Future Sound Of London
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Accelerator, 6/10
Amorphous Androgynous: Tales Of Ephidrina, 6/10
Lifeforms, 7/10
ISDN, 6/10
Dead Cities, 6/10
Amorphous Androgynous: The Isness, 5/10
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Dopo cinque anni di gavetta nei rave e negli spettacoli multimediali di Manchester, l'hit del 1988 Stakker Humanoid (accreditato agli Humanoid, uno dei primi classici dell'acid house) e l'album Eurotechno (1989), accreditato a Stakker, i musicisti elettronici Garry Cobain e Brian Dougans registrarono nel 1991 come Future Sound Of London il singolo Papua New Guinea (sample dei Dead Can Dance). L'album Accelerator (Jumpin' & Pumpin', 1992) fu un'opera di sperimentazione sul genere da parte di due smaliziati giocolieri del suono elettronico: Expander esprime un'aggressivita` insolita, Papua New Guinea si immerge in atmosfere magiche, mentre Calcium e` un semplice saggio sull'orizzonte sconfinato della miscelazione timbrica. Il disco defiinisce di fatto il nuovo standard del techno di qualita`, ma si trattava ancora di musica da ballo elettronica piuttosto convenzionale.

Il duo conduce una vita parallela nel campo dell'"ambient house" con lo pseudonimo Amorphous Androgynous: Tales Of Ephidrina (Astralwerks, 1993), il loro primo album, annovera, accanto al battito convenzionale di Swab, episodi eleganti e sofisticati come Mountain Goat e Liquid Insects.

L'arte del campionamento di suoni naturali e quella dell'innesto di generi viene spinta agli eccessi sul monumentale singolo Lifeforms (Astralwerks, 1994) contenente sette self-remix: Path 1 ammicca a Jon Hassell con il suo impasto di borboglii astratti e di versi di giungla; Path 2 incolla uno di fianco all'altro gorgheggi di una soprano giapponese, vibrazioni e sequencer intergalattici, strimpellii di koto e di sitar, tribalismi africani; Path 3 sovrappone i ritmi torrenziali del techno e gli acquerelli cosmici di Klaus Schulze; Path 4 mescola le trance pastorali di Kitaro, un duetto fra voce bianca rinascimentale e un isterico melisma orientale, e i poliritmi selvaggi dell'house; Path 5 catapulta la giungla africana su una nebulosa lontana; e cosi` via. Nel magma in continua trasformazione di questa fissione nucleare di suoni si fa largo la concezione di una musica classica per campionatore, viene rifondata la musica strumentale, e sfuma sempre piu` il confine fra musica cosmica, musica ambientale e musica da ballo.

L'album Lifeforms (1994) contiene Cascade, Ill Flower, Flak, Bird Wings, Dead Skin Cells, Lifeforms, Eggshell, Among Myselves, Domain, Spineless Jelly, Interstat, Vertical Pig, Cerebral, Life Form Ends, Vit, Omnipresence, Room 208, Elaborate Burn, Little Brother.

L'album dal vivo ISDN (Astralwerks, 1995), contenente quindici brevi brani, riscopre invece il ritmo, ma in un contesto decadente (il languido e pigro singolo Smoking Japanese Babe, il sinistro buco nero percussivo di Dirty Shadows, la world-music robotica di Egypt), talvolta jazzato (la tromba alla Miles Davis di Far Out Son Of Lung, fra versi di giungla, poliritmi tribali e un frastornante andirivieni di tastiere, la fanfara a passo hip hop di Snake Hips) e persino industriale (i ritmi pesanti e i disturbi radio di Slider). Il sound si e` fatto ancor piu` etereo e sfocato, e forse ha trovato una sua personalita` che non sia soltanto epigonica. Ma troppi brani (da You're Creeping Me Out a Tired) assomigliano agli esperimenti dei primi musicisti elettronici alle prime armi con il Moog, infantili e incompetenti (parazialmente redenti dalla breve e minacciosa It's My Mind That Works)>

Insieme a Orb e Aphex Twin, i FSOL sono fra i protagonisti della nuova stagione ambientale della Gran Bretagna.

Dead Cities (Astralwerks, 1996) abbandona l'ambientale a favore di un eclettico e frenetico rompicato armonico che assomiglia piu` alle febbricitanti pulsioni del "drum and bass". Il sound del duo nasce da un processo piuttosto complicato, che comunque predilige il frenetico cambiamento di stile, le manipolazioni massicce del suono, i contrasti/dialoghi sia di timbriche sia di tempi, e soprattutto i collage futuristi. La melodia non fa parte di questo processo compositivo. La sequenzialita` dei suoni e` assolutamente imprevedibile. Se Morton Subotnick fosse nato nell'era dei rave, forse avrebbe fatto musica di questo tipo, forse avrebbe giocherellato anche lui con la slapstick timbrica di In A State Of Permanent Abyss e con il carillon dadaista di Antique Toy. Il duo dimostra un'indubbia abilita` nell'assimilare e rigurgitare tutti i possibili detriti sonori.
Soltanto il vortice di voci di Everyone In The World, la pantomima solenne e austera di Dead Cities e la trance pastorale e bucolica di Her Face Forms in Summertime ritornano un po' allo stile ambientale, arido e austero, di Lifeforms.
Le due punte di diamante del disco sono diametralmente opposte: My Kingdom si ispira a Jarre e alla new age etnica, mentre We Have Explosive e` un "drum and bass" dei piu` (come dice il titolo) esplosivi. Il singolo di My Kingdom e` una versione di circa mezz'ora, suddivisa in cinque movimenti. Quello di We Have Explosive e` addirittura una suite in nove parti.
I brani sono confusi, non hanno una personalita`, sfumano continuamente in qualcos'altro. Si avverte che gli autori non hanno una storia da raccontare, ma soltanto delle frasi eleganti da scrivere. Sono brani tanto frastornanti da sembrare muti.
Sono rari i casi in cui lo svolgimento presenta una dimensione narrativa o filosofica. L'esempio migliore e` forse Glass, che, dopo un inizio quasi new age, fra cinguettii dei sintetizzatori e onde sinfoniche, si libra in una travolgente progressione di drum and bass verso un finale caotico. Lungo il percorso succedono (ovvero: vengono campionate) tante altre cose (versi di animali di giungla, cori d'opera, strumenti etnici) che alimentano la suspence.
L'album si chiude con la scenetta tragica, marziale e sinfonica di Vit Drowning, un nonsense nel nonsense. Questo e` il barocco della musica elettronica campionamenta, una forma d'espressione che privilegia l'eleganza fine a se stessa.
L'arte del remix e` quella per cui FSOL merita davvero di passare alla storia. I suoi remix sono piu` che semplici variazioni, sono decostruzioni e ricostruzioni talmente totali da risultare in qualcosa di simile alla sinfonia classica. Gli album lasciano invece sempre a desiderare, contesi fra idee ambiziose, mezzi espressivi illimitati ma ispirazione mediocre.
(La copertina elenca 15 brani, ma sul mio CD ce ne sono soltanto 13, e ho assunto che il disco terminasse con Vit Drowning).

Future Sound of London, i.e. electronic musicians Garry Cobain and Brian Dougans, incorporated natural sounds (often as a rhythmic element), Klaus Schulze's cosmic music and exotic voices into Lifeforms (1994). The harmonic puzzle of Dead Cities (1996) returned to frantic rhythms, and used the feverish stylistic changes as yet another rhythmic element.
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Cobain and Dougans resurrected the moniker Amorphous Androgynous for The Isness (Astralwerks, 2002), which was released as a Future Sound of London in the USA. The concept is intriguing: to graft the soundtrack of 1960s hippie idealism (raga-rock, psychedelic folk and the likes) onto the ambient dance music of the 1990s. Thus they score Elysian Fields for violins and sitar, and Go Tell It to the Trees Egghead for flute, sitar, tabla, accordion, guitar , and Goodbye Sky for brass orchestra, and they unleash a wave of distortions in distortion High Tide on the Seas of Flesh. It's like Donovan fronting early Pink Floyd (or latter-day Pink Floyd, as in the seven-minute Divinity) in a parallel universe in which techno occurred before the first Velvet Underground album. Unfortunately, the 15-minute The Galaxical Pharmaceutical, which is meant to be the centerpiece, ends up proving the flaws in the implementation rather than its originality. 6/10 (Translation by/ Tradotto da xxx)

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