasia dei due precedenti, Pure Guava giustifica a posteriori le critiche ricevute in passato.

Chocolate And Cheese (Elektra, 1994) prosegue la parabola discendente con un sound sempre piu` lambiccato ma un'ispirazione sempre piu` sciatta. Il duo e` irriconoscibile nelle banalita` (testi e musiche) di Take Me Away e nella lunga litania tragica di Buenas Tardes Amigo. Al meglio Roses Are Free sono dei tentativi amatoriali di imitare le canzoni-gag di Zappa. Al porno-vaudeville del loro passato si puo` ricondurre soltanto Voodoo Lady. La comicita` scabrosa di I Can't Put My Finger On it e Mister Would You Please Help My Pony rimane il loro massimo pregio.

12 Golden Country Greats (Elektra, 1996) Qualunque cosa volessero dimostrare, i "fratelli" Ween lo hanno dimostrato. Hanno scritto un album in perfetto stile country, accompagnati da un'orchestrina anni Cinquanta con tanto di dobro, mandolino, tuba, contrabbasso e banjo. Dallo spassoso e spigliato bluegrass di Japanese Cowboy all'honky-tonk da saloon di Piss Up A Rope, dalla struggente serenata di I Don't Wanna Leave You al ragtime swingante di Mister Richard Smoker le cariatidi di Nashville possono soltanto togliersi il cappello. E naturalmente non manca lo humour sardonico di sempre (Help Me Scrape The Mucus Off My Brain). Checche' se ne pensi dei loro dischi precedenti, non si puo` negare che questi due provincialotti costituiscano una delle coppie di originali piu` originali del rock contemporaneo.

I Moistboyz sono Dean Ween e Guy Heller sotto le false spoglie di Dickie e Mickey Moist. Per qualche minuto il loro secondo album (Grand Royal, 1996) sembra fungere da raccordo fra i primi Ween e gli ultimi, altarnando sketch sex-comici come It Ain't Rude e ballate country come American Made and Duty Free. Ma poi il sound esplode in un tripudio di distorsioni, wah wah e reverberi, e si fa largo il sospetto che questo album sia semplicemente una colossale parodia dell'heavy-metal, tanto dei suoi suoni magniloquenti quanto delle sue pose macho.

Dalla musica country del disco precedente i fratelli passano con alla musica leggera degli anni '50: Mollusk (Elektra, 1997) e` una raccolta di canzoni normali, costruite su melodie impeccabili e arrangiate in maniera professionale (sintetizzatore, violini, flauti).
Ad essere preso di mira questa e` la musica popolare: il folk pastorale di Donovan in Mollusk, il folk mitteleuropeo in Polka Dot Tail, il folk solenne dei Fairport Convention in Cold Blows The Wind, la canzonaccia irlandese da pub in The Blarney Stone, e cosi` via. I numeri migliori mi sembrano pero` due country-rock eseguiti a rotta di collo, Wavin' My Dick In The Wind e Ill Be Your Johnny On The Spot, quest'ultima sparata alla Ministry con spettacolaei piroette rockabilly del sintetizzatore. Il sintetizzatore e` in effetti il grande protagonista di queste satire, il discolo incontenibile dell'armonia che spunta da dietro tutte le melodie. Lo strumentale Pink Eye lascia che si sfoghi in maniera grandiosamente comica. I Ween hanno rimediato al tono un po' distratto con cui avevano registrato gli album precedenti. La loro arte rimane saldamente ancorata alla tradizione dei grandi guitti del rock (Frank Zappa, Bonzo Band, They Might Be Giants), ma da oggi sono anche dei rispettabili musicisti.

L'album dal vivo Paintin' The Town Brown (Elektra, 1999) fa un eccellente riassunto della loro carriera, compresa una versione di 26 minuti di Poopship Destroyer.

Poopship Destroyer, Mushroom Festival In Hell, Japanese Cowboy, Bumble Bee, Voodoo Lady, Mister Richard Smoker, Mushroom Festival In Hell, Japanese Cowboy, Bumble Bee, I Got A Weasel, Don't Laugh, Marble Tulip Juicy Tree, Pork Roll Egg And Cheese, Captain Fantasy, Little Birdy sono le puntate di un serial comico che ha successo sfruttando il trucco piu` vecchio del genere della commedia: prendere in giro il pubblico stesso a cui si rivolge.

Se esiste un equivalente musicale della masturbazione, i Ween l'hanno trovato.

In Pennsylvania, Mickey "Dean Ween" Melchiondo and Aaron "Gene Ween" Freeman created the saga of Ween, who represented the ultimate act of juvenile, caustic and lewd irreverence. God Ween Satan - The Oneness (1990) was their personal musica-hall, a gallery of comic/erotic vignettes that clung to musical nonsense and variety. The duo mastered the silly melodies of the They Might Be Giants and the bizarre arrangements of Mark Kramer, and proceeded to create a wildly eclectic opus. Pod (1992) was another continuously mutating beast, although subsequent albums tried to adopt a more unified format.
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With White Pepper (Elektra, 2000) Ween continued their evolution towards a real band sound. Not that they have given up their parodistic overtones. It's just that they sound more like a professional rock band and less like the joke of a bunch of high school kids. The album's beginning is clearly a clever rip-off of Sgt Pepper. The intro of Exactly Where I'm At is a spaced-out ballad full of psychedelic noises, Flutes Of Chi does raga-rock in the naif George Harrison way, Even If You Don't has the Lennon-McCartney melodic progressions on a martial beat, Back To Bosom recycles John Lennon's most pastoral moments.
The parody continues down the alley of rock music, first with Bananas And Blow, that merges exotica and Elvis Presley, and then with the instrumental fantasia of Ice Castles, crowning their sketch with the suave incursions in the musichall of Pandy Fackler. Back to the present, they plunge into hardcore frenzy with Stroker Ice. Towards the end, set aside the masks and the costumes, they start playing their own music, and it's Nashville redux: first the country ballad Stay Forever, then the honky tonking Falling Out, and finally the seductive lullaby She's Your Baby. As they steal styles around the world, Ween come to resemble more and more closely the They Might Be Giants. A very light record from two very light musicians, who can never take their job seriously.

Moistboyz's III (Ipecac, 2003) is a bad, tedious joke. Moistboyz's IV (Ipecac, 2005) is even worse: a very political work.

Ween seem intent in proving that they can play instruments on Quebec (Sanctuary, 2003), but the result is that the duo is not even funny anymore. If they thought they could emulate Godspeed You Black Emperor (as in Alcan Road or If You Could Save Yourself), they were badly misguided. The truth is that even the best material, the hard-rocking It's Gonna Be a Long Night and Chocolate Town, would not have found space on their early albums.

Shinola Vol 1 (2005) collects left-overs and rarities.

La Cucaracha (Chocodog, 2007) country, reggae, blues rock, and AOR balladry Object, Lullaby and My Own Bare Hands "Blue Balloon", whose hazy, tweaked backdrop of drum machines, chiming guitars, and nasal synths sounds like a relapse into the Dristan cocktail decadence of their first three albums. "Woman and Man" is the best example of the duo's new fondness for breaking nature down to its core components: Starting as a primitivist Adam and Eve tale (complete with bongo and flute), the song erupts into a soaring excuse for interlocking guitar solos. Ween's ode to the dawn of the sexes is followed by a heartily tongue-in-cheek example of how far they've evolved. "Your Party" mariachi rock & roll instrumental "Fiesta" and the decadently suave "Your Party," the elastic pop of "Blue Balloon" to the full-throated roar of "My Own Bare Hands," as punishing a rocker as they've ever cut. And while they never abandon genre-hopping -- "The Fruit Man" is this album's excursion into reggae, "Spirit Walker" and the ten-minute "Woman and Man" their prog rock numbers - "Friends", a full-on Night at the Roxbury flavored Eurotrash dance anthem "Object", a strangely beautiful mid-tempo ballad "Learnin' to Love", a total country hoedown rocker "My Own Bare Hands" arage rock of "My Own Bare Hands" and the cheap, stoned reggae of "The Fruit Man." Elsewhere, the band continues mastering the expression of its softer side, from the '70s AM radio love song "Sweetheart" to the alternate-universe smooth jazz of closer "Your Party" (with David Sanborn on sexy sax). In between, Ween walks its trademark annoying/captivating tightrope with panache (the odd noises on the effervescent "Blue Balloon," the faux mystic, out-of-tune "Spirit Walker") but never forgets to rock out, particularly on the 11-minute brain scrambler "Woman and Man." _Jonathan Cohen Jefferson Airplane

(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni) Con White Pepper (Elektra, 2000) i Ween continuano la loro evoluzione verso un sound da vera e propria band. Non che abbiano rinunciato alle loro connotazioni parodistiche. È solo che il loro modo di suonare si è avvicinato molto a quello di una rock band professionale ed è ora meno simile a quella che potrebbe essere una burla perpetrata da un branco di liceali. L'inizio dell'album è chiaramente una furba rapina da Sgt Pepper. L'intro di Exactly Where I'm At è una ballata dilatata satura di rumori psichedelici, Flutes Of Chi fa del raga-rock alla maniera ingenua di George Harrison, Even If You Don't evidenzia le progressioni melodiche di Lennon-McCartney su un ritmo marziale, Back To Bosom ricicla i momenti più pastorali di John Lennon.
La parodia prosegue lungo la strada della musica rock, prima con Bananas And Blow, che fonde esotismi ed Elvis Presley, e poi con la fantasia strumentale di Ice Castles, per coronare infine i loro sketch con la soave incursione nel music-hall di Pandy Fackler. Tornati al presente, i Ween si tuffano nella frenesia hardcore con Stroker Ice. Verso la fine, messi da parte le mascherate, cominciano a suonare nella loro maniera caratteristica, ed ` revival di Nashville: prima la ballata country Stay Forever, poi una Falling Out in stile honky tonky, ed infine la seducente ninnananna She's Your Baby. Dato che scippano i loro modelli in giro per il mondo, i Ween giungono ad assomigliare sempre più strettamente ai They Might Be Giants. Un disco molto leggero da parte di due musicisti altrettanto leggeri, che non possono prendere seriamente il proprio lavoro.
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