CCCP
( Copyright © 2002 Piero Scaruffi, Max Osini & Massimo Spezzaferro | Legal restrictions - Termini d'uso )
Affinità - divergenze, 7.5/10
Socialismo e barbarie, 6,5/10
Canzoni, Preghiere, Danze, 6/10
Epica, Etica, Etnica, Pathos, 7/10
CSI: Ko de Mondo, 5/10
CSI: Linea Gotica, 6.5/10
CSI: Tabula Rasa Elettrificata, 4/10
Per Grazia Ricevuta (2002), 5/10
Links:

The Italian alt-rock band CCCP left behind the stereotypes of punk-rock with Affinita' Divergenze (1985) and Epica Etica Etnica Pathos (1990), and reached for a genre-defying convergence of hardcore, militant rock, industrial music and even chamber music while delivering a bleak vision of humankind.

Led by vocalist Giovanni Lindo Ferretti and guitarist Massimiliano Zamboni, they introduced elements of expressionist theater, existentialist philosophy and industrial music into their early EPs: Ortodossia (Attack Punk, 1984), Ortodossia II (Attack Punk, 1984), and Compagni, Cittadini, Fratelli, Partigiani, (Attack Punk, 1985), which collects some of the former.

Affinita' Divergenze (Attack Punk, 1985) reduced the visceral impact of hardcore while focusing on the eerie contrast between a harsh but spare instrumental background and Ferretti's delirious cut-up texts and Brecht-ian delivery. An eclectic stylistic range (from erotic cabaret to folk ballad, from existential psychodrama to dance groove) helped craft an oppressing atmosphere of angst and boredom, particularly in the centerpiece, Emilia Paranoica.

Socialismo e Barbarie (Virgin, 1987) was a less cohesive work, that ran the gamut from Middle-Eastern music to the Soviet anthem, from Catholic hymns to feedback workouts. Canzoni, Preghiere, Danze del II Millennio (Virgin, 1989) replaced the original sociopolitical emphasis with mystical overtones (and their industrial hardcore with a far less revolutionary synth-pop). Technically speaking, CCCP reached their zenith with the sprawling Epica, Etica, Etnica, Pathos (Virgin, 1990), a Frank Zappa-esque stylistic puzzle that also stands as a personal musical encyclopedia, with complex and unpredictable suites such as Maciste Contro Tutti.

As the Soviet Union (CCCP) collapsed, Ferretti and Zamboni decided to shuffle the line-up and adopt a less political stance. The renamed C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) debuted with a mediocre set of songs, Ko' de Mondo (Polygram, 1993), and rapidly evolved towards an intriguing form of (mostly drum-less) chamber rock music with Linea Gotica (Polygram, 1996). Unfortunately, Tabula Rasa Elettrificata (Polygram, 1997) simply aped the alt-rock fads of the moment.

After CSI disbanded, Ferretti debuted solo with Co-dex (2000), then formed Per Grazia Ricevuta and released PGR (2002) that steered towards world-music.

Schede di Massimo Spezzaferro e Massimiliano Osini
Scheda di Massimiliano Osini Giovanni Lindo Ferretti (cantante), Massimo Zamboni (chitarrista) e Umberto Negri (bassista) formano i CCCP a Reggio Emilia (Italia) nel 1982. Inizialmente l'obiettivo è quello di inserirsi nella scena punk tedesca gravitante attorno alla figura degli Einsturzende Neubauten, ma con l'entrata in formazione di Danilo Fatur e Annarella Giudici il gruppo devia le proprie istanze verso il teatro espressionista. I due nuovi innesti, infatti, non partecipano minimamente alla musica, ma arricchiscono i concerti con esibizioni goliardiche e performance surreali.

Se i primi ep, Ortodossia (Attack Punk, 1984), Ortodossia II (Attack Punk, 1984), Compagni, cittadini, fratelli, partigiani, (Attack Punk, 1985) sono ancora musicalmente derivativi della new wave tedesca (Militanz, Sono come tu mi vuoi) e del punk americano (il riff di Spara Jurij è lo stesso di Sonic Reducer), alcuni episodi segnalano le peculiarità del gruppo. In particolare Live in Pankow e Punk Islam sono brani programmatici che spostano il baricentro creativo verso sonorità e culture alternative a quelle anglo-americane, con una particolare simpatia per i popoli medio-orientali. Gran parte del fascino di queste canzoni deriva dai testi di Ferretti il cui cut-up produce effetti straordinariamente evocativi attraverso un disinvolto miscuglio di citazioni colte, slogan pubblicitari, stereotipi abusati e immagini poetiche. L'impianto ideologico trova il suo compimento nell'adozione di un'iconografia ispirata al kitsch est-europeo e nell'elaborazione di manifesti teorici nei quali i CCCP si proclamano "punk filo-sovietici".

Più dei dischi ufficiali sono i concerti del gruppo a fare sensazione. Sia che si spostino a bordo di un furgone scoperto per piccoli paesi di provincia, sia che si esibiscano in fumosi club berlinesi, i CCCP si segnalano ovunque come eccezionali istrioni. Annarella assurge al ruolo di "Soubrette del popolo" indulgendo in pantomime surreali e travestimenti improbabili. Fatur incarna l'animale da palcoscenico nel senso più letterale del termine, esibendosi in spogliarelli demenziali, sfoggiando abbigliamenti sado-maso, armeggiando con ogni sorta di utensile, ingaggiando diverbi fisici e verbali con il pubblico, eccetera.

Quando finalmente esce il primo album, Affinità - divergenze fra il compagno Togliatti e noi: del conseguimento della maggiore età (Attack Punk, 1985), questo si segnala subito come uno dei capolavori del rock europeo. Le varie fonti ispiratrici del complesso (il punk americano, i cantautori italiani, la musica industriale europea, il dark britannico) si sublimano in uno stile assolutamente personale nel quale una batteria elettronica spartana, un basso indolente e una chitarra gracchiante forniscono l'accompagnamento ideale per le illuminazioni visionarie di Ferretti. Il suo canto abulico, costantemente sovratono, è il vero protagonista del disco. In particolare Ferretti si dimostra il primo cantante italiano in grado di adattare la propria lingua alle esigenze ritmiche e armoniche della musica rock.
Le sfuriate hardcore si fanno più rare e comunque sono inficiate da elementi che ne stravolgono l'impeto fisico verso una dimensione surreale. Il tono sarcastico è del resto predominante e si manifesta soprattutto nello xilofono onirico a ritmo marziale di Curami, o nei ritornelli idioti di Mi ami?, vero e proprio jingle da avanspettacolo erotico. Il ritmo sconnesso di Fedeli alla linea e l'intermezzo folk di Valium Tavor Serenase (entrambe squarciate da brutali distorsioni) sono due mirabili esempi di come sia possibile diffondere presso altre culture l'idoma del punk senza stravolgerne l'impeto eversivo. Trafitto, Morire e Noia, tutte pervase da un clima thriller, portano in primo piano una depressione senza fondo che in ultima analisi rappresenta il tema portante del disco. Il ballabile Io sto bene, è l'hit del gruppo, forte di uno dei ritornelli simbolo degli anni ottanta: "Non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport". Assieme al tango modernista di Allarme rappresenta l'ideale introduzione a Emilia Paranoica, il lungo brano che chiude l'opera.
Un urlo squarcia il cielo, una voce blatera incomprensibile, un ritmo meccanico e un basso pulsante iniziano a protrarsi insistenti, mentre Ferretti declama, con un tono tra il Jim Morrison di The End e il John Lyndon di Second Edition, "il" poema epico della provincia italiana. Va in scena un popolo di sbandati annoiati che vagano come zombi senza speranza nella notte, imbottendosi di psicofarmaci, mentre in lontananza si odono gli echi di guerre altrettanto insensate. Le chitarre di Zamboni sventagliano nel panorama stereofonico e il ritmo accelera, come in preda a una convulsione. Ma è solo un attimo. L'accompagnamento ritorna a ripetersi indolente fino al finale nel quale Ferretti sentenzia la diagnosi della propria generazione: "Aspetto un'emozione sempre più indefinibile." Elevando la paralisi psichica a una dimensione epica, azzerando le distanze che separano la provincia dalla simbologia classica delle metropoli (l'autostrada, i locali notturni, la droga...), Emilia paranoica si pone come il capolavoro dei CCCP e uno dei vertici assoluti della musica rock italiana.

A dispetto delle sonorità scostanti, i CCCP vedono allargarsi notevolmente il proprio seguito. Si occupano di loro anche alcuni quotidiani nazionali, peraltro colpiti più dall'aspetto scenografico che da quello musicale. Il secondo album, Socialismo e barbarie (Virgin, 1987) esce per una major e il fatto aliena i fan della prima ora i quali coniano lo slogan "Fedeli alla Lira". Tuttavia i testi sono ispirati come al solito e se le sonorità sono innegabilmente più accessibili, i CCCP le utilizzano per esprimere al meglio i loro aneliti esotici e allargare la gamma delle ispirazioni. Sfilano così una versione elettronica dell'inno nazionale sovietico (A Ja Ljublju SSSR), una danza suadente per dervisci rotanti (Radio Kabul), una raffinata canzone in francese (Inch'Allah - Ça va), un inno religioso (Libera me Domine). La produzione levigata pesa soprattutto su i brani aggressivi (Per me lo so, Tu menti, Rozzemilia) che deludono chi si aspettava una recrudescenza delle distorsioni. Fa eccezione l'epilettico vortice di feedback di Stati di agitazione, degna appendice alla psicosi paranoica che aveva alimentato Affinità e divergenze.

Canzoni, preghiere, danze del II millennio - Sezione Europa (Virgin, 1989) scende la china della musica di consumo, confermando gli stessi pregi e difetti del disco precedente. I CCCP sono però ancora capaci di stupire e lo fanno nel modo più imprevedibile: abbandonando gradualmente le tematiche politiche in favore di un misticismo religioso dai toni a tratti ridondanti. La musica si adegua spostandosi verso sonorità acustiche e dimesse. Madre è il vertice del disco, una banale nenia da oratorio che il canto vibrante di Ferretti e un attento accompagnamento sintetico trasfigurano in una elegia commossa e raffinata. And the Radio Plays con il suo ritmo in levare, l'accompagnamento acustico e il testo oltremodo affettato segnala i percorsi futuri del gruppo. Al tempo stesso Huligani dangereux è una delle ultime testimonianze della goliardia che fu.

Epica, Etica, Etnica, Pathos (Virgin, 1990) viene registrato con una formazione estesa che vede Gianni Maroccolo al basso, Francesco Magnelli alle tastiere, Ringo de Palma alla batteria, Giorgio Canali alla chitarra. La sintonia tra i musicisti è particolarmente felice e fa sì che le numerose istanze si sovrappongano con fluidità. Il risultato è un album doppio, ricco e variegato, che sfrutta la tecnica del collage secondo i dettami del maestro Frank Zappa. Ognuno dei quattro lati è dedicato ai temi espressi nel titolo.
La sezione "Epica" inizia con Aghia Sophia, un articolato patchwork di stili che vanno da una melodia mitteleuropea per fisarmonica, a una canzone napoletana, da un riff distorto di musica industriale, a un coro da operetta, il tutto squisitamente alternato e cesellato. Paxo de Jerusalem è la parentesi mistico-religiosa di turno, mentre Sofia è una danza mediterranea per organetto. Ancora più vario è il lato dedicato alla "Etica", forte di sfuriate rumoriste al limite del cyberpunk (Narko $), surreali canzoni da piano bar (Baby Blue, con Fatur alla voce) e stranianti romanze pastorali (Campestre e Depressione Caspica). "Etnica" è in sostanza è un altro collage vorticistico in grado di cannibalizzare quante più culture e idiomi mediterranei. Si va dal tradizionale calabro In occasione della festa, al tango di Amandoti, dalla tarantella sfrenata di Mozzill'o Re alla danza araba di Al Ayam. "Pahtos" è dominato dalla lunga suite Maciste contro tutti, sorta di Emilia Paranoica della maturità, nella quale si sintetizzano tutti i percorsi di una carriera decennale, dalle distorsioni virulente alla musica chiesastica, dalle filastrocche infantili alle citazioni intellettuali. Chiude Annarella, tenera ninnananna dai toni eleganti.
Senza più la ruvida istintività di Affinità e divergenze, ma con un sincero anelito orchestrale in grado di rendersi enciclopedico, Epica Etica Etnica Pathos è il secondo capolavoro dei CCCP che chiude la prima fase della loro carriera.

Consorzio Suonatori Indipendenti

I CSI nascono in contemporanea con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Il cambio di nome è inevitabile. Ferretti e Zamboni sono ormai lontani dall'impeto dissacrante che caratterizzava le loro prime opere e non chiedono altro che costruirsi una più normale carriera di cantautori raffinati. Annarella e Fatur vengono gentilmente messi alla porta, essendo il loro spettacolo del tutto obsoleto (se non dannoso) in un simile contesto. In formazione entrano stabilmente Gianni Maroccolo, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Ginevra di Marco (cori).

Ko de mondo (Polygram, 1993) delude oltremodo le attese che questa formazione aveva provocato con la prova precedente. Le ambizioni artistiche sono frustrate da una povertà di idee e una pretenziosità di fondo che si manifestano soprattutto nei testi di Ferretti il quale non riesce a formulare niente di meglio di qualche tautologia: "Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è" da A tratti. A dare il tono al disco sono la ballata moderata Del mondo, la danza tzigana Occidente, il pop elettrico di In viaggio e quello acustico di Fuochi nella notte, buone prove cantautoriali, ma che rimangono isolate nella mediocrità generale.

Linea gotica (Polygram, 1996) ripropone un gruppo affiatato in grado di amalgamare al meglio i contributi strumentali dei singoli. La novità è l'assenza quasi totale della batteria il cui apporto ritmico è surrogato da un'attenta orchestrazione di ascendenza sinfonica. Dedicato al mito della Resistenza (in particolare quella italiana della seconda guerra mondiale e quella bosniaca di Sarajevo) Linea Gotica è un album lento e sofferto, che dipana la sua forza evocativa in una serie di episodi di notevole spessore. Il vertice è sicuramente Cupe vampe, sorta di musica da camera per cyberpunk, con tanto di violini sgraziati e un testo che alterna disinvolto un poema lirico a una filastrocca caustica. I brani senza batteria sono tutti estremamente plumbei. Tra questi spiccano il dub subsonico di Sogni e sintomi, l'incedere sospetto di Linea gotica, la lunga estenuante L'ora delle tentazioni. Dove la batteria è presente si assiste a cadenzati slo-core memori dei Codeine (Esco, Blu). Rimarchevoli sono anche la cover di Franco Battiato E ti vengo a cercare, con uno splendido contrappunto di feedback stereofonico; e l'irregolare giro di accordi di Irata che si protrae a lungo in chiusura del disco.

Tabula rasa elettrificata (Polygram, 1997) è viceversa un album scadente, a tratti inscoltabile, che cerca di riproporre i climi ruvidi degli esordi, ma si risolve in una serie di canzoni troppo enfatiche per risultare anche solo interessanti. I brani che mettono in evidenza le chitarre distorte (Mimporta 'nasega, Matrilineare) non sono nemmeno l'ombra del glorioso punk di Ortodossia. Unità di produzione fa il verso ai Nine Inch Nails, riciclando le linee vocali di Cupe vampe. Forma e sostanza è l'hit del momento, un trip-hop di ascendenza britannica confezionato a misura per il pubblico di MTV. Il resto del disco si spartisce tra pomposi mantra orientali (Gobi, Accade) e noiosi esercizi gratuiti di new age (Bolormaa, Ongii). Manco a dirlo l'album raggiunge il primo posto in classifica consacrando i CSI quali padri putativi di tutti i nuovi gruppi rock italiani.

In realtà, a questo punto, i CSI/CCCP hanno esaurito tutto quello che avevano da dire e non rimane loro altro da fare che monetizzare questa carriera encomiabile. In questi anni si succedono le antologie: la raccolta Enjoy CCCP (Virgin, 1994), il live unplugged In quiete (Polygram, 1994), il bootleg ufficiale Live in Pankow. Ferretti e Zamboni si dedicano inoltre alla loro etichetta discografica, promuovendo una serie di gruppi (Ustmamo', Est-asia, AFA...) che senza le loro raccomandazioni sarebbero giustamente rimasti sconosciuti ai piu'.
Con il ritiro di Zamboni a vita privata nel 2001 finisce anche la storia dei CSI. Sempre nel 2001 Ferretti pubblica un disco solista che passa quasi inosservato e l'anno successivo si fa coinvolgere in una sorta di rimpatriata (senza Zamboni) sotto il nome di Per Grazia Ricevuta, il cui disco omonimo mostra solo la malavoglia con la quale è stato inciso.

I meriti dei CCCP/CSI sono essenzialmente quelli di aver creato uno stile in grado di emanciparsi dai canoni stilistici anglo-americani attraverso una consapevole rielaborazione della tradizione melodica italiana. L'influenza sui propri conterranei è stata immensa, anche se in pochi hanno raggiunto il loro livello. Al pari dei film di Fellini le canzoni dei CCCP/CSI sono lo specchio di una provincialità in grado di trascendere la propria condizione per assurgere a un livello universale. Ferretti e Zamboni vanno inoltre annoverati tra i più importanti autori del proprio tempo con una manciata di titoli del loro repertorio (Punk Islam, Emilia Paranoica, Stati di Agitazione, Madre, Maciste contro tutti, Occidente, Cupe vampe) da annoverarsi tra i vertici del rock italiano.


Scheda a cura di Massimo Spezzaferro

I CCCP nascono nel 1982 a Berlino, dall’incontro di Giovanni Lindo Ferretti (voce) e Massimiliano Zamboni (chitarre). I due si muniscono di drum machine e suonano in giro per la Germania. Il ritorno in Italia porta l’illuminazione. La cultura popolare romagnola può essere filtrata da etica ed estetica punk. Non si tratta di colte ricerche ma proprio della superficie culturale turistico-godereccia-comunista della regione. Del resto anche il nome CCCP non inneggia al comunismo sovietico ma ne celebra la pronuncia storpiata da un ipotetico militante provinciale… quasi anni ’50… quasi Guareschi. I due mettono in piedi degli show ma l’impatto col pubblico non è dei migliori, la complessità e il distacco dei testi e la mancanza di linee melodiche non aiutano. L’idea allora è arricchire lo show con situazioni e personaggi, così Danilo Fatur e Antonella "Annarella" Giudici si uniscono alla band. Ora sono al completo, questa è la vera nascita dei CCCP. Esce il primo EP "Ortodossia" nel 1984 è tutto punk, filastrocche elementari urlate su chitarre spigolose a ritmo forsennato,"Spara Yuri spara, spera Yuri spera" e "Islam punk, Islam punk, punk Islam e Islam punk" sono i vaggiti di questa italianissima creatura che nella sua necessaria violenza ricorda più gli MC5 o gli Stooges che le band inglesi del ’77. Ad "Ortodossia" segue "Ortodossia II" che aggiunge a "Spara Yuri spara", "Islam punk" e "Live in Punkov", tutte già presenti nel primo EP, "Mi ami" che resterà una delle canzoni simbolo della band con l’andamento iniziale lento che accompagna nel loro corso gli "spermi indifferenti" del testo e poi lo scatto in avanti in un hard-core musicale mozzafiato ed il primo soliloquio depresso-esistenziale di Ferretti. E’ una canzone punk italiana, e tutti i ragazzi dell’85 ci si possono riconoscere, è quello che non si era (forse) mai visto in Italia, una band che non fosse una scopiazzatura. I CCCP non erano un clone provinciale di una band inglese o americana, erano una band provinciale italiana che aveva storpiato tutto quello che poteva essere canzonetta o ballo liscio e l’aveva tritato in un frullatore punk al massimo dei giri. Sempre nel 1984 arriva il disco "Compagni, cittadini, fratelli, partigiani" dentro ci sono i pezzi già presenti sugli EP, ed un pugno di altre canzoni. Il suono è casereccio, rozzo e povero ma dentro ci sono energia da vendere e l’esatto contrario dell’energia, canzoni annichilite ed annichilenti come "Emilia paranoica" dove una stasi pesante ed obesa (una batteria elettronica in quattro e lentissima accoppiata agli accordi di chitarra in sincrono con il declamato sillabato di Ferretti) improvvisamente inciampa per prendere velocità, come una caduta dalle scale, e poi si blocca immobile per riprendere l’ossessiva lentezza dell’inizio. C’è "Morire" con il suo testo reducistico ed emozionato, c’è "Militanz" a mille all’ora. In sostanza è un disco ancora acerbo, non tutto è ancora a fuoco, a parte "Emilia paranoica" e "Mi ami" è dichiaratamente un disco di formazione, i testi non sono ancora i proclami di disperazione e ribellione che arriveranno poi, l’impianto musicale è ancora troppo lineare, troppo deboli ancora le influenze popolari. Siamo al 1985 esce "Affinità e divergenze fra il compagno _Togliatti e noi (del conseguimento della maggiore età)". Il disco si apre con una dichiarazione di identità, un urlo "CCCP" e via in un mare di feedback una batteria elettronica che è una pulsazione continua e le parole che sono quelle che non senti altrove "fedeli alla linea, anche quando la linea non c’è, quando l’imperatore è malato, quando muore o è dubbioso". Il disco ripropone "Morire" con il suo arpeggio sospeso e la voce lontanissima che declama "Esiste una sconfitta pari al venire corroso che non è mia ma dell’epoca in cui vivo" e ci sono ancora "Emilia paranoica" e "Mi ami". Le nuove sono "Curami" con il suo classico giretto punk che si interrompe per lasciare solo lo stupido bit della batteria con la frase "Solo una terapia" in una pausa sospesa che sembra durare all’infinito, "Noia" cupa e depressa come da titolo, "Allarme" inquieto improbabile tango dai sussulti prepotentemente rock, "Valium,Tavor, Serenase" una trottola esplosiva di violenza inaudita che si spezza di colpo per lasciare il campo a del vero liscio ("Romagna mia, Romagna in fiore" in puro tre quarti da balera!), ma soprattutto "Io sto bene". Questa è la canzone che li identificherà perché in questo lieve accelerando in quattro quarti c’è tutta la provincia italiana e tutta la vuotezza degli anni ottanta. Dal vivo la band si presenta come un circo sfavillante e decadente, un tempio del kitsch con trampolieri e mangiafuoco, Fatur che si denuda e Annarella che officia questi riti agnostici. Si inizia ad intravedere un’ombra di misticismo.Passano due anni ed esce il singolo "Oh battagliero"(1987) con il suo andamento tangheggiante e poi nello stesso anno il primo album per una major, la Virgin. Si tratta di "Socialismo e barbarie". L’apertura del disco è affidata alla prima cover della loro carriere: l’inno sovietico, con un testo epico originale di Ferretti, una roboante ed echeggiante batteria elettronica e la tagliente chitarra di Zamboni a cantare la melodia. Nel disco la violenza punk si smorza contro l’apparire di un oriente di facciata, da musicassette d’autogrill. E così troviamo "Hong kong" con il suo gocciolare di chitarre in un vuoto pneumatico, "Inch’allah ça va" e "Radio Kabul" caracollanti canzoncine. Le chitarre distorte ed i tempi veloci ci sono ancora, ci sono "Per me lo so" e "Tu menti" e soprattutto "Rozzemilia" inno disperato e devastato pieno di amore-odio per la propria terra segnata da quelle "cataste di maiali sacrificati". Questo è il disco di passaggio, dove l’energia, la rabbia e la depressione dei primi dischi iniziano a diluirsi in una inquieta introspezione ed in un altrove da film di Salvatores. Il disco suona tutto sommato ancora bene riesce a stare in equilibrio fra impulsi nativi e nuove fascinazioni. Il passo seguente è spiazzante, un singolo con Amanda Lear, una cover di "Tomorrow"…poi viene il 1989 con il nuovo disco "Canzoni, preghiere e danze del II millennio – sezione Europa". Più elettronica e meno distorsione, un disco di techno pop. Tutta la forza del gruppo si stempera fra tastierine e scale arabeggianti, anche se l’inizio è affidato alla poco duttile voce di Ferretti che canta da solo una canzone tradizionale degli alpini "Il testamento del capitano". Il disco in sé non è poi brutto, però sembra uno scherzo come il maccheronico italiano di "Uligani dangereux", la sinceramente spiacevole "Vota Fatur" blaterata da Fatur o la inutile "Reclame" dove su un tappeto di tastiere in stile ambient Annarella presenta i musicisti ed i tecnici del gruppo. Il Medio Oriente la fa da padrona in pezzi come "E’ vero ", "Madre", "Le qualità della danza" e "And the radio plays", a dire il vero solo in quest’ultima sembrando un qualcosa di non totalmente sintetico e di maniera. Per chi volesse trovare qualcosa dei vecchi dischi restano "Fedele alla lira?" e "Conviene" che negli arrangiamenti elettronici perdono senso e impellenza per restare solo filastrocche. Gli episodi meglio riusciti sono proprio le canzoni che tentano la via di un epica techno-pop "B.b.b.", "Svegliami" e "Roco roco rosso": Il gruppo sembra dirigersi verso la sua fine, almeno per come lo avevamo conosciuto. La svolta avviene durante un tour in Unione Sovietica effettuato nello stesso 1989 insieme ai Litfiba, il gruppo di riferimento per la wave-dark italiana. Da questo tour nasce l’ultimo disco dei CCCP, quello della svolta e della fine. "Epica, Etica, Etnica, Pathos" nasce infatti dall’incontro di Ferretti e Zanboni con Francesco Magnelli, Ringo DE Palma e Gianni Maroccolo, rispettivamente tastiere, batteria e basso degli allora morenti Litfiba e da una nuova idea della registrazione: andarsene tutti insieme in campagna vivendo in comune e registrare tutto live.

Il disco è qualcosa di totalmente nuovo per i CCCP. C’è una diversa competenza strumentale, non ci sono i sapori di plastica del disco precedente, la violenza e rudezza dei primi dischi sembra essersi si stemperata ma anche compattata in un suono meno selvaggio e straziato ma austero e solido, la qualità del suono è decisamente migliorata. Con questo disco nasce una entità nuova, è l’ultimo disco dei CCCP ma in realtà è il primo disco di un gruppo nuovo. Fanno capolino le fisarmoniche e , i testi si sbilanciano definitivamente verso il misticismo, le chitarre di Zamboni si addolciscono e per la voglia di distorsione deve fare il suo ingresso nella band Giorgio Canali. Ci sono alcune cose fra le più affascinanti suonate dal gruppo: "Depressione Caspica" con le sue chitarre amplissime e taglienti che potrbbe sembrare una "Io sto bene" suonata a velocità dimezzata, "Amandoti" ¾ liscio popolare con la voce narrante e terribile di Ferretti, "Campestre" improbabile ballata bucolica, l’infinita cavalcata di "Maciste contro tutti" ed il canone "Annarella" come testamento del gruppo "lasciami qui lasciami stare lasciami così, non dire una parola che non sia d’amore"… che sentita dal più devastante e devastato gruppo punk italiano sinceramente commuove. Così nel 1990 il gruppo a cui chiunque oggi suoni in Italia deve almeno un piccolo grazie chiude la sua esistenza. Quello che resta sono sicuramente le parole di Ferretti con la consapevolezza di non essere per sempre legati alla dimensione cantautorale per esprimere in italiano qualcosa che vada oltre la banalità, ed un suono semplice ma dannatamente efficace che fa della sua povertà la sua maggiore dote mostrando nude le personalità fortissime di quelli che lo hanno creato. Ci sarà una lunga pausa, poi gli stessi attori di questo ultimo disco si reincontreranno e ripartiranno insieme con il progetto C.S.I. ma è questa è un’altra storia.


C.S.I. "Tabula rasa elettrificata" (1997 Poligram Italia)
I C.S.I (ex C.CC.P.) sono uno dei gruppi rock italiani piu` importanti di sempre.E "Tabula rasa elettrificata" e` uno dei loro capolavori,insieme a "Ca' Mondo",con cui ridefiniscono i confini del rock nostrano e non;forse il loro apice creativo,dopo una carriera lunga vent'anni.Basterebbe solo "Forma e sostanza" a farne un classico:una piccola "Smell like teen spirits",in cui il basso di Gianni Maroccolo e` sempre in evidenza,grazie ad un riff rombante e coinvolgente.Maroccolo e` ancora protagonista nel lungo finale psichedelico di "Ongii",insieme alla chitarra di Giorgio Canali:i due creano un delicato tappeto sonoro,un viaggio in cui riecheggiano sapori orientali,quasi mistici.L'album e` impreziosito inoltre dalla voce di Ginevra Di Marco,che aggiunge phatos alle canzoni.I testi di Giovanni Lindo Ferretti sono visionari e poetici piu` che mai.Un'ultima menzione per le tastiere di Francesco Magnelli,che contribuiscono a creare l'atmosfera adeguata in ogni pezzo."Forma e sostanza" e` l'album dei C.S.I. che ha avuto maggior successo commerciale:un'eccezione nel mare di medicrita` della musica italiana.Voto 8/10.
Luca Di Meco
C.S.I.: Linea Gotica
Uscito durante il periodo della guerra nei balcani, il disco apre con una aperto riferimento a quegli avvenimenti. "Cupe Vampe" e' una maestosa composizione, emozionante ed elettrica dove tutto e' propedeutico a sollevare un pathos, un'ira viscerale e vulcanica. Ma laddove questo primo brano insorge ed infiamma, il resto del disco galleggia in un limbo emozionale sottile e piatto, increspato qua e la' da brevi sfoghi di orgoglio. Cosi' in "Sogni e Sintomi", dove e' un basso cardiopatico a reggere tutta la struttura, o nella cover di Battiato "E ti vengo a cercare", sommessa e delicata. Il titolo del disco puo' trarre in inganno: come l'architettura gotica qui la musica dei C.S.I. e' protesa verso l'alto, ma la contrario di essa non e' vistosa ed elaborata, bensi' rinchiusa in se' stessa, minimale e illusa di poter toccare corde intestine con pochi accennati accordi azzecati, con partiture che hanno piu' della monotonia che non del talento espresso nel primo disco. Emoziona solo se siamo noi ad autoconvincerci e a permetterglielo, come nella tediosa "Esco" e nella ostentata sofisticita' di "Millenni", in realta' totale mancanza di idee. Fortunatamente si intravedono ancora sprazzi di idee convincenti come in "Blu": dove gli strumenti cercano di agitarsi riescono a convincere, altrimenti si afflosciano su loro stessi senza il minimo orgoglio. Gotico disco nel senso evocativo della parola semmai: monasteri di clausura, musica di confine tra sacro ed eresia, immensi spazi immobili privi di rotte di comunicazione, senso di asfissia contrastato solo da una febbricitante fantasia: si viaggia con la mente ("Linea Gotica") e si attendono nove minuti per qualche emozione ("L'ora delle tentazioni") che fatica a venire. Il gruppo annaspa cosi' verso la fine del disco perdendosi in re-iterati cori e moscie distorsioni ("Io e Tancredi") fino a tuffarsi nell'ultima "Irata", che dovrebbe risollevare un po' il morale del disco ma in realta' ne acuisce il senso di deprimente trascuratezza e monotonia: un disco di riempitivi che potra' pure piacere ai fans, sempre alla ricerca del lumicino nel buio totale, ma che si salva solo grazie alla, quella si', stupenda prima canzone e a pochissimo altro
Voto: 5.5
Fabio Tonti
C.S.I.: Ko' de Mondo
I C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti) sono la creatura di Giovanni Lindo Ferretti, ex-leader dei C.C.C.P., band che col loro punk irriverente e politicizzato imperverso' nei tardi anni '70. Accompagnato da straordinari musicisti ininzia un percorso di sperimentazione sonora e poetica forse unica nel suo genere in Italia, fondendo stili e sonorita' provenienti da vari continenti e proponendo un alchimia sofisticata e raffinata. Il loro primo disco e' la ricerca di una direzione compiuta in questo marasma di idee e cosi' si agita tra varie tendenze e continui ammiccamenti. Si inizia con "A tratti", mantra ossessivo scosso da una batteria mon•tona e immerso in una atmosfera psichedelcia creata dalle chitarre in sottofondo, mentre le voce quasi monot•na di Giovanni Lindo si libra e viene a diventare un ulteriore strumento del complesso. Altra cosa la seguente "Palpitazione tenue", funk disidratato e scarnificato mentre a conti fatti il il singolo "Del mondo" appare forse come il pezzo piu' lineare, con Giovanni che accenna finalmente un tentativo di canto, rispetto all tonsilla quasi monocorde sfoggiata in tutto il disco. Influocano le chitarre in "Home Sweet Home" e in "Celluloide" (sempre con grande compostezza e calibrazione), ma lo spettro di stili che sperimentano e' davvero ampio: dai dolci e millenari paesaggi asiatici di "Intimisto" alla tradizione popolar-mediterranea di "Occidente", fino alla onirica e eterea "Memoria di una testa tagliata", dove si ritrova l'utilizzo di due voci parallele ma a toni diverse. A svegliarci dalla sensazione di stasi e dormiveglia che quest'ultima provoca arriva la elettrica "Finistere", incendio gotico che anticipa le sonorita' del seguente disco. La costante in tutti i brani e' la catarsi: la ricerca di una purificazione e di una liberazione attraverso la poesia dei testi e degli strumenti che si impongono per perfezione e ricercatezza sonora, come fantasia calibrata da dura e dogmatica scuola e dai forti richiami orientali (balcani e asia soprattutto). Merita una parola di rigurado la voce del cantante, certamente abbastanza "statica" ma unica, potente e preponderante, si fonde con la musica, la guida creando un effetto tipo "ohm" che tutto avvolge ed esalte. I C.S.I. sono un riuscitissimo esperimento che puo' essere riassunto in una sola parola: talento.
Voto: 7
Fabio Tonti
What is unique about this music database