Bettie Serveert
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Palomine , 7/10
Lamprey , 5/10
Dust Bunnies , 6/10
Private Suit , 5/10
Log 22 (2003), 6/10
Attagirl (2005), 5/10
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La cantante (canadese) Carol Van Dijk e il chitarrista Peter Visser formarono i Bettie Serveert sulle ceneri dei De Artsen, un gruppo di Amsterdam dei quali erano usciti due album (in particolare Conny Waves With A Shell).

Leballate depresse di Palomine (Guernica, 1992 - Matador, 1993) rivelarono un gruppo completamente diverso. L'orecchiabile Tom Boy e` il brano, vagamente folkrock, che li catapulta nelle classifiche, ma il cuore della loro opera e` molto meno brioso: il blues accorato di Leg, la lunga Brain-Tag (loro capolavoro), cantata dentro un incubo, con tutti gli strumenti in punta di piedi, e l'ancor piu` lunga e disperata Sundazed To The Core conferiscono al disco l'"appeal" di una musica registrata di nascosto in camera da letto. Soltanto il vibrante sfogo personale di Balentine e il rap arrabbiato di Kid's Allright (l'hit del disco) danno segni di vita. Il registro rude di Van Dijk, liricamente spartano e distaccato, potrebbe farne una Juliette Greco o Edith Piaf del college-rock, o semplicemente l'erede di Carole King (come si direbbe da This Thing Nowhere).

Il loro stile e` un summa del rock alternativo degli ultimi vent'anni, dai Feelies ai Cowboy Junkies, dalla chitarra di Neil Young alla voce di Juliana Hatfield.

Nonostante una produzione piu` moderna, il successivo Lamprey (Matador, 1995) e` una mezza delusione. Ray Ray Rain, con una cadenza alla Go-Go's, e Cybor D, con un andamento alla Beatles, guidano il gruppo verso le classifiche, sospinte anche dai rock and roll di Something So Wild Re-Feel-It. All'altro capo dell'opera c'e` la lenta e dolorosa ballad di D. Feathers, e, in generale, un mondo molto meno allegro (Keep Sake, Tell Me Sad, Silent Spring). A meta` fra i due estremi, ci sono canzoni orecchiabili ma intricate come Crutches e Totally Freaked Out. L'umore sembra piu` malinconico e introspettivo, ma forse si tratta soltanto della conseguenza di non avere buone canzoni. Cio` nonostante ben tre (Ray Ray Rain, Something So Wild, Crutches) uscirono anche su singolo.

Dust Bunnies (Capitol, 1997) displays the creative appeal of the debut album (Dust Bunnies and Fallen Foster) and a few melodic hooks (Rudder, Heaven), but generally fails to improve over the original. While more mature than the sophomore effort, it rarely achieved the same intensity. Carol Van Dijk's melodramas Misery Galore, Geek and What Friends?, are subtler and moodier, but not necessarily tuneful. And the upbeat (and unusual for them) Story In A Nutshell could be the standout here, beating both Dust Bunnies and Misery Galore (that are more typical Bettie Serveert).

After a tribute album to the Velvet Underground, the Bettie Serveert returned with Private Suit (Hidden Agenda, 2000). The Dutch used to play adventurous albeit catchy alternative-rock. This album is built around Private Suit, that revives their reputation. Alas, the rest of the album (with the possible exception of Unsound, is depressed country, soul and pop that rarely finds a poetic voice. The forays into orchestral pop are hardly original or accomplished.

Carol van Dyk then joined Chitlin' Fooks and for two years Bettie Serveert was put on hold.

When they returned, with Log 22 (Parasol, 2003), they sounded like a goofy parody of themselves. The songs were not inferior at all, just a little too self-conscious and outdated. In fact, the band plays different styles on each song. The album as a whole does not exist, it is merely a container of ideas, each of which could have yielded an entire (cohesive) album. Another nod to orchestral pop (Have a Heart) and even a torch song (Captain of Maybe) are juxtaposed to a glorious return to rock'n'roll (Wide-Eyed Fools, Not Coming Down) and to the eight-minute orgasm of White Dogs. All of this while flirting with country, soul, etc etc, and even disco-music (The Love-In).

Similar experiments with arrangements and genres made Attagirl (Minty Fresh, 2005) even more confused.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Dust Bunnies (Capitol, 1997) mostra il piglio creativo dell'album di debutto (Dust Bunnies e Fallen Foster) e qualche graffiata melodica (Rudder, Heaven), ma in generale non riesce a migliorare l'originale. Sebbene più maturo del lavoro di uno studente di second'anno, l'album raramente raggiunge la stessa intensità. Carol Van Dijk raggiunge il lelodramma in Misery Galore, Geek e What Friends?: canzoni sottilili e accorate, ma non necessariamente melodiche. E l'upbeat (cosa per loro inusuale) Story In A Nutshell può essere la perla del disco, battendo sia Dust Bunnies e Misery Galore (già più manieristicamente alla Bettie Serveert).

Dopo un album-tributo ai the Velvet Underground, i Bettie Serveert ritornano con Private Suit (Hidden Agenda, 2000). Gli olandesi suonano un rock alternativo avventuroso, sebbene orecchiabile. Quest'album è costruito attorno a Private Suit, che restaura la loro reputazione. Peccato che il resto sia uno sbiancato country, velato di soul e pop, che raramente trova una vena poetica (con l'eccezione di Unsold). Le incursioni nel pop orchestrale non sono mai né troppo originali né troppo benviste.

Carol van Dyk quindi forma i Chitlin' Fooks e per due anni mette a riposo i Bettie Serveert.

Il ritorno avviene con Log 22 (Parasol, 2003), dove sembrano una goffa parodia di loro stessi. Le canzoni non sono affatto inferiori: sono solo un po' troppo auto-compiaciute e demodé. Infatti, il gruppo cerca di suonare unop stile diverso in ogni canzone. L'album come unità coerente non esiste: in questo caso è solo un contenitore di idee, ognuna delle quali può da sola generare un intero album. Un altro accenno di pop orchestrale (Have a Heart) e addirittura una torch song (Captain of Maybe) sono giustapposti ad un glorioso ritorno al rock'n'roll (Wide-Eyed Fools) e agli otto minuti orgasmici di White Dogs. Tutto ciò flirta col country, soul, etc etc, fino ad inldudere addirittura la disco-music (The Love-In).

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