Lush
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Gala , 7/10 (comp)
Spooky , 6.5/10
Split , 6.5/10
Lovelife , 5/10
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I Lush funsero da ponte fra il dream-pop dei Cocteau Twins e lo shoegazing dei My Bloody Valentine. Il loro sound era barocco e romantico come quello dei primi, e psichedelico e distorto come quello dei secondi. Al centro delle loro canzoni non erano le melodie (peraltro molto orecchiabili) quanto le chitarre abrasive di Emma Anderson e Miki Berenyi. Il soprano malinconico del leader si faceva largo fra le maglie spinose di quel rumore onirico.
Le canzoni dell'EP Scar (4AD, 1989) per lo piu` stendono melodie estatiche su lenzuoli di distorsioni e percussioni. L'escursione emotiva e` pero` ampia. Se in Baby Talk i suoni tribali e distorti erano spinti al massimo, Thoughtforms era di fatto soltanto un ritornello di pop angelico, Bitter imitava il frizzante garage-pop dei Primitives e Second Sight oscillava fra cowpunk e flamenco con l'aggressivita` dei Loop. Il complesso riciclava le idee di base fino a raffinare in Scarlet un salmo sognante nel piu` puro registro di Liz Fraser (Cocteau Twins).

All'insegna di una produzione piu` assordante, con la batteria in primo piano e le distorsioni reboanti, il secondo EP, Mad Love (4AD, 1990), animo` un po' quelle che rischiavano di diventare puri arazzi sonori (per esempio, con il valzer di De-Luxe). E sul terzo EP, Sweetness And Light (4AD, 1990), le emozioni prendevano il sopravvento (Breeze e la title-track, tenui e sfocate). I tre EP verranno riassunti sull'album Gala (4AD, 1990).

La fase formativa venne completata dal singolo Black Spring (4AD, 1991) e dall'EP Nothing Natural (4AD, 1991), la cui title-track e` una delle loro melodie al tempo stesso piu` delicate e piu` barocche e la cui Monochrome e` un'impassibile ninnananna per angeli.

Spooky (4AD, 1992) e` cosi` il primo vero album della formazione, con un'armonia ancor piu` densa di gorgheggi nebulosi, chitarre scampanellanti, tastiere cullanti e ritmi gentili. Gli elementi del loro sound sono stati ammorbiditi e abbelliti da un processo di maturazione che li ha allontanati dai residui fascini del garage-rock. Zuccheroso fino alla nausea, appena palpitante, quasi catatonico, questo stile non ha fiato per durare piu` di una canzone e finisce pertanto per risultare monotono. Alla fine i momenti migliori sono anche quelli che hanno piu` grinta: Stray, che s'impenna in una danza gotica alla Siouxsee Sioux, l'incalzante Laura, la scoppiettante Superblast e soprattutto la calda ballata di For Love. L'armonia jazzata di Tiny Smiles e la melodia trasognata di Ocean sono pero` piu` tipiche del resto. Nessuna canzone e` in realta` degna di essere ricordata, ma, come spesso capita con le trovate commerciali, quello dei Lush non e` un sound, e` soltanto l'idea di un sound.

Forte degli errori e degli eccessi di Gaia, la produzione del secondo album, Split (4AD, 1994), si concentra sugli aspetti onirici e surreali delle loro composizioni, riportando semmai alla luce le atmosfere fiabesche dei primi singoli. I Lush innocenti di Kiss Chase, che cavalcano un battito spigliato e un ritornello soave, e di Hypocrite, che arretrano sul Sixties-revival dei Primitives, non sono molto originali, ma sono piu` credibili.
Il duo riesce comunque a scodellare anche qualche armonia complessa. Quando il suono si dilata, i gorgheggi di Berenyi cominciano a sfaldarsi e gli arrangiamenti assumono uno spessore quasi sinfonico, come in Light From A Dead Star, sembra di ascoltare la musica new age di Enya. La lunga nenia di Desire Lines aggiunge anche una coda "pinkfloydiana" in lento crescendo. Undertow riesce persino a fondere salmo rinascimentale, ponte strumentale raga, scariche hardrock e ritmo techno. E sempre alla new age vocale fanno pensare trucchi sparsi qua e la`, come il bisbiglio mandato in loop in The Invisible Man. Lovelife, con le sue vellutate armonie vocali e i rintocchi spaziali di chitarra, porta semplicemente quella maniera in discoteca.

La parabola iniziata dai brani piu` orecchiabili di quell'album fini` pero` per portare i Lush nei ranghi dell'immensa armata del Brit-pop. Lovelife (4AD, 1996) si rivela soltanto un tentativo un po' ridicolo di imitare gli Elastica (Single Girl, Ladykiller). Nell'ottobre del 1996 il batterista Chris Acland si e` suicidato.

Ciao (4AD, 2000) e` un'ottima antologia della carriera.

Alla fin fine, dei Lush si salva ben poco. I loro primi EP non facevano altro che "vendere" un suono di moda, senza iniettarvi un gran che' di personalita`. Nessuno dei membri era particolarmente brillante al proprio strumento o al canto. Nessuna delle loro canzoni era particolarmente innovativa o orecchiabile. Da qualunque prospettiva li si ascolti, rimane soltanto un'idea di come far canzoni brillanti, ma poco di concreto.

Emma Anderson formed Sing Sing, whose The Joy Of (Manifesto, 2002) includes the singles Feels Like Summer (1998), I Can See You (1999), Tegan.

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