Paul Westerberg
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14 Songs 6/10
Eventually 5/10
Suicaine Gratifaction 6.5/10
Stereo Mono , 4/10
Come Feel Me Tremble (2003), 4/10
Grandpaboy: Mono (2002) , 4/10
Grandpaboy: Dead Man Shakei (2003), 4/10
Folker (2004), 4/10
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Paul Westerberg e` stato forse la voce piu` importante del rock degli anni '80, l'equivalente di cio` che era stato Bob Dylan negli anni '60. Le canzoni dei suoi Replacements avevano catturato lo spirito dell'epoca e galvanizzato un'intera generazione.

Dopo lo scioglimento dei Replacements, il primo album solista di Paul Westerberg, 14 Songs (Sire, 1993), e' un concentrato di tutte le nevrosi liriche e musicali del personaggio, ma musicalmente e' un'altra cocente delusione. Buona parte dell'album e' fuori misura: le sue intense liriche sono strillate da un ossesso che si e' circondato da una banda di cowboy. Si comincia con un honkytonk esagitato (Knockin On Mine) e si finisce con un powerpop assordante (Down Love), passando per un boogie sudista sguaiato (Something Is Me) con i riff brucianti di chitarra in primo piano. A tratti sembra che Westerberg rifaccia il verso a Bob Seger (Silver Naked Ladies, boogie pianistico e urlo da roco shouter) e a Bruce Springsteen (World Class Fad, il primo singolo). L'unico momento in cui Westerberg si ferma a riflettere e' la ballata romantica Runaway Wind, ma sembra che si ispiri ai Soul Asylum, i migliori dei suoi allievi.

Westerberg ha anche scritto Backlash per Joan Jett nel 1991 e We Are The Normal per i Goo Goo Dolls nel 1993, forse il suo pezzo migliore degli ultimi cinque anni. In una colonna sonora del 1995 interpreta Let's Do It di nuovo con Jett.

Sono soltanto tre le canzoni che salvano Eventually (Reprise, 1996) dal naufragio totale: These Are The Days, una ballata agrodolce, Good Day, malinconica romanza pianistica, e Ain't Got Me, il brano piu` orecchiabile. Century prende a prestito Ballroom Blitz degli Sweet, Mama Daddy Did ricorda Little Mascara e You've Had It With You copia pedestremente Down Love del suo primo album. Questo e` comunque un disco del piu` classico rock and roll. Abbandonate le velleita` punk, Westerberg ha accettato di inchinarsi ai tanti Petty, Mellencamp e Springsteen che battono, onesti cuori puri, le praterie e le periferie dell'America.

Proprio quando tutti lo davano per spacciato, Westerberg si rinnova e riscatta. Suicaine Gratifaction (Capitol, 1999) presenta un artista infinitamente maturato. L'album e` ancor piu` autobiografico del solito. E` arrangiato in maniera diretta, come si addice ai classici, e risuona infatti dei tanti classici che hanno formato il musicista e l'uomo Westerberg, soprattutto di Bob Dylan: It's A Wonderful Lie, Best Thing That Never Happene e Tears Rolling Up Our Sleeves. Lookin' Out Forever sfodera il rock and roll epico e patetico in cui eccelle da sempre, figlio di Neil Young; cosi` anche il boogie elettrico di Final Hurrah. Si odono echi di Tom Petty nella lunga e lamentosa Fugitive Kind, e persino di Cat Stevens nella tenera serenata di Born For Me. Segno e simbolo della ritrovata pace con se stesso e` una ballata semplice come Whatever Makes You Happy. Come sempre, Westerberg apre il proprio animo in romanze pianistiche tanto spartane quanto palpitanti: Self-Defense e Bookmark. Era dai tempi di Pleased To Tell Me che Westerberg non scriveva canzoni cosi`.

L'autore di Customer, Johnny's Gonna Die, Kids Don't Follow, Treatment Bound, Willpower, Within Your Reach, I Will Dare, Unsatisfied, Answering Machine, Bastards Of Young, Here Comes A Regular, Left Of The Dial, I.O.U., Nightclub Jitters, I Don't Know, sembra attraversare una crisi artistica pressoche' senza precedenti. Il suo repentino e inopinato declino rimarra' uno dei grandi misteri della storia del rock.

Stereo Mono (Vagrant, 2002) is two albums in one: a collection of acoustic home-made recordings, and a collection of country-rock songs.

Come Feel Me Tremble (Vagrant, 2003) is erratic and inconclusive, possibly just a set of songs he had ready in the drawer and finished up quickly. The philosophical Crackle & Drag stands out for its pathos, but the rough Pine Box wins the day because it sounds closer to the Replacements. Making Me Go and My Daydream, on the other hand, are pale imitations of that sound. Westerberg does have a point when he mourns life's ironic turns in Meet Me Down in the Alley and What a Day, and does strike a chord when he indulges in a couple of satirical and affectionate vignettes (Hillbilly Junk, Knockin' Em Back), but he is like a debutante who has not found his true voice yet. At his age, this is not a compliment.

Grandpaboy is another Westerberg project, in which he and his friends impersonate a no-frills blues-rock cover band. Mono (Vagrant, 2002) and Dead Man Shakei (Fat Possum, 2003) dispense with the existential angst of his solo albums, but the music is so generic that it could be any small-town's bar band.

At this point in his career, Paul Westerberg was way too prolific for his creative state. Folker (Vagrant, 2004) boasted one interesting number, $100 Groom, and a mountain of filler. Had he summarized his best tracks on one album instead of six (eight, if counting Grandpaboy too), his reputation would stand much higher.

Besterberg (Rhino, 2005) is a 20-song career retrospective.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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