Beatnik Filmstars
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Maharishi (Big Sky, 1991), 5/10
Laid Back And English (La Di Da, 1994), 5/10
Astronaut House (La Di Da, 1995), 6/10
Phase 3, 6/10
In Hospitalable, 4/10
Boss Disque, 6/10
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Beatnik Filmstars vennero formati a Bristol da Andrew Jarrett (cantante e chitarrista) e Tim Rippington (tastierista e chitarrista).

Maharishi (Big Sky, 1991), con Jazz e Pop Girl, Laid Back And English (La Di Da, 1994), con Tearing Apart My World e Kick It In The Head, e la raccolta di singoli Beezer (Slumberland, 1995) non avevano fatto notizia. Erano dischi di mediocri imitatori di Pavement e Sebadoh. L'elenco dei singoli e` sterminato.

Astronaut House (La Di Da, 1995) annovera qualche numero piu` melodico (Kepler's First Law, We Don't Want To), ma soprattutto supera i limiti dei precedenti in brani aggressivi e abrasivi come La Fruitmousse New Improved Formula, Wreck My Style e Best Idea Probably.

Il quarto album, proditoriamente intitolato Phase 3 (No Life, 1996), e` il lavoro che li fa conoscere fuori dalla Gran Bretagna per un sound ispirato ai Sonic Youth e aggiornato alla generazione di Pavement e Trumans Water. Le canzoni, da Disco-Tech a Climbing Mountains, da Milk a Rumpus Throw, continuano in quel tono non particolarmente geniale ma intellettuale alla moda.

In Hospitalable (Merge, 1997) acuisce la crisi: il gruppo ha toccato i limiti della propria arte di giocolieri/giullari del rock alternativo e non trova nuovi sbocchi espressivi. Impiegando giocattoli, strumenti scordati, elettronica naif e canto distorto, queste false star inseguono il mito "lo-fi" che andava di moda qualche anno fa negli USA (Sebadoh, Pavement e Guided By Voice i Versace della situazione). Poco da aggiungere: le loro canzoni sono molto monotone. Il disco e` un manuale d'uso su come sprecare un riff alla Who (Hep Boys) o una una parodia del punk-rock (Mess). Qualche esperimento con l'arrangiamento elettronico (Buffalo Bill Haircut e soprattutto Now I'm A Millionaire) sortisce risultati migliori.

Boss Disque (Merge, 1998) riduce la gamma espressiva e, soprattutto, mette meglio a fuoco le armonie. Le canzoni, meglio costruite ed eseguite, fanno finalmente onore al cantante e al chitarrista. Il gruppo si fa ascoltare persino con le canzoni dagli arrangiamenti davvero minimali, come Nature Of Things e Romance's Final Image, che in passato tendevano ad essere troppo auto-indulgenti. E dimostra una convincente padronanza di mezzi (compositivi prima che esecutivi) con le canzoni che adottano un formato piu` vispo e immediato (il grosso del disco). Sembra, anzi, di ascoltare una versione appena piu` eccentrica degli Apples In Stereo: schitarrate di hard-rock e ritornello psichedelico per Less Than One In Ten, riff distorti e strascicati per il Tenancy Hustle Blues, selvaggio ritmo rock and roll e distorsioni da capogiro per Steve A, filastrocca cadenzata per il power-pop di Let's Get Entertainment, battito maniacale e aria glam per Leisure, passo di sintetizzatore androide per Not Now And Not Never. Moderato il ricorso agli strumenti giocattoli e alle altre bizzarrie armoniche che li hanno resi celebri, i Beatnik Filmstars possono concentrarsi sulla musica; musica che, peraltro, conserva gran parte di quel frastornante gioco di specchi deformanti. Il loro difetto rimane sempre lo stesso: quello di mettere su disco tutto cio` che registrano, senza il minimo senso di autocensura. Il risultato e` che meta` di questo disco e` un'opera encomiabile, l'altra meta` e` all'altezza di qualunque dilettante del rock. Forse sarebbe bastato un singolo con Nature Of Things e Not Now And Not Never...

After a long hiatus, Beatnik Filmstars returned with In Great Shape (2006).

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