Inspiral Carpets
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Life (1990), 6/10
The Beast Inside (1991) , 6.5/10
Revenge Of The Goldfish (1992) , 5/10
Devil Hopping, 5/10
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Gli Inspiral Carpets venivano dalla "Madchester" ma non facevano parte del mondo dei rave. Il loro era semplicemente un sound nostalgico che rievocava quello degli anni '60, un sound fondato soprattutto sull'organo Farfisa di Clint Boon. La psichedelia degli Inspiral Carpets non sarebbe stata nulla di speciale se non avesse aggiunto (alla Ray Manzarek) quel timbro d'epoca alle sue scontatissime jam.

Alcuni brani erano davvero intriganti, ma la maggioranza erano soltanto cibo per mode effimere. A cominciare furono i brani su EP: Keep The Circle Around, dall'EP Planecrash (Moo, 1988); Butterfly, dall'EP Trainsurfing del 1989; Joe, dall'EP omonimo (o, meglio, i suoi retro: Directing Traffic alla Doors e Commercial Rain alla acid-rock). Poi vennero i singoli Find Out Why (Dung) ancora del 1989; Move, un pop melenso da Moody Blues; This Is How It Feels (Dung) del 1990, una melodia operatica degna dei musical; She Comes In The Fall, la piu` marziale e solenne del lotto.

Il complesso era meno bravo a tenere il passo di un album, che risultano lavori fiacchi e raffazzonati. Life (Mute, 1990) aggiunge al repertorio maggiore soltanto la danza scatenata di Real Thing e la lunga Sackville alla Doors.
Le cronache di quegli anni sono piene delle loro trovate (degne di una catena di grandi magazzini) e delle loro (calcolatissime) peripezie, una piu` stucchevole dell'altra. Pochi hanno saputo essere "retro'" in maniera cosi` poco creativa.

Il migliore dei tre e` forse The Beast Inside (Mute, 1991), che sfrutta la frammentarieta` per offrire varieta` e riesce se non altro a superare gli schemi del genere in diverse direzioni: un altro buon ritornello psichedelico come Caravan, la funerea title-track (quasi Morricone), Mermaid (in cui il motivetto surf dell'organo si alterna a un tema turbinoso di pianoforte), l'epica ballata di Sleep Well Tonight (quasi Nick Cave) e la nuova suite Further Away (quattordici minuti di melodramma "Doors-iano"). Sono, se non altro, brani ad effetto.

Revenge Of The Goldfish (Mute, 1992) e` pura routine, anche nei pochi casi (Dragging Me Down, Irresistible Force) in cui il ritmo non si addormenta.

Nel 1992 sono semmai ancora i singoli (Generations, Dragging Me Down e Two Worlds Collide) a tener desta per un po' l'attenzione del pubblico, in attesa del nuovo album, Devil Hopping (Mute, 1994). Il ritorno al sound delle origini, lontano dal pop superlubrificato di Goldfish, facilita l'assorbimento di Saturn Five, che ricicla gli stessi identici concetti di sempre, ma se non altro lo fa con brio adolescenziale. I Want You prova a eliminare l'organo, e la dice lunga su cosa questo gruppo sarebbe stato senza quella trovata pubblicitaria: nulla.

Greatest Hits (Mute, 2003) celebrates their mediocre career.

Tom Hingley has recorded the solo albums Keep Britain Untidy (Townsend, 2000) and Soulfire (Townsend, 2002).

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