Madrigali Magri
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(Scheda di Fabio Tonti)


Madrigali Magri: Lische (1998)
Se l'incomunicabilita' e' (paradossalmente) uno dei mali del nostro tempo, i Madrigali Magri ne sono i bardi ed i menestrelli, coloro che riescono a descrivere e mettere su note queto sentimento, malattia e stato d'animo. I loro pezzi sono gusci rinchiusi in se' stessi, ricci, acerbe castagne che non fanno un minimo sforzo per lasciarsi aprire, per protendersi verso l'esterno ma al contrario come introversi e silenziosi barboni si tengono tutto per se'. Voci sussurrate, tracce che pare siano state scritte per se' soli e non per un pubblico, nella solitudine di una sala prove allestita in una soffitta, pezzi minimali e "soffici" come "Borderline", che richiama vagamente lo strimpellare di chitarra di "Crookt, Crakt or Fly". Batteria composta da due soli tamburi, rullante e cassa, divagazioni enigmatiche e atmosfere degne di pomeriggi vuoti di un autunno piovoso. Chitarre spesso acustiche e volontariamente sottotono, rumore bianco di sottofondo. Ma e' forse questo ritrarsi che produce nell'ascoltatore un effetto inverso: succede che siamo noi a dover "aguzzare l'udito", a sintonizzarci con le note sottili e gli accordi appena accennati, la ritmica lenta e incedente, la voce strozzata e afona. E non si tratta del semplice gesto di alzare il volume, ma di una operazione chirurgica per entrare nelle canzoni, per forzare il loro duro involucro alla ricerca di una perla o perlomeno della consapevolezza della sua assenza. Succede cosi' che quando d'improvviso in "Sogni d'oro" la conchiglia si spalanca rimaniamo sorpresi, scossi, feriti come colui che appena svegliato viene abbagliato dalla luce del sole, anche se poi si accorge che non e' davvero il sole ma la luce della sua lampada da notte. Le seguenti "Fosce" e "Megacosma" sono blandi tentativi di esternazioni incompiuti ed inespressi, che insieme a "Palombari", devono preparare la loro giusta ombra per la luminosita' di "Breve" (come puo' essere luminosa una candela durante un black-out, con l'occhio gia' abituato al buio): la lumaca che esce dalla sua protezione e timidamente avanza. I pezzi ridotti all'osso (a lische appunto), scarnificati di questo disco, pieni di ombre a qualche chiaro-scuro sorprendentemente riescono a trasmettere all'ascoltatore una profonda tensione interna, una claustrofobia ed alienazione dalla societa' paranoiche. 6/10.
MADRIGALI MAGRI: Negarville (Wallace, 2000)
I Madrigali Magri sono un quartetto piemontese che si abbevera alla fonte del piu' classico post-rock di Louisville. Il disco omaggia Slint e For Carnation nella musica e nelle emozioni ad ogni battuta, aggiungendoci i testi ipnotici di Giambeppe Succi. La title-track espone fin da subito l'estetica del gruppo, con la voce che sussurra e rantola come attraverso un confessionale e le chitarre che disegnano linee ostinate prese a prestito da Spiderland. Le liriche inintelleggibili contribuiscono ad un effetto di rarefazione, cui compensano sporadici accenni chitarristici lievemente melodici. Lo stesso schema e le stesse aperture si replicano in Un Posto Per Un Altro che paga altri debiti verso gli ispiratori con un suono di rullante che ricalca quello celebre delle produzioni di Bob Weston. Altrove (Non Hai Mai Pace) il raggiungimento del medesimo risultato e' affidato puramente alle parti strumentali, a scapito dell'originalita'. E' lo stesso limite di Giorno E Notte, slow-rock memore della storica Washer. Non e' un caso che i ragazzi raggiungano i risultati migliori quando eliminano le chitarre dalla struttura portante della composizione. In Uomo Ombra si limitano a punteggiare quello che e' un incedere spettrale, scandito da un battito ossessivo sullo sfondo. E altrettanto apprezzabili sono i frammenti in cui la musicalita' della voce sale in primo piano a guidare l'andamento dei brani (ad esempio nella chiusura di Parti Non Mie) Nel complesso questo e' un disco importante per lo svecchiamento della scena musicale italiana, in quanto importa forme musicali globalmente acquisite fondendole con il cantato in italiano (argomento ricorrente nel dibattito musicale della penisola). Ma d'altra parte, dal punto di vista artistico, non e' che una tappa di maturazione per la band. (6.5/10)
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