Chemical Brothers
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Exit Planet Dust, 7/10
Dig Your Own Hole, 7/10
Brothers Gonna Work It Out , 4/10
Surrender , 5/10
Come With Us , 5/10
Push The Button (2005), 4/10
We Are The Night (2007), 4/10
Further (2010) , 5/10
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"Big beat" was pioneered by the Chemical Brothers, i.e. "Madchester" veterans Tom Rowlands and Ed Simons, whose Exit Planet Dust (1995) and Dig Your Own Hole (1997) recycled overdoses of funk, heavy-metal and hip-hop, confusing the languages of Public Enemy, Kraftwerk and the Stooges.
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I Chemical Brothers, ovvero i vecchi Dust Brothers Tom Rowlands e Ed Simons (conosciutisi alla Manchester University nel 1989), si presentarono con Exit Planet Dust (Junior Boy's Own, 1995 - Astralwerks, 1995) nei panni di divulgatori delle nuove ritmiche da discoteca. Ne furono in effetti pionieri, in qualita` di disc jockey nella "Madchester" di inizio decennio. La miscela di rock e acid house che misero a punto come "dj" e` appunto l'asse portante di questo album, un album di musica (prevalentemente strumentale) elettronica come non se ne facevano dai tempi dei Kraftwerk.
Il nuovo sound coniato dai due rimescola overdosi di funk, heavymetal, jazz e hip hop, come in un caotico collage di pop art. La prassi si ripete monotonamente dall'inizio alla fine: campionare battiti di hip hop, mandarli in loop, avvolgerli in volute di sintetizzatori, condirli di schitarrate vetrioliche. Va loro reso atto di farlo con un piglio surreale e demenziale, che stravolge in maniera piacevolmente folle il funk galattico del nuovo singolo Leave Home (destinato a rimanere uno dei loro capolavori) e l'incalzante In Dust We Trust. L'album contiene anche il loro primo singolo, Song To The Siren, costruito attorno al campionamento di una voce femminile, che qui sfigura un po' a confronto delle produzioni piu` professionali dei nuovi brani. La loro vareieta` di futurismo trionfa nella progressione siderale di Chemical Beats, fra cacofonie alla Public Enemy e riff petulanti di chitarra, e mostra un minimo di erudizione nell'approccio un pochino piu` industriale e progressivo di Playground For A Wedgeless Firm.
Il disco ritrova emozione e cervello verso la fine, con i due strumentali piu` pacati (quasi new age One Too Many Mornings, con i suoi gorgheggi angelici e i suoi lenzuoli di elettronica, quasi ambientale Chico's Groove, con la sua melodia in trance); e con i due brani cantati, che usano voci d'autore per comporre ballad psichedeliche: il mantra malinconico di Alive Alone e Life Is Sweet, affusolata e decadente alla Stones And Roses.
Come cambiano i tempi: non molti anni prima Jarre veniva lapidato dalla critica per dischi di musica elettronica come questa.

Dopo l'album usci` anche l'EP Loops Of Fury (Astralwerks, 1996), di qualita` (ballabile) forse superiore (certamente piu` martellante e violenta), grazie a tre numeri irresistibili come Loops Of Fury, Breaking Up e Get Up On It Like This.

Dig Your Own Hole (Astralwerks, 1997), il secondo, attesissimo, album del duo piu` celebre del techno mondiale (davvero le uniche superstar del genere) riparte dai loro esordi, dalla fusione fra ballabile e rock. Il singolo Block Rockin' Beats propone una miscela esplosiva di campionamenti fantasiosi alla Public Enemy e di sincopi sismiche e rumori violenti. L'armonia di tutti i brani e` costruita in maniera certosina, accentuando il senso di artificiale che il loro meticoloso montaggio ha sempre conferito alle musiche. Le chitarre sono in primo piano e i ritmi fanno palesemente il verso al primo hip-hop di New York.
Gli otto minuti di Elektro Bank sono emblematici del programma del disco con le continue metamorfosi dell'arrangiamento attorno a una complessa cadenza poliritmica. La fanfara interrotta e riciclata all'infinito di Piku e` un saggio di equilibrismo armonico da parte di due consumati attori del campionamento. La metronomia demenziale di It Doesn't Matter ha la stessa funzione sul fronte della sperimentazione ritmica. Talvolta l'eccesso di eventi sonori finisce pero` per nuocere all'identita` del brano (la title-track affoga fra glissando "hendrixiani", sirene, tribalismi africani e pulsioni funky) .
Ancora una volta, verso la fine il disco acquista compostezza e serieta`, con una Where Do I Begin cantata in maniera folk da Beth Orton e un monumentale, trascinante raga dell'assurdo come Private Psychedelic Reel, summa della loro arte di puzzle (in collaborazione con i Mercury Rev), capace di citare il mistico minimalismo di Terry Riley e le dissonanze scrobutiche di Morton Subotnick.

Il culmine dell'operazione, e forse della loro carriera, e` rappresentato da Setting Sun (Astralwerks, 1996), un singolo spettacolare (Noel Gallagher degli Oasis al canto) che decostruisce la Tomorrow Never Knows dei Beatles.

The dj mix Brothers Gonna Work It Out (Freestyle, 1998) photographed the duo at the peak of their studio craft, but at the bottom of their artistic inspiration. They pay homage to their influences (Neu, Kraftwerk, New Order) and their forerunners (Giorgio Moroder, George Clinton).

Surrender (Virgin, 1999) is the continuation in that direction but from an artist's point of view (as opposed to the technician's point of view). The Chemical Brothers' sound remains grounded in New Order (Out Of Control) and Kraftwerk (Music: Response), while occasionally trivial (Let Forever Be, Hey Boy Hey Girl) and daringly experimental in the instrumental suites (Sunshine Underground, Orange Wedge).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Come With Us (Astralwerks, 2002) sounds a little tired by their standards. Come With Us exaggerates the antics a bit, the collaborations (Beth Orton in State We're In Richard Ashcroft in The Test) are gracious and catchy but thin, and too many songs are just filler (Star Guitar, Galaxy Bounce and Denmark are so predictable that they are more likely to inspire yawns than all-night dances). The afro-funk of It Began In Afrika and the ethereal My Elastic Eye are not enough to justify an entire album. Perhaps the end of a (vastly over-rated) career.

Singles (Virgin, 2003) collects ten years of singles and two unreleased tracks.

Push The Button (Astralwerks, 2005) continues Chemical Brothers's slide into irrelevance. Never the ones to innovate, they are now more predictable than amusing.

The eclectic We Are The Night (2007) showed that the Chemical Brothers had listened to contemporary sounds, but also that they had always been overrated as composers.

(Translation by/ Tradotto da Alessandro Isopo)

Come With Us (Astralwerks, 2002) suona un po' stanco, rispetto agli standards, ed esagera con le stravaganze. Le collaborazioni (Beth Orton in State We're In, Richard Ashcroft in The Test) sono intriganti in teoria ma inconsistenti nella pratica e troppe canzoni sono soltanto riempitivi (Star Guitar, Galaxy Bounce e Denmark sono talmente scontate da stimolare sbadigli piuttosto che danze sfrenate). L'afro-funk di It Began In Afrika e l'eterea My Elastic Eye non sono sufficienti a giustificare un album intero. Forse la fine di una carriera (in gran parte sopravvalutata).

Brotherhood (2008) is a career anthology.

They updated their sound to the generation of M83 on Further (Astralwerks, 2010).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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