Alistair Galbraith
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Seely Girn , 7/10 (comp)
Morse , 6/10
A Handful Of Dust
Talisman , 6.5/10
Mirrorwork , 7/10 (comp)
Wire Music, 6/10
Cry, 7/10
Long Wires in Dark Museums , 5.5/10
Radiant (2003), 6/10
Orb (2007), 6/10
Mass (2010) , 5/10
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Alastair Galbraith e` uno dei cantautori piu` eccentrici del globo. Le sue canzoni sono spesso brevissime, arrangiate soltanto con un rumore di fondo, affidate a una melodia sussurrata in maniera svagata, e, cio` nonostante, eseguite con la concentrazione e la maestosita` di un cerimoniale religioso.

Galbraith inizio`, quindicenne, nei Rip, dei quali uscirono due EP, A Timeless Piece (Flying Nun, 1985) e, postumo, Stormed Port (1986). Il secondo e` il suo primo vero disco: Wee Wrecked Hymn inaugura la sua passione per la musica antica e Starless Road e` il primo esperimento di arrangiamento. Ma Galbraith si prese davvero sul serio quando il cantante Robert Scott lo chiamo` a suonare il violino nei Bats.

Il singolo Timebomb (Xpressway), condiviso con Graeme Jefferies e pubblicato soltanto tre anni dopo la registrazione, inauguro` invece la sua carriera solista, anche se per qualche anno essa si svolse interamente nell'anonimato. La cassetta Hurry On Down (Xpressway, 1988) passo` infatti inosservata, mentre destava sensazione il progetto varato dall'EP Plagal Grind (Xpressway, 1989), con David Mitchell dei 3D's alla chitarra e Peter Jefferies alla batteria (progetto a cui Galbraith diede una gemma come Marquesite Lace). Le canzoni di Galbraith, Yes Jazz Cactus, Marquesite Lace, Receivership, si avvalgono qui di un arrangiamento quasi onirico.

Seely Girn (Feel Good All Over, 1993) fece un riassunto (piu` di venti canzoni) di questi complicati esordi.

La fama arrivo` poco alla volta, attraverso l'EP Gaudylight (Siltbreeze, 1991) e l'album Morse (Siltbreeze, 1992 - Trance Syndicate, 1996), poi raccolti in Morse/ Gaudylight (Emperor Jones, 1996 - Table Of The Elements/ 2006), raccolte di brevi canzoni che lo presentarono come il Syd Barrett della New Zealand.

Raining Here e Stalemate, altri due piccoli capolavori, figurano invece sull'EP Cluster (Raffmond, 1994), mentre l'EP Intro Version (Roof Bolt, 1994) contiene collage sperimentali. Questi brani confermano la sua posizione a meta` strada fra il Syd Barrett piu` psichedelico e il Tom Waits piu` notturno.

A Handful Of Dust e` il progetto varato con Bruce Russell dei Dead C.

A stabilirne la grandezza fu soprattutto l'album Talisman (Next Best Way, 1994 - Table Of The Elements, 2006), disco di appena 36 minuti ma contenente ben venti pezzi, fra cui Yuhahi, Coast Road, Mrs Meggary e Black Flame. Si tratta di un lavoro sofisticato che spazia dalla psichedelia all'ambientale, dalla world-music all'atonalita`. Queste miniature ben rappresentano la sua arte ispirata al folk ancestrale e al rock psichedelico. Il suo stile laconico viene paragonato all'haiku giapponese e al teatro dell'assurdo.

Altri esercizi del suo conciso minimalismo si trovano sull'EP Tae Keening (Roof Bolt, 1996), in particolare Navaho e Flickering Birds, e sull'EP Rivulets (Camera Obscura, 1997), che e` in pratica una raccolta di esperimenti sul suono (in particolare il drone "tibetano" di Rivulets e il rumore subliminale di Star).

Galbraith continua a sperimentare nel singolo Hey Gus/ Leave It (Trance Syndicate, 1998), in coppia con l'australiano Pip Proud.

Mirrorwork (Trance Syndicate, 1998), originariamente intitolato Way Back Out (Next Best Way), celebra la raggiunta maturita` con un'antologia di 24 brani.
Nello strumentale Doublet la melodia viene decostruita in maniera cubista, trasformandola in un flusso percussivo di sapore orientale. Sob ricorda il folk minimalista della Penguin Cafe` Orchestra. Nella distorsione di For Free sembra di udire echi di cornamuse scozzesi, in quella di Moth un raga. Le chitarre scimmiottano le cornamuse e i tamburi delle bande scozzese in Ember, e Galbraith canta nel tono angelico di Syd Barrett. Tracce di Syd Barrett affiorano anche nella ballata sonnolenta di This Hard. Frostfish e` soltanto recitata su uno sfondo di dissonanze chitarristiche.
Galbraith si ispira alle leggiadre melodie e ai delicati accompagnamenti dei madrigali rinascimentali in Ludd, Blue Room, Thoar e Raining Here, ballate quasi fiabesche nel loro computo incanto.

Matt De Gennaro is an avantgarde musician who performs at the "piano wire". The sound of the wire are determined by the environment in which they are played, so that two performances in two different places can never be the same. Wire Music (Corpus Hermeticum, 1999) is the result of a collaboration between De Gennaro's wires and Galbrait's violin. Their layers of drones display the hypnotic quality of the didjeridoo. Matt De Gennaro e` un musicista d'avanguardia che esegue musica per corde di pianoforte. Il suono della corda e` determinato dall'ambiente in cui viene suonato, per cui due performance in due posti diversi non possono mai essere uguali. Wire Music (Corpus Hermeticum, 1999) e` il risultato della collaborazione fra le corde di De Gennaro e il violino di Galbrait. I loro strati di droni ricordano la qualita` ipnotica del didjeridoo.
Cry (Emperor Jones, 2000) could be Alastair Galbraith's craziest work. The madman of psychedelic music concocts songs for another universe. Sound abides by a different logic. Tiny noises replace silence as the natural state of affairs. It is a mindscape in which disturbing visions of spiritual decay are mediated by senseless neuroses. In Bellbird Galbraith speaks over organ drones and metallic screech. A machine starts pounding and the violin screams like the sitar in a raga. Galbraith is still speaking, softly, as the noise subsides. In Full Soup Head Galbraith speaks over loud electronic oscillations, airplane-like roars, a loud resonance. A gentle melody plays on a mutilated string. In Forest Flower Galbraith speaks over pastoral pipes and sounds of nature. Galbraith impersonates an elf in this imaginary world that recedes at cosmic velocity.
His humble demeanor conceals a laboratory of bizarre experiments, from the sawing violin of Meatwork to the distorted melody of Wish (where the violin "sings" in a manner similar to John Cale's viola in the Velvet Underground). The tour de force of Koterana is a protracted ritual of sonic self-flagellation that achieves mystical intensity.
Mostly instrumental, Cry "is" the cry of a soul that has seen something that cannot be easily translated into words. Beyond pain, there is Cry.
(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni)

Cry (Emperor Jones, 2000) potrebbe essere il lavoro più folle di Alastair Galbraith. Il pazzo della musica psichedelica mette insieme canzoni per un altro universo. Un suono che si conforma ad una logica diversa. Lievi rumori prendono il posto del silenzio a rappresentare lo stato naturale delle cose. È un paesaggio mentale in cui turbanti visioni di decadimento dello spirito sono mediate da nevrosi prive di senso. In Bellbird Galbraith parla su droni d'organo e stridii metallici. Una macchina parte martellando ed il violino stride come il sitar inun raga. Galbraith sta ancora parlando, sommessamente, quando il rumore si quieta. In Full Soup Head Galbraith parla sopra rumorose oscillazioni elettroniche, boati simili a quelli di un aeroplano e forti risonanze. Una delicata melodia risuona su un arco lacerato. In Forest Flower Galbraith parla sopra flauti pastorali e suoni della natura. Galbraith impersona un elfo nel suo mondo immaginario che si allontana a velocità cosmica.
La sua maniera di comportarsi dimessa nasconde un laboratorio di bizzarresperimentazioni, dal violino a mo' di sega di Meatwork alla distorta melodia di Wish (dove il violino "canta" in modo simile alla viola di John Cale nei Velvet Underground). Il tour de force di Koterana è un prolungato rituale di autoflagellazione sonora che raggiunge un'intensità mistica.
Per lo più strumentale, Cry "è" il grido di una creatura che ha visto qualcosa che non può essere tradotto in parole. Al di là del dolore, c'è Cry.

Long Wires in Dark Museums (Emperor Jones, 2002), a collaboration with avantgarde composer Matt DeGennaro, contains only three tracks, each recorded live in complete darkness. Each piece is a duet. DeGennaro plays (or, better, bows) wires strung across the room. Galbraith plays guitar in Autahi, violin in Rehua and more wires in Antares. The harsh vibrations of the wires are protagonists. This is an interesting idea, but gets tedious after a while. Galbraith's violin adds some counterpoint to the second piece, but hardly enough to matter. The third piece fares better, after all, because at least it focuses on the wires themselves. Its drones have the thick, sinister quality of LaMonte Young's stationary music.

Radiant (Emperor Jones, 2003), a collaboration with drummmer Constantine Karlis, contains only two tracks. Radiant (31 minutes) feels like many things at the same time: an extended solo by John Cale's psychedelic viola in the Velvet Underground; a sitar improvisation in an Indian raga; a Jimi Hendrix variation on a folk theme; a duo of Chicago jazz improvisers. The flow of emotions is vibrant and imposing. The much shorter Four Orbits is a less focused work that seems to explore more technical issues.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Long Wires in Dark Museums (Emperor Jones, 2002), una collaborazione con il compositore d'avanguardia Matt DeGennaro, contiene solo tre tracce, ognuna registrata dal vivo nel buoi più completo. Ciascun pezzo è un duetto. DeGennaro suona (o meglio, agita) cavi tesi lungo la staza. Galbraith suona la chitarra in Autahi, il violino su Rehua e altri cavi su Antares. Protagoniste sono le aspre vibrazioni dei cavi. Questa p un'idea interessante, ma si fa noiosa dopo un po'. Il violino di Galbraith aggiunge qualche contrappunto al secondo pezzo, ma decisamente pochi per renderlo interessante. Il terzo pezzo si arrangia meglio, dopo tutto, perché almeno è focalizzato sui soli cavi. I loro droni hanno la stessa sinistra qualità della musica stazionaria di LaMonte Young.


Radiant (Emperor Jones, 2003), una collaborazione col batterista Constantine Karlis, contiene due sole tracce. Radiant (31 minuti) sembra essere più cose contemporaneamente: un solo esteso della viola psichedelica di  John Cale nei Velvet Underground; un0improvvisazione di sitar in un raga indiano; una variazione di Jimi Hendrix sunun tema folk; una coppia di improvvisatori jazz di Chicago. Il flusso di emozioni è vibrante e imponente. La più breve Four Orbits è più sfocata e sembra voler esplorare territori più tecnici.

From The Dark (Xeric, 2006) continued the experiment a` la Ellen Fullman with Matt De Gennaro and long metal wires.

Belsayer (Time-Lag, 2006) is the product of a long-distance collaboration among Alastair Galbraith, Richard Youngs and Alex Neilson that yields some languid droning ragas, notably Coral and Firelore.

Orb (Nextbestway, 2007) returned Galbraith to his lo-fi experimental folk music for catchy refrains (Head Down), handmade or distorted instruments (Bird Ghost Viola, Short Dream for Fire Organ), and electronic noise (Here Not There). The only drawback is that the 19 pieces are very short and, ultimately, inconclusive. But then maybe that was precisely his point.

Galbraith's Mass (Siltbreeze, 2010) sounded a bit too casual, its short songs more like abstractions than actual artifacts.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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